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Ancora il cliché che non ti aspetti: Venezia al primo posto tra le città più maleducate. Lo rivela l’agenzia Adnkronos sulla base di una recente indagine condotta da Preply, piattaforma online per lo studio delle lingue, che ha coinvolto 1.558 italiani e ha analizzato 19 città del Paese per capire quali siano percepite come le più maleducate. I risultati sorprendono non solo per i nomi che compaiono sul podio, ma anche per il ruolo cruciale giocato dal turismo di massa nel modificare la qualità della vita urbana. E poi c’è la grande sorpresa, anzi due: anche i turisti risultano essere maleducati e nel 47% dei casi gli episodi “sgradevoli” sono a causa loro.
L’indagine si distingue infatti per un approccio a doppia prospettiva: da un lato la percezione dei residenti, dall’altro quella che include anche turisti e visitatori occasionali. Una metodologia che ha permesso di andare oltre le generalizzazioni, mettendo in luce come gli equilibri quotidiani delle città vengano influenzati non solo dalle abitudini degli abitanti, ma anche dall’impatto – spesso dirompente – dei flussi turistici.
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Venezia, regina (amara) della scortesia: primo posto
A guidare la classifica generale delle città più maleducate è Venezia. Una notizia che può sorprendere, se si pensa alla fama romantica del capoluogo lagunare, ma che trova spiegazione nell’esperienza concreta di chi la vive. Con meno di 50.000 residenti nel centro storico e oltre 13 milioni di visitatori l’anno, la città si trova a dover gestire quotidianamente presenze che arrivano a 90-100mila persone concentrate in uno spazio ridotto e spesso i trasporti, legati all’acqua, non bastano lasciando a terra chi in città ci vive e magari ne ha bisogno perché non è più giovane.
Questo squilibrio produce tensione e stress diffuso: i residenti si sentono spesso invasi, ma anche i turisti si scontrano con la frustrazione di spazi saturi e regole da rispettare. L’introduzione del ticket d’ingresso da 5 o 10 euro non ha risolto il problema dell’overtourism che resta una delle sfide più difficili da affrontare. Il risultato è un clima che porta facilmente a percezioni di scortesia reciproca, trasformando con facilità l’icona mondiale del romanticismo in un luogo di conflitto sociale.
Alle spalle di Venezia, completano il podio Catania e Parma. Anche qui i problemi sono diversi, ma la percezione resta la stessa: la convivenza civile si incrina davanti a piccoli gesti quotidiani.
Guardiamo solo i residenti? Taranto, Torino e Trieste
Se si guarda invece alla sola condotta dei residenti, la classifica cambia radicalmente. In questo caso, la palma di città più maleducata va a Taranto, seguita da Torino e Trieste.
A Taranto gli intervistati segnalano soprattutto la scarsa propensione a lasciare la mancia e atteggiamenti scortesi negli spazi pubblici da parte dei visitatori. A Torino emerge la tendenza a ignorare gli altri negli spazi comuni e a interrompere conversazioni per rispondere al telefono, con un uso eccessivo dello smartphone che incide sulla qualità delle relazioni interpersonali. A Trieste, oltre all’abuso del cellulare, spiccano comportamenti maleducati alla guida, segno di una tensione che si riflette anche nel traffico urbano.
Una triade che racconta come la maleducazione percepita non sia appannaggio di un’area geografica specifica, ma possa riguardare il Nord come il Sud, grandi città e centri di dimensioni più ridotte.
Le grandi città fuori dal mirino
Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca riguarda le metropoli italiane più note: Milano, Napoli e Palermo non compaiono tra le città percepite come più scortesi. Un dato che spiazza chi tende ad associare il caos urbano a scarsa cortesia.
A Napoli e Palermo, anzi, prevale la percezione di un’accoglienza calda e sociale, che controbilancia la densità abitativa e i grandi flussi turistici. Milano, pur essendo una città frenetica e affollata, mantiene standard di comportamento più civili di quanto ci si aspetterebbe. Segno che non è la grandezza del centro urbano a determinare i livelli di educazione, ma piuttosto la cultura dell’accoglienza e la capacità di gestione delle dinamiche sociali.
