Anche Mestre flagellata dagli sfratti, crescono siti di affitti turistici

Sono 2.961 le richieste di esecuzione all'ufficiale giudiziario nel solo 2016, con una media di sette sfratti al giorno con forza pubblic

ultimo aggiornamento: 25/11/2017 ore 10:38

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Il grido degli Innocenti. In centinaia rischiano il lavoro: che sta succedendo a Venezia?

I siti che offrono abitazioni in affitto, hanno spostato lo sguardo, allargato la visuale economica, ed ecco che Mestre con Marghera è diventata ambita e offerta in un piatto d’oro. È a due passi da Venezia e sembra, secondo la ricerca di “Reset”, che i residenti saranno costretti via via a lasciare sia la città d’acqua, che di terra, per far posto al turismo.

Mestre sembrava immune da questa esigenza spropositata, ma ora mostra un volto nuovo, appetibile, anche legato alla nascita e allo sviluppo dell’Ostello in zona stazione e alla continua e dilagante sollecitazione alberghiera.


Offerti dal portale Airbnb e simili (dove le persone possono pubblicare, prenotare alloggi in tutto il mondo via computer), concedono ghiotte occasioni ad un turismo benestante e i cittadini si sentono spiazzati da un sistema che non riescono a controllare e che li prevarica.

Matelda Bottoni, segretaria provinciale del Sindacato Unione Inquilini, che da anni si occupa di sfratti e dell’emergenza casa, lancia un grido d’allarme per la pesante situazione che i veneziani sono costretti a subire.

Sono tante le famiglie della terraferma che non riescono a pagare l’affitto, e vengono sfrattate per morosità, la crisi del lavoro non facilita la vita a chi vive sulla propria pelle gli effetti della crisi economica e i dati presentati alla Commissione casa del Comune dall’Unione inquilini stessa, sono allarmanti.


Sono 2.961 le richieste di esecuzione all’ufficiale giudiziario nel solo 2016, con una media di sette sfratti al giorno con forza pubblica: questa la desolante realtà. Un’emergenza che ha richiesto l’apertura di una sede anche a Mestre, in via Aleardi 14, a fianco dell’ingresso del giardino pubblico, e a due passi da via Cappuccina e Corso del Popolo.

La vecchia sede dei Cub si estende con i servizi per la casa e lo sportello immigrazione. E l’Unione inquilini cerca volontari, invita a mettersi in contatto (041.2411662), affinché l’aiutino nel difficile lavoro quotidiano che richiede, oltre che una giusta motivazione, anche tanta fatica.

L’Unione cerca di entrare nelle situazioni critiche, farsi tramite per la mediazione tra proprietà e inquilino, chiede rinvii, qualche volta va a buon fine, altre finiscono in sfratti, anche quando ci sono minori, quindi vengono interpellate le associazioni dei proprietari come Uppi Aspi, Il Comune e l’Ater.

In questa realtà è evidente che si occupino le case vuote, come è successo per 267 abitazioni, da Viale Pertini, a Marghera, con le inevitabili tensioni sociali e una desolata lotta tra poveri.

Del resto risulta difficile avvalersi dei fondi regionali destinati ai Comuni, che si tradurrebbero comunque in cifre irrisorie, il nuovo bando Erp sarà emanato non prima di maggio-giugno 2018 e si attende che Comune e Insula rimettano sul mercato le 450 case sfitte.

L’assessora alle Politiche Abitative Luciana Colle, durante una precedente commissione, ha affermato che il Comune ha reperito fondi, anche europei, e del filone Pon, per recuperare alloggi comunali, vuoti. «Tra 2016 e 2017 abbiamo investito 4 milioni e mezzo per 218 alloggi vuoti da ripristinare. Per gli anni 2018-2019 e 2020, sono previsti sette milioni e 600 mila euro per recuperare altri 350 alloggi vuoti, che verranno assegnati».

Il Comune, pur affermando di avere pochi strumenti a disposizione per bloccare gli sfratti che riguardano la proprietà privata, ha ottenuto da Ater la sospensione delle procedure di decadenza.

Ma per poter pensare ad una soluzione di minima, Matelda Bottoni propone: «Fondi e case pubbliche, misure contro lo spopolamento di centro storico e terraferma; politiche che incrementino offerta di affitti calmierati pubblici e privati. E andrebbero incentivati i contratti 3+2 anni, frutto di accordi sindacali già condivisi”.

Andreina Corso

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