Quando le donne vanno in pensione. Dal 2014: 41 anni e 6 mesi, con penalizzazioni se più giovani di 62

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donne che lavorano in pensione quando

La pensione delle donne è un traguardo che si allontana sempre di più. L’innalzamento del limite di età di vecchiaia è iniziato nel 1993 con la riforma Amato che ha portato la soglia anagrafica, sebbene gradualmente, da 55 a 60 anni. A partire dal 2012 è poi arrivato il ciclone Fornero che ha pensato subito all’equiparazione con gli uomini, già peraltro pesantemente tartassati anche loro.

Le donne vanno in pensione, a partire dal 1° gennaio 2012, con un’età di 62 anni. Ma non è finita, perchè a questa soglia già nel 2013 sono stati aggiunti 3 mesi per via dell’adeguamento alle cosiddette speranze di vita. Questa soglia, sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 9 mesi nel 2014.

Se fino al 1995 per il pensionamento anticipato bastava raggiungere i 35 anni di contributi indipendentemente dall’età, ora ne occorrono più di 42, e per non incorrere nella riduzione dell’assegno finale bisogna anche avere compiuto almeno 62 anni di età.

Prima della riforma Fornero il trattamento di anzianità, per chi non raggiungeva un minimo di 40 anni di contributi, si poteva ottenere combinando la famosa “quota 96”, con età di almeno 60 anni (quota 97 e almeno a 61 anni per gli autonomi). La quota avrebbe dovuto assestarsi definitivamente a “97” (con almeno 61 anni di età) dal 2013.

Ma la Legge Fornero ha cambiato le carte in tavola pretendendo, già dal 2012, più di 42 anni (un anno in meno per le donne). Per cui, nel 2012 erano richiesti 42 e 1 mese, nel 2013, quando è scattato l’adeguamento alla speranza di vita, bisognava avere 42 anni e 5 mesi 2013 (41 anni e 5 mesi per le donne). Limite che viene elevato di un altro mese nel 2014: 42 anni e mezzo gli uomini e 41 e 6 mesi le donne).

Le donne possono chiedere di andare in pensione prima di aver compiuto i 62 anni, ma con pesanti penalizzazioni economiche. L’assegno viene corrisposto, per la quota retributiva (per l’anzianità maturata sino al 2011), con una riduzione pari all’1% per ogni anno di anticipo; percentuale che sale al 2%, per ogni anno di anticipo che supera i 2.

Redazione

[06/01/2014]

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