Lettere. Poste di via Garibaldi ancora chiuse dopo 3 settimane, ma se fosse aperta la Biennale però…

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Lettere al giornale.

Sono trascorse quasi tre settimane dall’acqua alta che il 12 novembre ha flagellato la città. La quasi totalità di residenti e commercianti ne è uscita con le ossa rotte rimettendoci frighi, macchinari e impianti; senza contare gli effetti della salsedine – che presenteranno il conto negli anni a venire.

È stata dura, ma ci siamo rimboccati le maniche e siamo ripartiti, riportando subito Venezia alla normalità: i piani terra sono stati asciugati, i negozi hanno rialzato le serrande, tutto o quasi è tornato a funzionare a tempo di record.

Dico “quasi” perché c’è un’eccezione: le poste di Via Garibaldi (e in diversi altri uffici postali).

Nella popolosa via Garibaldi, in particolare, non solo il postamat per i prelievi è ancora fuori servizio, ma dal 12 novembre l’ufficio non ha più riaperto. A distanza di 20 giorni, sulla vetrina c’è un avviso che recita:avviso ufficio postale chiuso via garibaldi box
“Ufficio chiuso temporaneamente. Stiamo lavorando per ripristinare quanto prima la normale operatività. Ci scusiamo per il disagio”.

Dopo tre settimane, ancora tutto è fermo. Una zona ad alta concentrazione di anziani come Via Garibaldi non ha più l’ufficio postale, chissà fino a quando.

Un altro cartello indica le altre sedi più vicine alle quali rivolgersi: Viale IV Novembre, che è a Sant’Elena, oppure Calle de l’Ascension, dopo Piazza San Marco.

Un terzo cartello suona come un’ulteriore beffa:
avviso pacchi poste italiane box“La corrispondenza e i pacchi giacenti in questo ufficio sono disponibili presso l’ Ufficio Postale di Cannaregio, Calle Priuli”.

Per una persona in là con gli anni ciò si traduce in una scarpinata fino all’altra parte della città. E nel frattempo, nessun aggiornamento, nessun operaio, nessun tecnico, nessun sentore che i lavori siano effettivamente in corso, nulla.

E questo quando molte attività avevano riaperto già il giorno dopo. Sono questi gli elementi che da un lato mi fanno apprezzare la grinta e l’operosità del popolo Veneziano, ma dall’altro mi fanno capire quanto contino, per un’azienda partecipata dallo Stato, i bisogni della popolazione.

Dopo lo smantellamento dell’ufficio di Barbarie de le Tole e di Piazzale roma, cos’altro devono aspettarsi i residenti “colpevoli” di essere nati in una città non solo flagellata dalle maree, ma nella quale i suoi abitanti non sembrano più essere considerati?

Qualcosa mi dice che se la Biennale fosse ancora aperta l’ufficio postale sarebbe già ripristinato dato l’afflusso turistico che lo frequenta di norma.

Norma (residente, Castello)

(per approfondire: Poste Italiane)

Riproduzione Riservata.

 

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