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giovedì 15 Aprile 2021
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Zaia: «Nulla sta scappando di mano». Nelle prossime ore le misure per il weekend. Sono 587 i posti occupati nelle intensive

Sono 3.817 i positivi di mercoledì 16 dicembre in Veneto, 200 mila da inizio pandemia di coronavirus; 3.317 sono i ricoveri in area ordinaria e 372 in terapia intensiva (senza negativizzati i ricoveri Covid sono 2.727). I morti dall’inizio della pandemia sono 5000, +77 nelle ultime 24 ore. I ricoveri non Covid in Veneto al momento sono 7060, complessivamente sono 9.787 su 13.820 posti letto disponibili in regione. I commenti sulla confrontabilità dei tassi di contagio fra regioni potrebbero placarsi: per il presidente del Veneto Luca Zaia, «è in arrivo la definizione di “caso” di positività al coronavirus a livello nazionale, quindi la sommatoria dei tamponi rapidi e molecolari. Noi stiamo fornendo anche i dati dei rapidi dal 3 dicembre. Non so perché il ministero abbia diffuso il 18%, come tasso di contagio in Veneto. Quando la dottoressa Russo ha replicato con il tasso calcolato sul totale di tutti i tamponi, sotto il 7%, non c’è stata alcuna reazione comunque. Non chiedetemi perché a Roma continuino a calcolare la percentuale solo sui molecolari».

Le misure delle festività

In attesa delle misure per il prossimo fine settimana e le festività, in discussione al governo, Zaia parla dell’incontro delle ore precedenti. «Ho fatto presente che abbiamo la necessità di capire se le misure saranno nazionali, sennò le adottiamo direttamente. Mi pare di comprendere che le misure restrittive sarebbero accompagnate da quelle ristorative». E il mese di gennaio non si prospetta come una buona congiuntura, continua Zaia, «alla campagna vaccinale (194 mila vaccinazioni subito), si aggiunge l’apertura delle scuole, la sindrome influenzale oltre al Covid: «tutti questi elementi si incrociano in questo terreno di battaglia e non sarà facile uscirne», dice. Giovedì c’è la conferenza Stato-Regioni e la partita si chiuderà.
«Sicuramente adotteremo una misura di esordio del prossimo fine settimana. Stiamo cercando di capire cosa accadrà. L’aspetto case di riposo è quello che ci inquieta di più – continua il presidente – le misure dell’estate sono importanti. Ora facciamo 1 tampone ogni 4 giorni agli operatori e uno ogni 20 agli ospiti. Le mortalità le abbiamo perché le Rsa sono tipiche dei nostri territori. Non vorrei che qualcuno pensasse che tutte le regioni hanno le stesse nostre case di riposo: 300, con 30 mila ospiti e altrettanti operatori».
«C’è chi dice che la seconda fase sta scappando di mano, voglio precisare che non c’è nulla che stia scappando di mano», puntualizza Zaia. Facevamo 20 mila tamponi a marzo e ora ne facciamo 60 mila. Il Covid è anche una questione di fortuna e il bacino Trentino, Veneto, Friuli, Carinzia e Slovenia stanno subendo lo stesso andamento in questo momento, mesi fa nel mirino c’era la Lombardia.

Le terapie intensive, il punto

A fare il punto della situazione sulle terapie intensive è il dottor Paolo Rosi, coordinatore regionale. Alle 500 terapie intensive iniziali si aggiungono i 191 posti letto pronti e tenuti a magazzino del Creu. Oltre a questi ci sono 90 posti riconvertibili e installabili in 24-36 ore. Attraverso i decreti siamo cresciuti. Avremmo dovuto avere le 211 intensive stabili del commissario alla Sanità Domenico Arcuri (che non si sono concretizzate per nessuna regione finora) con il personale sanitario necessario a disposizione. Oltre a questi ci sono quelli dell’emergenza dalla riconversione dei letti sub-intensivi e sono altri 161 letti con i ventilatori da terapia intensiva attrezzati: arriviamo a mille. Di fatto 640 sono i posti letto in tutto nelle terapie intensive con dotazione e personale subito disponibile. I 340 che restano per arrivare ai mille, in una situazione di estrema emergenza, andrebbero a essere attivati contraendo l’ordinario per avere personale disponibile».

«La curva non si riduce»

Per quanto riguarda la richiesta per provincia, l’andamento è altalenante, spiega Rosi «perché abbiamo un numero importante di ingressi – dice Rosi – Oggi i letti restano stabili perché le uscite compensano le entrate. Alcuni escono con danni polmonari cronici. E probabilmente avranno bisogno di altri ricoveri in futuro». Oggi 587 letti di terapia intensiva sono occupati, Covid e non Covid. «La percentuale sui positivi sta un po’ diminuendo – per Rosi – ma i pazienti sono più gravi e questo spiega una mortalità più alta. Il 10% dei decessi ha meno di 70 anni, il che vuol dire 500 morti per coronavirus e molti non avevano co-morbilità, erano cioè in salute. Da agosto ad oggi abbiamo ricoverato più di 1.400 pazienti nelle intensive, con un impegno sostanziale e al limite della tenuta del personale, per un periodo di tempo molto prolungato. In questo momento la curva non accenna a diminuire. Non siamo fuori dalla situazione critica».

Antonella Gasparini

 

 

 

 

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