Riceviamo e pubblichiamo.
Domenica 21 settembre a Venezia un’attività dei praticanti è stata vittima di una grave azione intimidatoria da parte di un manipolo di cinesi.
Almeno 6 persone di nazionalità cinese si sono presentate nel pomeriggio di domenica davanti al chiosco nel Campo di San Bartolomeo, a pochi passi dal Ponte di Rialto, dove i praticanti della Falun Dafa hanno organizzato – con il permesso del Comune di Venezia – un’attività pubblica al fine di informare i passanti della brutale persecuzione che subiscono in Cina dal 1999 per mano del Partito Comunista Cinese.
Il tutto è iniziato verso le ore 13:30 quando due cinesi sulla trentina si sono avvicinati alla struttura, danneggiando il materiale espositivo. Hanno strappato i volantini esposti sul bancone del chiosco, li hanno gettati a terra e calpestati. Hanno gettato a terra i banner espositivi, gli striscioni e danneggiato la struttura in alluminio di un roll-up.
Uno dei due teneva in braccio un bambino di circa due anni. È stato pacificamente avvicinato da un praticante del Falun Gong, che si era reso disponibile per dare alcune informazioni. La reazione è stata immediata, colma di rabbia. Inutili i richiami del praticanti e dei passanti a ritrovare la ragione.
Ha fatto il giro di tutto il bancone facendo volare per terra il materiale – volantini, fogli per la raccolta delle firme e gli opuscoli informativi. Ha poi buttato a terra la cassa audio che trasmetteva la musica della Falun Dafa, e il lettore mp3 ad essa collegato, per poi prenderlo a calci.
I turisti e i passanti italiani fin da subito hanno mostrato la loro solidarietà verso i praticanti del Falun Gong, hanno aiutato a raccogliere il materiale dalla strada e gridato ai cinesi di fermarsi.
Un turista italiano ha gridato in inglese al cinese col bambino: «Metti giù il bambino, cosa stai facendo, metti giù il bambino». Per tutto la durata dell’episodio – circa 30 minuti – l’uomo non ha mai lasciato il bambino, usandolo strumentalmente come scudo protettivo o per potenziali accuse di violenze a minori in caso venisse contrastato. Una tecnica comune per evitare responsabilità in caso di conflitto. Un altro soggetto cinese, infatti, sempre con un bambino in braccio, aveva attaccato verbalmente i praticanti del Falun Gong due settimane fa, durante una simile attività nello stesso luogo.
I praticanti del Falun Gong hanno poi chiamato le forze dell’ordine. I Carabinieri sono arrivati mentre loro continuavano la loro azione intimidatoria, hanno fatto un accertamento, verificato i documenti. L’uomo cinese mostrava ancora molta agitazione.
Con l’arrivo dei Carabinieri e della Polizia Municipale alcuni cinesi del gruppo – rimasti in disparte per tutta la durata dell’episodio – si sono allontanati.
Le forze dell’ordine hanno mostrato completa solidarietà ai praticanti del Falun Gong e riconosciuto l’irrazionalità del soggetto cinese.
Dopo che i Carabinieri hanno lasciato il luogo l’uomo cinese è tornato a minacciare dicendo: «Ci vediamo domani, io torno di sicuro».
La Falun Dafa è una pacifica pratica spirituale che insegna a vivere secondo i principi di verità, compassione e tolleranza. Si è diffusa ampiamente in Cina negli anni 90 fino a raggiungere 70 milioni di praticanti, quando nel 1999 il Partito Comunista Cinese ha scatenato una violenta persecuzione, che continua ancora oggi.
I praticanti da allora vengono privati della libertà di praticare, vengono incarcerati negli ospedali psichiatrici, nei campi di lavoro e qui torturati, a volte fino alla morte. Ad oggi sono state confermate 3777 morti a causa della persecuzione, ma fonti internazionali stimano la cifra sia molto più elevata. A marzo la Commissione Diritti Umani del Senato ha votato all’unanimità una risoluzione che chiede la fine dell’espianto di organi in Cina, una macabra realtà di cui sono vittima specialmente i praticanti del Falun Gong. Organi militari e sistema sanitario in Cina collaborano nel business multi-milionario degli organi, utilizzando i corpi vivi dei praticanti del Falun Gong come bacino di organi da cui attingere per il mercato dei trapianti.
Oggi chiediamo alla stampa locale e nazionale di dare spazio all’episodio occorso a Venezia poiché solo con la voce della verità si può fare luce sul genocidio che sta avvenendo in Cina e dissolvere la coltre di menzogne che il regime cinese ha costantemente propagato, celando agli occhi del mondo e al popolo cinese stesso questa terribile realtà.
ASSOCIAZIONE ITALIANA FALUN DAFA
22/09/2014
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Con il loro potere economico non sono contestabili neanche quando compiono simili barbarie?
Dovremmo prendere posizione e pretendere, almeno, che la verità venga a galla.
Questa è una dimostrazione reale anche qui in territorio italiano, di come i militanti del partito comunista cinese, contrastino ogni forma di libertà di credo, di espressione democratica e libera.
Questi militanti del PCC, sono talmente abituati a perseguitare i praticanti del Falun Gong, che pensano di potersi permettere certe azioni anche fuori del loro paese, in quanto sono talmente abituati a prevaricare e a non rispettare il prossimo.
Queste azioni sono molto pericolose se svolte in un territorio, dove la democrazia, la libertà di credo e la libertà di pensiero, fanno parte di quel popolo, perchè generano pensieri di razzismo in quelle menti già instabili. Mentre il popolo cinese già oppresso da una dittatura, non merita di essere discriminato.
Se questo accade in un paese libero, immaginatevi cosa succede in Cina… è veramente molto grave!
Siamo invasi da un esercito di militari cinesi in abiti borghesi, non ci credevo ora debbo ricredermi, questa è un’invasione silenziosa e subdola di militari cinesi che si spacciano per commercianti ed imprenditori minando le basi economiche dell’italia e del mondo. Questa reazione e la tecnica difensiva è pianificata da menti estere che ritengono possibile vietare come fosse in Cina una manifestazione pacifica. Forse riusciremo a fermare questa invasione controllando più da vicino questi militari-borghesi.