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martedì 27 Luglio 2021

Un ricordo dovuto a Don Antonio Riboldi

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Un ricordo dovuto a Don Riboldi
Un pensiero glielo dobbiamo a don Riboldi, che è morto a novantaquattro anni a Stresa, lasciandoci un inestimabile patrimonio di umanità fatta di coraggio, dedizione, lotta alla povertà.

Molti lo ricordano in queste giornate, come il prete degli ultimi, nato in Lombardia, che ha saputo e voluto combattere le mafie.

Come non rimpiangere una persona che ha voluto vivere nelle baracche con i terremotati del Belice? Come non rinnovare lo stupore e insieme l’ammirazione nel vederlo protestare a Roma, davanti al Parlamento, dove aveva organizzato una manifestazione contro Cosa Nostra che aveva ammazzato Piersanti Mattarella e il generale Carlo Alberto Della Chiesa? Come dimenticare il suo appello in difesa dei cittadini e della legalità?

Ci son tanti modi di esercitare la missione del prete. Don Riboldi applicava il Vangelo dalla sua parrocchia nella Valle del Belice fin dal 1958 e da quella terra del trapanese prese spunto e ragione del suo sacerdozio, mantenendosi, nel tempo, coerente e rispettoso di quel tacito patto tra l’uomo di chiesa e l’uomo che ha scelto i valori della giustizia.

Di lui si ricorda e commuove la marcia antimafia che organizzò a Ottaviano, città di Raffaele Cutolo, che infastidito dalle prediche accusatorie di don Riboldi, lo aveva più volte minacciato, tanto da dover essere scortato. “Meglio ammazzato che scappato dalla camorra” aveva detto anche quando i suoi familiari avevano espresso paura e preoccupazione per le conseguenze che le sue parole e le sue azione avrebbero provocato.

Evidentemente amore riproduce amore, se lo stesso Cutolo dal carcere ha chiesto di lui, per potersi confessare: amava la gente, tutta la gente, ed era ricambiato. E poi quel suo essere stato un mediatore di pace, di ravvedimento, quando ha chiesto dalla televisione ai vertici della camorra di arrendersi, tanta era sua la convinzione che ogni uomo, anche se mafioso, possa pentirsi.

Per chi interpreta la giusta strada nel viaggio che don Riboldi ci ha consegnato, riceve il grande dono della testimonianza, unico veicolo di verità vissuta da imitare.

Andreina Corso

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