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sabato 27 Novembre 2021

Zaia: “Nuove restrizioni che siano in accordo tra Cts e Ministero”

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Il presidente Zaia nel consueto punto stampa di oggi ha parlato dei possibili provvedimenti che potrebbero intervenire con il nuovo documento teso a contrastare la “terza ondata”.
“Come Veneto si chiede che le restrizioni siano validate dalla comunità scientifica, con intesa del Ministero della Salute”.
“Da noi sta andando bene – ha precisato – ma a livello nazionale l’osservatorio è più completo. Ogni azione deve avere dei ristori e provviste finanziarie a sostegno delle conseguenze restrittive. Quando io chiusi le medie e grandi strutture di vendita, poi abbiamo avuto un plafond per gli indennizzi, ma non puntuali”.
“Continuo a ribadire l’ok alle restrizioni, se si dovessero attuare, ma che siano dettate da analisi del Cts d’intesa con il Ministero”, ha concluso Zaia.
Uno dei possibili soggetti che andrebbero incontro ad una nuova regolamentazione, più restrittiva, sarebbero i ristoranti che potrebbero essere chiusi

la sera.
“Serve una perequazione delle misure. Parlo dei ristoranti: se sono aperti alle ore 12.00 non si capisce perché non possono esserlo alla sera. Anche per le palestre, non si capisce quale sia la logica per cui sono chiuse e altre attività invece sono aperte”.
“Aggiungo – ha proseguito – la diagnostica rapida: se avessimo la diagnostica fai da te per il cittadino, comunque è un tampone fatto, ci aiuterebbe a gestire la fase di screening e l’approccio delle varie aperture. Meglio un ristorante aperto alla sera con il ‘fai da te’ all’ingresso, che uno aperto a pranzo che non ce l’ha”, ha concluso Zaia.
Nel nuovo Dpcm, comunque, non si può pensare di prescindere dai ristori secondo il governatore:

“Immagino che ci sarà un approccio nuovo sui ristori, e spero sia riferito al fatturato”.
“Conosco il ministro Franco – ha aggiunto – e spero possa agire in questo senso. Certo, questo Paese dovrà votare altri scostamenti per pagare i danni subiti dalle aziende”.
Sui vaccini, infine, resta l’ “amaro in bocca” al Veneto che ha fatto tutto in assoluta trasparenza e non è riuscito ad ottenere i risultati sperati: “credo che sia stata chiarita in maniera inequivocabile la faccenda, resta l’amaro in bocca e il dovere di andare fino in fondo alla verifica”.
“La Presidenza del Consiglio – ha precisato Zaia – ha strumenti e legittimazioni costituzionali per andare in fondo, lo faccia. Non è un peccato verificare se chi suona al campanello ha la merce. Un’indagine è auspicabile, chissà che sia validato il lavoro dei miei uffici”, ha concluso.
Zaia questa mattina era stato duramente attaccato sul tema dei vaccini: “Prima di avventurarsi in trattative per improbabili acquisti e lamentarsi per la carenza di vaccini, Zaia pensi a garantire le somministrazioni in base alle dosi che ha già”.
“Secondo i dati dell’Istituto superiore della Sanità pubblicati dal Sole 24 Ore, il Veneto è fermo al 68,3%, al di sotto della media nazionale, 70,8%”.
Questo quanto contenuto in una nota

dei consiglieri regionali del Pd con il presidente Giacomo Possamai.
“E il report costantemente aggiornato sul sito del Governo – proseguono i dem – ‘certifica’ il ritardo. Come mai le operazioni procedono così a rilento? Siamo d’accordo con Zaia: l’unico modo per uscire dalla pandemia è vaccinare in fretta il maggior numero di persone possibile, e come lui siamo preoccupati per i gravi ritardi nelle consegne da parte delle case farmaceutiche. Questa però non può essere una scusante per le proprie mancanze: ci sono Regioni molto avanti e altre drammaticamente indietro”.
“Ad oggi risulta che quasi un terzo delle dosi, il 30%, sia ancora nei frigoriferi, per quanto riguarda AstraZeneca i numeri sono molto più elevati. Probabilmente, dire che avere 21 piani regionali con regole e tempistiche diverse non è la scelta migliore non è un reato. Ieri il dottor Flor ha annunciato l’arrivo entro il 31 marzo di 610 mila dosi tra Pfizer, Moderna e Astra Zeneca; ci auguriamo che all’incremento delle forniture faccia seguito un incremento ancora più sostenuto delle vaccinazioni. Con i numeri del contagio tornati pericolosamente a salire – conclude la nota – non ci sono alternative”.

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