Piccoli gesti, grandi effetti
Lo studio di Preply sottolinea come la maleducazione urbana si manifesti soprattutto attraverso piccoli gesti, che però hanno un grande impatto sulla percezione collettiva. A Catania, ad esempio, è il rumore eccessivo in strada a pesare sulla convivenza, mentre a Parma torna il tema della mancia, vista come un gesto di riconoscimento e cortesia nei rapporti con chi lavora nei servizi.
A Genova spicca la cattiva abitudine di guardare video ad alto volume in luoghi pubblici, disturbando chi si trova accanto. A Brescia, invece, emerge una certa chiusura verso gli sconosciuti, con comportamenti percepiti come freddi o distaccati. Tutti atteggiamenti che, presi singolarmente, potrebbero sembrare dettagli insignificanti, ma che nel loro insieme definiscono l’immagine di una città.
Quando la maleducazione non è solo “nostra”
E qui arriva la sorpresa: dai dati più rilevanti dell’indagine emerge che quasi la metà dei comportamenti scortesi osservati – il 47% – non è attribuibile ai residenti, ma ai turisti. Un dato che spiega molto della percezione negativa che si ha in città come Venezia, Catania e Parma, dove i visitatori contribuiscono in maniera determinante al senso di maleducazione diffusa.
Ciò dimostra che la maleducazione urbana non è un fenomeno esclusivamente locale, ma un problema collettivo che coinvolge residenti e turisti, italiani e stranieri. Se da un lato il turismo porta benefici economici, dall’altro altera equilibri consolidati, generando tensioni che si traducono in comportamenti meno civili.
Il lato opposto: Padova capitale della cortesia
Infine, non tutte le città escono male dal confronto. Padova, ad esempio, si distingue come la città più educata d’Italia. Qui i cittadini mostrano maggiore disponibilità al dialogo e rispetto delle regole di convivenza. Seguono Firenze, Modena e Verona, città che confermano una tradizione di accoglienza e civiltà urbana.
Un primato particolare spetta a Messina, che risulta la città più generosa. Gesti semplici, ma capaci di trasmettere attenzione e riconoscimento verso chi lavora nei servizi, contribuendo a creare un clima più positivo.
Un’Italia a due facce
L’indagine di Preply racconta dunque un’Italia divisa tra città che faticano a mantenere un clima di cortesia e altre che si distinguono per accoglienza e rispetto. Al centro di tutto, però, emerge il ruolo decisivo del turismo: un motore economico potente ma anche un elemento che, se non gestito, può trasformarsi in fonte di conflitto sociale.
Le città italiane si trovano così davanti a una sfida: bilanciare la loro identità storica e culturale con le pressioni di un mondo globalizzato che le espone a flussi continui di visitatori. Un compito complesso, che richiede politiche intelligenti e una riflessione collettiva sul valore della convivenza civile.
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13 milioni/12 = 1.083.333,33/30 = 36.111 turisti al giorno
…più i turisti giornalieri, cioè quelli che vanno e tornano in giornata.
Venezia al primo posto tra le città più maleducate con i turisti. Finalmente una classifica che ci rende giustizia. Ma non basta. Dobbiamo fare meglio. Più scortesia, più sguardi storti, più “no grazie” detti senza sorridere. Perché chi arriva in città pensando di poter fare ciò che gli pare—mangiare sul ponte, entrare in costume in chiesa, salire sul vaporetto come fosse un selfie stick galleggiante—merita un’accoglienza adeguata. Altro che romanticismo: qui si difende una città, non si distribuiscono cioccolatini. Avanti tutta, veneziani: siamo sulla strada giusta. Ora puntiamo al podio mondiale.
A me pare che maleducati siano i turisti o almeno la maggior parte di loro.
Penso che se ci fosse una politica di RIDUZIONE del turismo a Venezia si starebbe meglio.