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venerdì 22 Ottobre 2021

Alessandra Zorzin, 21 anni, ha aperto la porta e Marco, 40, le ha sparato in faccia

HomeOmicidi e assassiniAlessandra Zorzin, 21 anni, ha aperto la porta e Marco, 40, le ha sparato in faccia

Alessandra Zorzin è l’ultima vittima di femminicidio in ordine di tempo: la giovane mamma di 21 anni ha aperto la porta e l’assassino le ha sparato in faccia per poi fuggire e, braccato, suicidarsi.
Marco Turrin, quarantenne di Vigodarzere (Padova), che lavorava come guardia giurata, le ha puntato contro la pistola, sparandole in pieno volto, per poi darsi alla fuga.
Alessandra era una giovane mamma di 21 anni, viveva a Valdimolino, una frazione di Montecchio Maggiore. Lascia una bimba di appena 2 anni e il marito Marco Ghiotto.
E’ dunque ancora sangue che scorre nel vicentino, e ancora una volta la vittima è una donna.
In serata l’uomo ricercato per il delitto – e in fuga per tutta la giornata – si suicida nel chiuso della sua auto, in zona Vicenza Ovest, stretto dalle ricerche delle forze dell’ordine.

L’omicida è il 40enne padovano Marco Turrin, residente a Vigodarzene (Padova), guardia giurata. Su di lui si erano subito concentrati i sospetti.
Inutili i tentativi di rianimarlo. Un solo colpo al volto, sparato da vicino, senza possibilità di scampo.
E’ l’epilogo dell’ennesimo femminicidio, il secondo in cinque giorni, che ha spento a Montecchio Maggiore la vita di Alessandra Zorzin, una ragazza di 21 anni, sposata e madre di una bimba di due.
L’assassino, con tutta calma è poi uscito dalla casa, è risalito nell’auto che aveva lasciato nel piazzale antistante l’abitazione nella frazione Valdimolino e si è dato alla fuga.
Di lui i Carabinieri, sulla base delle testimonianze, sanno che era un frequentatore abituale della casa, porta l’arma per lavoro e abita nel Padovano, a Vigodarzene.
Ad incrociarne lo sguardo dopo l’omicidio è stata la titolare di una trattoria.
“L’ho visto andare via, camminava con andatura normale, non di fretta – racconta – come se nulla fosse accaduto”. Sono le 11 di mattina quando Alessandra apre la porta: lei è sola, non è andata nel negozio di parrucchiere di Vicenza dove lavora e la figlia è al nido.
E’ un incontro abituale, riferiscono i vicini, una presenza maschile diventata da qualche tempo particolarmente assidua. Ma qualcosa in quella visita non segue il solito copione, i vicini sentono prima le urla di un litigio poi un rumore sordo che definiscono “inquietante”.

E’ proprio il presagio che possa essere accaduto qualcosa di brutto a spingere chi vive accanto a suonare invano il campanello di Alessandra. Mentre la vettura del killer prende la via della fuga.
I vicini cercano allora il marito, l’unico ad avere le chiavi di casa.
Lui torna e trova la moglie stesa nel letto della camera, senza vita.
Chiama i Carabinieri, attende l’arrivo del pm Luigi Salvadori e risponde a tutte le domande degli investigatori.
Alessandra e il marito vivevano da un anno e mezzo a Montecchio Maggiore.
Delle loro vita familiare resta traccia nei tanti post sui social della ragazza.

Quanto accaduto mercoledì ha destato particolare impressione: segue solo di cinque giorni il femminicidio di un’altra donna, Rita Amenze, freddata a colpi di pistola dal marito Pierangelo Pellizzari nel parcheggio dell’azienda di Noventa Vicentina dove la donna lavorava.

“Gli abitanti di Valdimolino sono sconvolti. Si tratta di una comunità molto tranquilla e nessuno sa spiegare questo terribile gesto – afferma il sindaco di Montecchio Gianfranco Trapula – ancora una volta, purtroppo, ai danni di una giovane donna e giovane mamma”. Per il Presidente della Provincia di Vicenza Francesco Rucco rabbia e incredulità devono lasciare il posto ora a segni concreti. “Invito i colleghi sindaci a mettere le bandiere a mezz’asta per ribadire la nostra ferma condanna contro ogni forma di violenza – propone – e come impegno a promuovere concretamente la cultura del rispetto.”

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Redazione Venezia
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