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Venti di guerra USA – Iran. Trump ordina raid su Baghdad, ucciso generale

Trump ordina raid aereo e viene ucciso a Baghdad il capo della Guardia iracheno, il generale Soleimani, ed ora è alta tensione Usa – Iran. Le forze americane hanno avuto il “GO” e la loro missione ha successo. Viene ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, una delle figure chiave dell’Iran, molto vicino alla […]

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Trump ordina raid aereo e viene ucciso a Baghdad il capo della Guardia iracheno, il generale Soleimani, ed ora è alta tensione Usa – Iran.

Le forze americane hanno avuto il “GO” e la loro missione ha successo. Viene ucciso a Baghdad il generale iraniano Qassem Soleimani, una delle figure chiave dell’Iran, molto vicino alla Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, e considerato da alcuni il potenziale futuro leader del Paese.

E’ stato un raid, quello statunitense, condotto – secondo indiscrezioni – con droni di ultima generazione. L’ordine è partito con un ordine di Donald Trump.

La situazione ora rischia di far salire la già alta tensione fra Stati Uniti e Iran, ma anche in tutto il Medio Oriente.

La notizia arriva verso le due di notte in Italia. L’agenzia recita: “Circa 12 soldati iracheni sono rimasti feriti nell’attacco con i razzi che ha colpito il perimetro dell’aeroporto internazionale di Baghdad. Lo riferisce Al Hadath, emittente della rete di Al Arabiya, aggiungendo che lo scalo è chiuso e il traffico aereo è stato interrotto”.

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Si apprende poi che nel perimetro colpito vi era un corteo di macchine blindate con al centro il generale iracheno.

La conferma verso le tre di questa notte. L’agenzia: “Abu Mahdi al-Muhandis, il numero due delle Forze di mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi), la coalizione di milizie paramilitari sciite pro-iraniane attive in Iraq, è rimasto ucciso nell’attacco all’aeroporto di Baghdad. Lo riportano alcuni media”.

Poco dopo, verso le quattro, la conferma del vertice Usa: “Gli Stati Uniti hanno ucciso il comandante iraniano, Qassem Soleimani, su ordine di Donald Trump”, questa la dichiarazione ufficiale del Pentagono ai media.

La reazione iraniana è stata immediata, con Teheran che fa sapere che ci saranno ritorsioni.

“Il generale Soleimani stava mettendo a punto attacchi contro diplomatici americani e personale in servizio in Iraq e nell’area”, afferma il Pentagono confermano il raid e assumendosene la responsabilità.

“Il generale Soleimani e le sue forze Quds sono responsabili della morte di centinaia di americani e del ferimento di altri migliaia”, aggiunge il Pentagono, precisando che il generale iraniano è stato anche il responsabile degli “attacchi contro l’ambasciata americana a Baghdad negli ultimi giorni”.

Il raid punta a essere un “deterrente per futuri piani di attacco dell’Iran. Gli Stati Uniti continueranno a prendere tutte le azioni necessarie per tutelare la nostra gente e i nostri interessi del mondo”, mette in evidenza il Dipartimento della Difesa.

L’attacco americano segue l’avvertimento lanciato dal ministro della Difesa, Mark Esper, dopo le tensioni degli ultimi giorni con ore e ore di guerriglia e diversi tentativi di penetrare il compound che ospita la sede diplomatica Usa nella capitale irachena, la cui torretta all’ingresso principale è stata data alle fiamme.

La dichiarazione del Pentagono arriva dopo ore di confusione, fra voci che si rincorrevano e nessuna rivendicazione della responsabilità.

Trump, avvolto nel silenzio, si è limitato a twittare una foto della bandiera americana prima che il ministero della Difesa uscisse alla scoperto.

Quando la televisione irachena ha annunciato la morte del generale Soleimani si è iniziato a immaginare che gli Stati Uniti potessero essere dietro al raid, nel quale ha perso la vita anche Abu Mahdi al-Muhandis, il numero due delle Forze di mobilitazione Popolare (Hashd al-Shaabi), la coalizione di milizie paramilitari sciite pro-iraniane attive in Iraq.

La Guardia Rivoluzionaria iraniana, confermando la morte di Soleimani, afferma che il generale è stato ucciso da un attacco sferrato con un elicottero americano.

Secondo le ricostruzioni iniziali, Soleimani e Mohammed Ridha, il responsabile delle public relation delle forze pro-Iran in Iraq, erano da poco atterrati all’aeroporto internazionale di Baghdad ed entrati in una delle due auto che li attendeva quando l’attacco è stato sferrato. L’attacco è seguito al lancio di tre razzi all’aeroporto che non causato alcun ferito.

L’uccisione di Soleimani rischia di avere ripercussioni profonde nei rapporti tesi fra Washington e Teheran, in Medio Oriente ma anche negli Stati Uniti.

Non è infatti chiaro se Trump abbia o meno avvertito qualcuno in Congresso dell’attacco. Se non lo avesse fatto, il rischio per il presidente è quello di aprire un nuovo fronte di scontro oltre a quello dell’impeachment e innervosire anche alcuni senatori, che potrebbero fargli mancare il loro appoggio in Senato per il processo per la sua messa in stato di accusa.

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