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Corteo acqueo e Alzaremi a Venezia per Alberto Trentini libero

Una Venezia silenziosa ma determinata ha solcato ieri le acque del Canal Grande per chiedere, ancora una volta, la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneziano detenuto da sei mesi in Venezuela senza accuse formali. La città si è raccolta attorno alla figura di Armanda Colusso, madre di Alberto, da sempre in prima linea nella […]

Una Venezia silenziosa ma determinata ha solcato ieri le acque del Canal Grande per chiedere, ancora una volta, la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneziano detenuto da sei mesi in Venezuela senza accuse formali. La città si è raccolta attorno alla figura di Armanda Colusso, madre di Alberto, da sempre in prima linea nella battaglia per la verità e la giustizia. Con lei, un corteo acqueo partecipato da amici, associazioni, storiche remiere e cittadini solidali, partito da Santa Chiara e arrivato fino al bacino di San Marco.

Il corteo, silenzioso ma eloquente, si è concluso con l’alzaremi, il tradizionale gesto simbolico dei vogatori veneziani. In testa, come sempre, Armanda, stretta attorno a quel cartellone verde che ormai è diventato il simbolo di una battaglia civile: “Libertà per Alberto”. Non una parola di troppo, ma la forza del suo silenzio parla per lei. Da mesi non riceve notizie certe sulle condizioni del figlio, né sulle motivazioni della sua detenzione da parte del governo di Nicolás Maduro.

Tra i partecipanti anche l’attrice e attivista Ottavia Piccolo, che ha voluto far sentire la sua voce attraverso Articolo 21, sottolineando con durezza l’inspiegabile immobilismo diplomatico.

Trentini, 45 anni, originario del Lido, operava in missione per conto dell’ONG Humanity & Inclusion. È stato arrestato lo scorso novembre mentre si recava da Caracas a Guasdualito. Da allora è rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, una struttura nota per il sovraffollamento e le sistematiche violazioni dei diritti umani.

Anche i turisti, sorpresi dal corteo e colpiti dalle magliette con il volto di Alberto, in un attimo hanno compreso le motivazioni e si sono uniti con applausi e sguardi rivolti al cielo. Tutti uniti in un unico pensiero che è una speranza : Alberto a casa subito.

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Sergio Garaldini
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