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Si è conclusa con un nuovo capitolo giudiziario una vicenda che da quattro anni divide proprietari, istituzioni e residenti attorno a Ca’ Bernardo, complesso nobile di San Polo affacciato sul Canal Grande. Il Tribunale amministrativo regionale del Veneto ha infatti confermato il via libera rilasciato dal Comune di Venezia alla realizzazione di un ascensore all’interno della corte del palazzo, aprendo di fatto la strada all’avvio dei lavori. La decisione arriva dopo una lunga sequenza di ricorsi e controricorsi legati al delicato equilibrio tra tutela del patrimonio storico-artistico e abbattimento delle barriere architettoniche.
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Scopri come fare
La vicenda prende avvio nel 2022, quando i proprietari degli appartamenti situati ai piani alti di Ca’ Bernardo presentano una richiesta per installare un ascensore a servizio del secondo e dell’ultimo piano. In quel periodo, nel palazzo vive un’anziana persona con disabilità, per la quale l’assenza di un impianto di risalita rende difficoltoso l’accesso all’abitazione. La richiesta viene motivata con la necessità di garantire l’accessibilità e l’eliminazione delle barriere architettoniche. Tra i proprietari interessati all’intervento figura la famiglia storicamente titolare del secondo piano nobile, e Rosario Fiorello, che ha acquistato negli anni precedenti un appartamento all’ultimo piano.
Il progetto prevede la collocazione dell’ascensore all’interno della corte interna del palazzo, spazio di impianto gotico che appartiene ai proprietari dei piani superiori. Fin dall’inizio, però, la proposta incontra l’opposizione dei proprietari del primo piano nobile, che non sarebbe servita dall’ascensore e che perderebbero l’ “affaccio”, vedendosi affiancare la nuova struttura lungo una parete esterna della propria abitazione. Le contestazioni riguardano sia l’impatto architettonico dell’intervento su un contesto storico di pregio, sia le possibili conseguenze in termini di privacy e vivibilità.
Nei mesi successivi, la questione arriva all’attenzione della Soprintendenza, chiamata a esprimersi sulla compatibilità dell’opera con i vincoli storico-artistici. Dopo una fase di valutazione e alcune modifiche progettuali, nel 2024 la Soprintendenza esprime parere favorevole al progetto presentato dal condominio, ritenendolo compatibile con il contesto. Sulla base di questo parere, il Comune di Venezia rilascia il permesso a costruire.
Il via libera amministrativo non pone però fine al contenzioso. I proprietari contrari all’opera presentano ricorso, sostenendo, tra l’altro, di non essere stati coinvolti correttamente nella prima deliberazione condominiale e contestando la legittimità dell’autorizzazione. Il Comune, in una prima fase, sospende il titolo edilizio in autotutela proprio per verificare la correttezza della procedura. Nell’estate successiva l’assemblea condominiale viene ripetuta, sanando gli aspetti formali contestati, e l’amministrazione comunale riattiva il permesso.
Nel corso del 2024 e del 2025 il confronto si sposta soprattutto sul piano giudiziario. I ricorrenti tentano anche la strada di un progetto alternativo di ascensore, che secondo la loro impostazione avrebbe avuto un minore impatto sulla corte. Questa soluzione viene però ritenuta non percorribile dagli enti competenti e dai legali del condominio, in quanto avrebbe interessato porzioni di proprietà altrui e comportato ulteriori criticità strutturali. Il progetto alternativo non viene quindi esaminato nel merito dalla Soprintendenza.
Nel frattempo cambia anche il contesto che aveva originariamente giustificato la richiesta dell’ascensore. La persona disabile che viveva nel palazzo nel 2022 non risiede più a Ca’ Bernardo. Questo elemento viene portato all’attenzione dei giudici dai proprietari contrari all’opera, che sostengono come sia venuta meno la motivazione principale legata all’urgenza sociale dell’intervento. Dall’altra parte, il condominio ribadisce che il diritto all’accessibilità non è legato a una singola persona ma alla possibilità, anche futura, di garantire l’uso dell’edificio a tutti, inclusi proprietari, familiari e visitatori con difficoltà motorie.
L’ultimo atto, almeno per ora, è l’odierna ordinanza con cui il Tar del Veneto respinge la richiesta di sospensione del permesso a costruire presentata dai ricorrenti, ritenendo prevalente l’interesse alla realizzazione dell’opera così come autorizzata dal Comune e valutata positivamente dalla Soprintendenza. Con questa decisione, il condominio può procedere con l’avvio dei lavori, anche tenendo conto delle tempistiche legate agli incentivi fiscali per l’eliminazione delle barriere architettoniche, la cui scadenza è imminente.
La vicenda potrebbe tuttavia non essere ancora definitivamente chiusa. I proprietari contrari all’ascensore hanno infatti la possibilità di impugnare la decisione del Tar davanti al Consiglio di Stato, aprendo un nuovo fronte giudiziario. Nel frattempo, a Ca’ Bernardo resta un clima di tensione tra esigenze di tutela, diritti individuali e trasformazioni di un edificio storico che, anche per la presenza di un personaggio noto come Fiorello, è finito al centro dell’attenzione pubblica.
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Se non ricordo male non si poteva mai modificare l’esterno di un palazzo …..ora ci mettono un ascensore , con la prospettiva che potrebbe un giorno servire …..
Mentre la soprintendenza lascia che anche i b&b facciano quello che vogliono ai poveri mortali vengono tagliate le mani se sbagliano la tonalità del vede degli scuri….
Se non ricordo male non si è mai potuto modificare l’esterno di un palazzo e adesso ci piazzano un ascensore mentre la soprintendenza ti taglia le mani se sbagli il tono del verde degli scuri ma lascia ai b&b piazzarti lo sfiato della fogna a 1 metro dalla tua porta di casa….
Gli antichi veneziani senza ombra di dubbio avrebbero fatto l’ascensore.
In questa città dove ogni pietra dovrebbe essere ascoltata prima di essere toccata, si decide che un ascensore in un palazzo gotico può avanzare come se fosse un diritto naturale, mentre i residenti vengono trattati come ostacoli da aggirare.
Si invoca l’accessibilità — valore sacrosanto — ma lo si usa come un passe-partout per giustificare qualsiasi intervento, anche quando il contesto originario è cambiato. Si parla di tutela del patrimonio, ma si accetta che un manufatto moderno si incastri in una corte storica come se fosse un dettaglio trascurabile.
E intanto chi vive lì, chi subisce l’impatto, chi perde luce, affaccio, privacy, viene ridotto a nota a margine.
Questa non è modernità. Non è progresso. È l’ennesima dimostrazione che a Venezia il peso delle decisioni non è distribuito equamente: c’è chi può spingere, e chi può solo subire.
E allora sì, sono indignato. Perché la tutela non può essere selettiva, l’accessibilità non può essere un alibi, e la giustizia amministrativa non può ignorare la vita reale delle persone.
Il buon Rosario mi stava sul ca… volo già prima adesso ancora di più. Peoci refai se diria a Venezia
E come al solito, chi ha soldi e potere fa quel che vuole. Basti pensare lo scempi del Fontego dei Tedeschi. Ora si aggiunge questo. Un palazzo storico che dovrebbe essere conservato e preservato così com’era. Che m…a che è questa situazione
e per non parlare del cinema italia pieno di affreschi dove da anni c’è un supermercato, vergogna! quando ho visto anni fa mi sono sentita male tanta bellezza in mezzo agli scaffali di cibo
e la soprintendeza non dice nulla?