Storica ditta di pesce a Chioggia combatte per restare in piedi

ultimo aggiornamento: 31/07/2020 ore 22:42

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Storica ditta di pesce a Chioggia combatte per restare in piedi

È nel comparto alimentare la storica ditta Cam di Chioggia, che dal 1969 acquista, alleva, lavora e commercializza molluschi, crostacei e pesce rifornendo i principali mercati ittici d’Italia.

Quello che meno ha risentito della crisi legata alla pandemia mondiale. Eppure sta lottando per restare in piedi e tenere al lavoro i 75 dipendenti, tanti del posto, che lavorando qui portano a casa lo stipendio. Giovedì le parti sociali si sono incontrate con l’azienda e la Regione all’Unità regionale di crisi ed è stata avviata la procedura di concordato accolta dal tribunale di Venezia il primo luglio scorso e che vede attualmente l’azienda impegnata a redigere un piano finalizzato alla continuità produttiva.


Crediti e pagamenti dell’azienda, spiega Alessandra Frontini di Flai Cgil, vengono affidati a un commissario referente del giudice del tribunale, come da prassi. «I lavoratori sono in cassa integrazione ordinaria Covid, che è scaduta due giorni fa ma a breve dovrebbe essere prorogata. Stiamo aspettando il decreto governativo a ore – dice Frontini – La cosa fondamentale è che a differenza delle voci che davano la società per spacciata e fallita, stiamo tutti remando dalla stessa parte per uscire presto dalla fase di emergenza e dal concordato attraverso un piano di rientro alla normalità».

Giusto quello che è venuto a mancare con il Covid: normalità. Così chi già non navigava in ottime acque e avrebbe dovuto rinnovare i propri piani per rimettersi in carreggiata, con il Coronavirus si è trovato seriamente in difficoltà.

Cam è fornitore di tutto il settore horeca (industria alberghiera e della ristorazione): da poco ripartito e con tanta fatica, complice l’assenza della componente turistica nelle località balneari. Introiti e produzione per Cam sono all’incirca al 30%, afferma Frontini. «L’azienda continua a garantire tutti gli sforzi per rientrare dalla crisi e mantenere viva l’attività che è tra le maggiori del territorio oltre ad essere simbolo storico dell’economia locale da 50 anni».


Non si è neppure affrontata la questione delle uscite anticipate o dei prepensionamenti, «siamo lontani da questo – spiega la sindacalista – Qui si fa di tutto per continuare. Stiamo capendo come evolve la situazione, da qui a qualche mese sapremo quali possibilità si aprono per l’azienda».

Il tavolo regionale resta aperto, con l’impegno dell’Unità regionale di crisi di continuare a monitorare la vicenda.

Antonella Gasparini

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