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The hateful eight é un film molto serio di un regista molto serio

Due son le cose: o Tarantino é talmente idiota che di fronte a tanta stupidità e vacuità autoreferenziali, da fase anale, siamo portati a pensare che non sia possibile cotanta imbecillità; che ci sia qualcosa dietro tanta demenza.
Oppure che sia QT a farci credere, con le sue esternazioni e i suoi entusiasmi per film anche ignobili, di essere quello sciocco bambinone gongolante che poi non è.

“The hateful eight” sta facendo discutere ammiratori e detrattori. Spesso, tra i primi, troviamo una pletora di narcisi pronti ad andare in sollucchero per qualunque uscita del regista, pronti ad affermare che persino “La cameriera seduce i villeggianti” sia un capolavoro. I detrattori accaniti rimproverano a QT di aver diseducato al cinema due generazioni di spettatori e qualche vecchio che è caduto in trappola.

Leggo i commenti di Fofi e Mereghetti, deplorano il “nichilismo divertito” e “il vuoto autoreferenziale” del regista”.
Personalmente, ad ogni uscita del regista io tremo: QT ha realizzato film geniali, tra cui lo straordinario, epocale “Pulp fiction” e pellicole più imbarazzanti. É vero che ogni suo film é in

The Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni Natoli.

bilico tra la goliardia e la masturbazione cinefila. Ma, e qui svelo il mio giudizio più che mai giudizioso, vista la cautela con cui ho maturato questa opinione, “The hateful eight” é un film molto serio di un regista molto serio.

Molti restano allibiti dal pastiche citazionista-postmodernista e dall’humor di patata di QT. Così come una volta si credeva che il genere comico fosse un’arte minore. In verità QT riesce a spiazzare tutti; sí, c’erano rumors che il film fosse il remake de “La cosa” di Carpenter. Ma non lo é affatto. Anche se c’è “La cosa”. Anche se Kurt Russel viene apostrofato “Iena” da Bruce Dern. Anche se Michael Madsen si alza il cappello come Eli Wallach in una scena de “Il buono, il brutto, il cattivo”. Anche se siamo in pochi ad aver pensato che Jennifer Jason Leigh esce dritta dall’oscuro “Cut troath 9” (di R. R. Marchent). Perché in pochi é successo di vederlo: violentissimo western con zombie anni 70.
O che la fellatio a Samuel Jackson esce dritta da quella che si fa praticare Milian da un ragioniere in “Milano odia:la polizia non può sparare” di Lenzi. O che tutta quella neve arriva da “Il grande silenzio” di Corbucci, forse il western italiano più bello e triste di sempre. Eccetera eccetera.

La verità è che non serve a niente riconoscere le fonti: QT non fa un cinema citazionista fine a se stesso. Semplicemente prende dal suo frigorifero di celluloide gli ingredienti utili a cucinare una pietanza in cui riconoscere gli aromi e i fondi é elemento secondario se non inessenziale.
In “The hateful eight” abbiamo uno scenario innevato in cui ci lasciamo alle spalle un crocifisso di pietra gravato dalla neve (pare il volo della statua di Cristo in “La dolce vita”).
All’interno della locanda, uno dei tanti luoghi d’incontro tipici alla QT e dove si fuma il solito “Red Apple”, Agatha Christie va a braccetto con Carpenter in un gioco al massacro dove nessuno si salva perché Cristo è alle spalle e gli uomini, in un modo o nell’altro, non possono e non intendono essere redenti.

Gioco postmodernista? Ormai il postmoderno in Tarantino é solo una delle tante spezie, assorbita in un film che odora di maturità. E forse è per questo che i fans non si stanno sbracciando come ai bei tempi e i nemici affondano con maggior ferocia. Credo che mai come in questo film QT aggiunga un tassello di raffinamento stilistico e tematico al suo così tanto “suo” cinema. E lo sguardo verso l’America é grottescamente desolato. Oltre la tenera stupidità dei personaggi di “Pulp fiction”.

Hateful eight è un western come “Le iene” é un noir. Siamo di nuovo in un teatro. Lí un garage; qui una locanda. E se nessuno si salva non è per nichilismo edonista, come crede Fofi; é perché alla fine nessuno resterà impunito in questa guerra civile che è la convivenza tra gli uomini.

THE HATEFUL EIGHT (2016)
r. : Quentin Tarantino
Con: Kurt Russel, Samuel L. Jackson, Jennifer Jason Leigh, Michael Madsen, Tim Roth

giovanni natoli rubrica cinema recensioni film

Giovanni Natoli

21/02/2016

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