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Sandro Mazzola si è spento poco dopo la mezzanotte all’età di 83 anni. L’annuncio è arrivato dal club che ne ha segnato la vita sportiva: l’Inter. Per la società nerazzurra se ne va uno dei giocatori più rappresentativi nella storia del club e del calcio italiano.
La carriera di Mazzola con la maglia dell’Inter è costellata di successi: quattro campionati nazionali e due Coppe dei Campioni. Il club ha ricordato il suo legame continuo con la società, iniziato in giovane età e proseguito per decenni, prima come campione in campo e poi come dirigente.
Figlio di Valentino Mazzola, leggendario capitano del Grande Torino, Sandro portò sempre con sé l’eredità familiare. Aveva circa sei anni quando il padre morì nella tragedia di Superga; il fratello Ferruccio era tre anni più giovane. Quella perdita segnò l’infanzia, ma non lo allontanò dal pallone.
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I primi passi nel mondo del calcio lo videro vicino ai giocatori dell’Inter, sotto la tutela affettuosa di Benito Lorenzi. I giovani Mazzola divennero quasi una presenza fissa a San Siro prima delle partite; il presidente dell’epoca, Masseroni, arrivò a riconoscere loro un modesto premio partita: 5.000 lire per la vittoria, 2.500 per il pareggio.
A quindici anni Sandro entrò nel vivaio nerazzurro e a Rogoredo trovò sulla sua strada Peppino Meazza, allenatore che contribuì alla sua crescita tecnica. Sul suo futuro tenne d’occhio Helenio Herrera, che lo avvicinò gradualmente alla prima squadra. Dall’annata 1962-63 Herrera lo inserì stabilmente tra i titolari: nacque così il mito della “Grande Inter”.
L’esordio in Serie A avvenne a 18 anni in circostanze insolite e appassionate. Una partita di scudetto tra Juventus e Inter venne sospesa per un eccesso di pubblico con l’Inter in vantaggio e fu decisa una ripetizione. Quel 10 giugno 1961 Sandro affrontò la giornata con tre interrogazioni programmate: inglese, tecnica bancaria ed economia politica. Malgrado gli impegni scolastici, raggiunse la squadra e si presentò a Torino.
Il confronto con i bianconeri fu duro: Herrera per protesta mandò in campo una formazione di ragazzini e la Juventus prevalse per 9-1 nella partita rigiocata, ma Mazzola segnò su rigore e lasciò un’impressione positiva. Alla vigilia, Giampiero Boniperti lo salutò ricordando il legame con suo padre e lo incoraggiò, riconoscendo la continuità generazionale.
Nel corso della carriera Sandro seppe affiancare talento e fantasia: una delle immagini più popolari resta l’episodio di Berna, quando palleggiò per sei tocchi prima di calciare in porta, un gesto che sintetizza la sua leggerezza tecnica e la capacità di incantare il pubblico.
Oltre ai successi con l’Inter, Mazzola fu protagonista anche in Nazionale: contribuì con numerose presenze e gol, divenendo una delle figure più note del calcio italiano degli anni del dopoguerra e del primo decennio degli anni Sessanta.
Terminata la fase da calciatore, il suo legame con il mondo nerazzurro non si interruppe: dopo 17 anni in campo rimase al servizio del club per ulteriori 11 anni come dirigente, continuando a essere riferimento per più generazioni di tifosi e addetti ai lavori.
Sandro Mazzola lascia un’eredità di numeri e di immagini: con la Nazionale ha collezionato 70 presenze e segnato 22 gol.
Tra i compagni e i tecnici che hanno incrociato il suo cammino, ricorrono nomi legati a quell’epoca d’oro: Guarneri, Bedin e Domenghini sono citati come custodi della memoria di quella squadra straordinaria. Con la sua scomparsa il calcio mondiale perde uno dei suoi interpreti più amati e il calcio italiano una bandiera storica dell’Inter.
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