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VENEZIA. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco Luigi Brugnaro, figura istituzionale al centro di una complessa inchiesta che coinvolge anche alcuni suoi collaboratori e imprenditori di spicco, italiani e internazionali. Tra questi figura anche il magnate di Singapore, Ching Chiat Kwong, legato a una tentata operazione immobiliare da decine di milioni di euro nella laguna veneta.
Il fascicolo d’indagine ruota attorno alla tentata (e mancata) vendita di 41 ettari dell’area dei Pili, una vasta zona fortemente inquinata situata ai margini della laguna. Terreni che Brugnaro aveva acquistato nel 2009, prima del suo ingresso in politica, per un valore di 5 milioni di euro, intestandoli alla società “Porta di Venezia”, poi confluita nel 2017 in un blind trust di diritto statunitense, nel tentativo di separare la sfera politica da quella imprenditoriale.
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Secondo l’accusa, proprio nel 2017 sarebbe stato proposto al magnate asiatico l’acquisto di Palazzo Papadopoli – residenza di lusso nel cuore della città – per un valore stimato in 14 milioni di euro, ma offerto a un prezzo ridotto di 10,8 milioni. Una cifra sulla quale, sempre secondo la Procura, sarebbe stata versata una tangente di 73mila euro a Giovanni Boraso, ex assessore ai trasporti e figura centrale nell’inchiesta. Il piano prevedeva successivamente la proposta a Kwong dell’area dei Pili, per un valore vicino ai 100 milioni di euro, dove sarebbe stato realizzato un grande progetto edilizio comprendente anche un nuovo palazzetto dello sport destinato alla Reyer Basket, squadra di proprietà dello stesso Brugnaro.
Così, dopo tre anni e oltre 100 mila atti sequestrati, i pubblici ministeri Federica Baccaglini e Roberto Terzo hanno depositato all’Ufficio per le udienze preliminari la richiesta di rinvio a giudizio per 34 indagati, tra cui il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il direttore generale Morris Ceron, il vice capo di gabinetto Derek Donadini, il magnate cinese Ching Chiat Kwong e il suo braccio destro Luis Lotti, l’ex assessore Boraso. Stralciata la posizione dell’imprenditore Claudio Vanin: imputato, ma anche principale teste d’accusa che con il suo esposto che ha dato il via all’inchiesta.
Le contestazioni mosse al sindaco e ad altri indagati non si limitano tuttavia alla vicenda dei Pili. L’inchiesta si estende anche ad altri episodi legati ad operazioni urbanistiche considerate favorevoli a imprenditori veneziani, alla gestione di appalti per parcheggi nelle vicinanze dell’aeroporto Marco Polo, alla manutenzione degli uffici delle società partecipate comunali e alla fornitura di software al Comune.
Parallelamente, è stata già fissata per il 16 maggio l’udienza preliminare davanti alla giudice Carlotta Franceschetti, relativa a un patteggiamento che coinvolge Boraso e tre imprenditori, accusati di dodici episodi di corruzione.
L’ex assessore ha accettato di restituire 400mila euro, patteggiando una pena di 3 anni e 10 mesi di reclusione. Gli imprenditori coinvolti sono Daniele Brichese (3 anni e 10 mesi, con confisca di 7mila euro), Francesco Gislon (2 anni e 6 mesi, con confisca da 45mila euro) e Fabrizio Ormenese (2 anni e 9 mesi).
La posizione di Brugnaro, imprenditore prestato alla politica e figura chiave nel panorama amministrativo veneziano, rischia ora di complicarsi notevolmente. In attesa delle decisioni del giudice sull’eventuale rinvio a giudizio, l’inchiesta getta una nuova luce sulle intersezioni tra potere politico e interessi economici nel delicato tessuto urbano e ambientale della Serenissima.
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Che pasticcio si accusano uno con l’altro ! Povera Venezia
quii da noi se dixe: che facia da tola
L’ultima notizia è quella della dichiarazione vittimistica condita dalla forte volontà di non dimettersi. Poco manca alla scadenza natuale, ma viva dio, che rimanga è proprio un insulto ai pochi veneziani rimasti.
Appello ai Veneziani. Cari signori, questa volta cerchiamo di votare qualcuno di giusto, non corrotto e non corruttibile, che faccia gli interessi veri di Venezia e dei suoi pochi residenti. Non ho visto i candidati (mi ripugna l’idea di saperlo o forse di più mi spaventa) ma vediamo di fare la scelta meno pericolosa.
Dovrebbe andare processo e condannato visto che sapeva cosa faceva il suo assessore che non lo ha mai denunciato
E speriamo che l’era del barone sia finita. Separiamoci da Mestre, così almeno la corruzione sarà solo casalinga e non campagnola o peggio bangla
Si tutti a casa maggioranza e opposizione e ritorniamo alla Serenissima…..da quando ho memoria non c’è stata fazione politica che non abbia fatto danni a Venezia e a Mestre
TUTTI A CASA !!