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lunedì 20 Settembre 2021

“Venezia sarà un enorme plateatico”. L’opinione. Di Giovanni Andrea Martini (*)

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"Venezia sarà un enorme plateatico: fino a fine emergenza sanitaria la città sarà questo". Questa l'opinione di “Tutta la Città Insieme!”: "la Giunta punta solo sul “magna e bevi”, il resto delle attività commerciali è completamente trascurato".

Dal 1° giugno, in base al Decreto Legge 65 del 18 maggio, si potrà prendere il caffè al bancone del bar o pranzare e cenare anche nei locali al chiuso. Per la Giunta veneziana, però, ha giocato di anticipo: ha decretato infatti, con una delibera del 13 maggio, che “i pubblici esercizi possono occupare suolo pubblico anche in deroga alle limitazioni poste dalle norme vigenti, con il massimo della semplificazione amministrativa possibile”. Questo fino al termine dell’emergenza sanitaria, prorogata al momento fino al 31 luglio.

Il provvedimento, a detta dello stesso assessore al Commercio, punta a dare a tutti la possibilità di aver un plateatico, perché “Nessuno deve rimanere indietro, nessuno deve rimanere solo”. “Peccato – commenta il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini – che questa collettività da non abbandonare sia solo una parte di tutte le attività produttive della nostra città. Il resto, evidentemente, non è degno di altrettanta attenzione!”

Le criticità che il provvedimento comporta, infatti, riguardano la venuta meno dell’applicazione dell’abaco degli arredi e il sovraffollamento di strade pubbliche, che, nella Venezia insulare, arriva ad intralciare il passaggio, specialmente in prossimità dei ponti, e impedisce il normale svolgimento di attività come trasporti, interventi di impiantisti, traslochi – tutte categorie in crisi nera, tanto quanto gli esercenti.

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Ci sono negozi artigiani che non hanno diritto ad alcun plateatico, ma che hanno solamente come superficie di esposizione della merce le vetrine. Penso a maschereri, negozi che vendono vetro, calzolai, ceramisti ecc. Per loro l’allargarsi a macchia d’olio di sedie e tavolini significa perdere ulteriormente visibilità. Il loro tipo di commercio non ha pari dignità? Per non parlare della Terraferma: qui ci sono strade in cui i plateatici si trovano a terminare sulle strisce dei parcheggi che risultano proprio del tutto precluse ai pedoni.

Il punto è che l’approccio al commercio della Giunta va completamente rivisto: il settore non si risolleva col plateatico selvaggio, ma puntando a favorire e a valorizzare la produzione locale e introducendo una regolamentazione sugli affitti dei fondi, in modo da permettere all’artigianato e ai negozi di vicinato di tornare a nuova vita. Questa è la ripresa di cui la città ha bisogno.

Giovanni Andrea Martini
(*) Consigliere comunale
Vicepresidente della VI Commissione

Gruppo consiliare “Tutta la Città Insieme!”
Comune di Venezia

(foto da archivio)

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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Plateatico selvaggio, moto ondoso selvaggio, affitti selvaggi, ritorno delle grandi navi…
    Venezia ormai ha perso irrimediabilmente la sua identità di città ed è diventata soltanto un posto di lavoro per i padano-veneti della terraferma circostante.
    La rinascita del dopo pandemia concluderà il ciclo iniziato nei primi anni ’80 con la rinascita del carnevale, quando i filibustieri iniziarono a cantare “Turi, turi, turisti tutto l’anno”, tra gli applausi di buona parte della popolazione veneziana…
    Ma un’economia basata solo sul turismo è un’economia malata, che finisce per distruggere il tessuto sociale e stravolgere la percezione stessa che i cittadini hanno dei loro territorio.
    Voglio proprio vedere se a fine emergenza covid la giunta-brugnaro avrà il coraggio di revocare i plateatici selvaggi, o se piuttosto ce li dovremo tenere all’infinito, proroga dopo proroga dopo proroga…..

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