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Aumentano furti e aggressioni dei coloni durante la raccolta delle olive in Cisgiordania

Cresce la violenza dei coloni in Cisgiordania: centinaia di attacchi, 168 furti del raccolto e uliveti sequestrati, mentre il governo e l’esercito sono al centro delle polemiche.

La stagione della raccolta delle olive in Cisgiordania è segnata da un’escalation di furti e aggressioni attribuiti a coloni israeliani, con episodi ripresi tra il 9 e il 19 ottobre 2026 e documentati da Reuters il 22 ottobre. Palestinesi, Ong israeliane per i diritti umani e le Nazioni Unite denunciano non solo un aumento della violenza, ma anche una diffusione capillare dei sottrazioni di frutti dagli alberi.

Ahmed Salem, 50enne residente vicino al villaggio di al-Lubban al-Gharbi, ha raccontato alla Reuters che, circa due settimane fa, i coloni hanno caricato in sacchi le sue olive e le hanno portate in un avamposto dove sono state spremute per ottenere olio. “Non puoi fare nulla”, ha detto Salem, descrivendo l’impotenza degli agricoltori locali.

Nella stessa area, su una collina vicina, è sorto l’avamposto chiamato Avichai Farm. Tra il 2023 e il 2026 centinaia di acri nei pressi di al-Lubban al-Gharbi, inclusi uliveti, sono stati recintati e sottratti, secondo quanto riferito. I coloni hanno promosso un frantoio nell’avamposto come punto di riferimento per la lavorazione delle olive provenienti dalla Cisgiordania; il frantoio e la “Farms Association” che ne gestisce il sito non hanno risposto alle richieste di commento. Sul sito vengono offerte bottiglie di olio vendute a circa 20 dollari l’una. All’inizio della stagione, account sui social media legati ai coloni hanno invitato israeliani a partecipare alla raccolta e a consegnare le olive al frantoio.

L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha registrato, nei primi 24 giorni della stagione, 125 attacchi fisici contro palestinesi impegnati nella raccolta e 168 episodi di furto del raccolto. Ziv Stahl, direttrice esecutiva di Yesh Din, ha detto che si tratta di “centinaia di episodi” e che nel 25% dei casi i coloni sono stati accompagnati dalle forze militari, che di fatto li avrebbero protetti.

Un funzionario militare israeliano ha dichiarato che atti di violenza e attività criminali vengono presi molto sul serio. Il rappresentante non ha però fatto riferimento ai coloni né ha commentato le segnalazioni secondo cui i furti sarebbero avvenuti alla presenza dei militari. Le forze israeliane, in varie occasioni, hanno inoltre sradicato alberi con escavatori, giustificando l’azione come misura di prevenzione contro possibili attacchi.

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Le reazioni tra le autorità religiose israeliane sono contrastanti. Il rabbino Zev Weitman dell’insediamento di Alon Shvut ha definito l’azione come “un furto”, mentre il rabbino ortodosso Dov Lior, in una lettera aperta, ha sostenuto che i coloni dovrebbero raccogliere in tutta la Cisgiordania e che i palestinesi non avrebbero diritti di proprietà sulle terre.

Le tensioni si sono accentuate anche nel nord della Cisgiordania, vicino al parco nazionale di Sebastia, dove sono stati osservati coloni intenti a rubare olive. Secondo le autorità palestinesi, durante la stagione di raccolta di quest’anno tre palestinesi sono stati uccisi in attacchi quotidiani da parte di coloni militanti; le violenze hanno inoltre causato il ferimento di diversi giornalisti, di diplomatici europei e di un sindaco francese. Israele ha annunciato di stare indagando su alcuni degli episodi.

Il fenomeno avviene nello stesso arco temporale in cui la politica israeliana è sotto osservazione: le aggressioni si sono intensificate in vista delle elezioni israeliane della settimana successiva, con i sondaggi che indicano potenziali cambiamenti alla guida del governo e valutazioni diverse sulle politiche degli insediamenti. Dall’insediamento dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu nel 2022 sono comparsi centinaia di piccoli avamposti e l’accesso palestinese a molte aree, compresi uliveti, è stato progressivamente limitato dall’esercito.

Le Nazioni Unite e la maggior parte dei Paesi considerano gli insediamenti israeliani nei territori occupati illegali secondo il diritto internazionale; Israele respinge tale interpretazione, definendo i territori “contesi”. Secondo la ricostruzione riportata, la “Farms Association” riceve un sostegno finanziario significativo dal governo israeliano che, secondo lo Stato, mira a promuovere la pace.

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Elena Gravin
Elena Gravin
Studentessa, amo scrivere per diverse testate on line. Cinema, teatro, musica, le mie passioni, ma amo incontrare gente. elena_g@lavocedivenezia.it
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