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E così anche il 2016 ci consegna definitivamente la sua edizione della Biennale del cinema di Venezia.

Ho praticato il Lido a più riprese, cercando di vedere ciò che i miei tempi mi han permesso di vedere e ho anche cercato di vivere l’atmosfera della Mostra, sguazzando in lungo e in largo tra le sale, alcune gelate, altre caldissime, tra novità e restauri (delizioso il recupero di “Dolce Veleno” di Noel Black). Più come un semplice osservatore che come recensore cinematografico. D’altronde la Mostra è piena di esperti cinefili ben più addestrati del sottoscritto; talvolta si tratta di elementi che starebbero bene nei manuali di patologia.

La mia impressione è stata quella di una Mostra non molto vivace, un riflesso di una stanchezza diffusa e che va oltre il mondo del cinema. Certo una stanchezza che molti avran provato alla visione del film vincitore di questa edizione, il film-monstre di Lav Diaz, regista filippino. Anche se stavolta il suo “The women who left” dura solo circa quattro ore, contro i quasi 600 minuti dei suoi lavori precedenti. Una scelta d’arte, diciamo; anche se a mio parere la pellicola viaggia su coordinate prevedibili per un tipo di cinema che trovo di genere tanto quanto possono esserlo a loro modo i western o la fantascienza.

Ma la mostra di Venezia ci ha regalato un momento di rarissima, annichilente intensità con un documentario sul grande musicista Nick Cave. Fuori concorso, diretto da Andrew Dominik, regista di “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford”questo ritratto dell’artista australiano coglie il musicista a un anno dalla dolorosa morte del figlio, precipitato da una scogliera. “One more time with feeling”è un esempio da manuale su come un regista dovrebbe entrare nell’universo di un uomo e nel segreto dell’opera d’arte.

La vita di Cave è stata radicalmente trasformata dal lutto e il dolore e il muro dell’irreversibilità

The Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni Natoli.

delle cose son state depositate in un album straordinario, “The skeleton tree”, raccolta di cocci esistenziali e ricerca di senso nel non senso del buio della morte: incisione la cui energia emana potentemente, ammaliando e lacerando l’ascoltatore.
E proprio la disperazione e i faticosi tentativi di controllarla da parte dell’uomo Cave emergono netti dal documentario.

Il volto ormai simile a quello di un Lee Marvin con troppe poche ore di sonno, Principe della parola in musica, sino a finirne sopraffatto ad un certo punto della carriera; fautore di una insuperata miscela di noir e Antico Testamento, la produzione artistica di questo Jim Morrison ripassato nel whiskey Dashiell Hammett viene ora a trovarsi in un momento di totale disarmo.

Dominik ha la finezza di saper mettere in scena questo cumulo di parole, pensieri, riflessioni, annaspamenti, frantumi ( guardate gli occhi di Cave durante il documentario per capire l’entità della tragedia). Da questo documentario riusciamo ad apprendere molte cose: il modo giusto di mettere in scena una “viscera” di un artista”, la capacità di ritrarre la musica nel farsi, il miracolo della creatività che in questo anno per Cave ha preso delle coordinate impreviste, aprendosi alla improvvisazione (e in questo il suo straordinario sodale Warren Ellis, da anni compagno artistico e amico di Nick Cave viene perfettamente ritratto nel ruolo di rammendatore di frammenti dispersi).

Ci sarebbero tante, tante cose da dire su questo magistrale documento che ha solo due piccolissime pecche: un breve passaggio finale a colori (il film è abbacinato in uno stupendo BN) e qualche minuto finale di troppo. Ma sarebbe davvero troppo lungo fare una disamina articolata su una discesa nello spirito di una famiglia a pezzi. E comunque, e in quei momenti il 3D si rivela fondamentale per esaltare i movimenti di macchina, abbiamo il trionfo della musica. Così bella, così profonda e vera come da tempo non si sentiva in un album di Nick Cave. Imperdibile.
Nelle sale italiane il 27 e 28 settembre

ONE MORE TIME WITH FEELING (2016)
regia: Andrew Dominik
con Nick Cave

 

giovanni natoli cinema film

 

Giovanni Natoli

16/09/2016

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