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Appunti su Corpo e Carattere di Adriana Bianchin. Il dramma del contatto a ripartire da Reich

Un libro appassionato, che fin dalle prime pagine rivela la cifra di una felice fatica per una scrittura densa di riflessioni che avvolgono la dimensione del corpo e della mente che si distende e attira le ragioni filosofiche dell’esistere “dentro” un corpo imbrigliato e smarrito tra le emozioni che lo abitano.

La parola silente cede il verso al pathos e ascolta ‘il sentire’ sommesso e insieme altero del richiamo circolare del vero, che si affaccia all’umano con discrezione, mentre la passione del conoscere e praticare il contatto con il corpo, affolla il pensiero di segni e interrogativi.

Forte l’impegno intellettuale ed umano che la scrittrice Adriana Bianchin fa trapelare dalle pagine della sua opera “Corpo e carattere – il dramma del contatto a ripartire da Reich, edito da Mimesis/Esperienze filosofiche, che percorre con toccante consapevolezza il tema della corporeità e insieme della sensorialità, esploratate nella teoria e nella pratica di Wilheim Reich, che Giuseppe Goisis, ordinario di Filosofia Politica all’Università Ca’ Foscari di Venezia, considera come “una bussola, carta d’orientamento davvero imperdibile”.

L’autrice ha saputo e voluto studiarla, metterla a fuoco, quella mappa, senza sottrarsi all’analisi che affonda la critica al modo contemporaneo di vivere la corporeità, non abbastanza vigile sul predominio della tecnica incline, nel suo esorbitare, ad appartare con la sua stessa esistenza, l’umano che c’è in noi.

Il ‘tutto’ di sé chiede ascolto, diventa maestro e monito del nostro esistere dentro le sue ragioni, mai svincolate da quelle della mente che dice, che tace, che avverte e che cura antropologicamente il non visto e non detto del corpo, ora immaginario, ora pulsante e vivo, nel suo essere e divenire.

Si fa spazio nell’analisi trattata da Bianchin, il tema della trascendenza, del contatto invisibile e spirituale che irrompe nella filosofia con un dualismo pregnante e a tratti minaccioso per il nostro ‘stare e sentirsi bene, in armonia’, osservati da filosofi quali Platone e Cartesio, che spingono ad inoltrare la nostra labirintica ricerca tra le maglie della scienza, del mito e della religione.

E dalle pagine dell’autrice, Giuseppe Goisis coglie il tema del dolore, della morte, ma anche quello della gioia e della vita, suoni vibranti su chi siamo e sulla funzione della memoria. E il nostro sentirsi invisibili di fronte alla malattia, al nostro bisogno di condividere il dolore, cui non basta l’occhio frettoloso del medico, sapendo che chi soffre va considerato “nella sua trepidazione, nel suo essere carne sofferente”.

Medicina e filosofia e persino poesia, nella sua seduzione eterea, possono, secondo Adriana Bianchin, avere in comune l’aspirazione alla “totalità vivente”, alla sua lettura e lungimiranza, nonché al riconoscimento della piena dignità dell’essere umano.

L’armonia fra corpo e mente e il carattere che poi si esprime quando questa è rotta o precaria, crea l’angoscia simbolicamente rappresentata da un’armatura che blocca, che ci impedisce di reagire o di scappare. In questo dedalo avviene quel cortocircuito che sembra poter isolare la terra che si nutre di un cuore che batte e di una mente che pensa, e il corpo si piega e rammenda il dolore.

Il sintomo si è manifestato dopo che lentamente la goccia ha scavato la roccia e ne è scaturita una nevrosi negata e respinta come una forma repellente.
Se è vero che carattere e angoscia stanno insieme e se il corpo ha a che fare con il mondo, ce la fanno la filosofia, le scienze, le religioni, a spiegarne il nesso? E se Freud sosteneva che il carattere è una cosa impossibile da definire, e che la conoscenza avviene attraverso i sensi, come capirne l’equilibrio delle relazioni?

Illuminante la premessa al libro che l’autrice affida a Friedrich Nietzsche, facendo dire a Zarathustra “Io” dici tu e sei orgoglioso di questa parola: Ma cosa ancor più grande – cui non vuol credere – è il tuo corpo e la sua grande ragione: che non dice ‘Io’, bensì lo fa” .

Quel che fa il corpo e come nasca il carattere dentro un ‘Io’ onnipresente, ci conduce ad un serbatoio di pulsioni cui l’autrice non si è sottratta e con un lavoro esemplare per completezza e ingegno ci ha presentato un concetto ampio di salute, intriso di funzioni fisiche e psichiche e sulle non sempre scontate armonie nell’esistere e viverle.

Solo una mente consapevole riesce a “sentire” il corpo, sa come ascoltarlo. Il tutto vivente, che ha bisogno di cura e di parole, attraversa il funzionalismo, la psicoanalisi e la bioenergetica, fino ad uscirne interrotto e interrogato dalla domanda profonda che la stessa esperienza umana gli rivolge.
Inevitabile un silenzio quieto che non si rassegna e riflette sul suo divenire.

Andreina Corso

Appunti su Corpo e Carattere di Adriana Bianchin – Il dramma del contatto a ripartire da Reich –
Mimesis edizioni/ Esperienze filosofiche// Filosofie della medicina e forme della cura

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