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mercoledì 28 Luglio 2021

Mose di Venezia, opera senza fine: anche il terzo commissario se ne va

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Mose di Venezia, opera senza fine: anche il terzo commissario se ne va

E’ durato solamente qualche mese il terzo commissario del Mose di Venezia, Vincenzo Nunziata. Uno scarno comunicato di poche righe per abbandonare l’incarico assunto quattro mesi fa.

L’avvocato era stato nominato il 14 novembre, durante la grande emergenza acqua alta, dal Prefetto di Roma Gerarda Pantalone. Tre cause della rottura, i presunti cattivi rapporti con gli altri due commissari, Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola.

La situazione del Mose era già nella burrasca da anni, in particolar modo dopo che l’Autorità Nazionale Anticorruzione aveva deciso di commissariare la struttura travolta dallo scandalo delle tangenti a politici e funzionari di Stato dal sistema clientelare.

I primi scontri cominciarono con la richiesta del terzo commissario, della pubblicazione delle consulenze affidante in questi anni di commissariamento. Punto di chiara divisione con i colleghi Giuseppe Fiengo e Francesco Ossola.

A peggiorare la situazione, la realtà dei fatti, di cui Nunziata si era evidentemente reso conto; la difficoltà del cammino per la realizzazione del Mose. Un cammino irto di ostacoli, ormai decennale.

Ai problemi giudiziari, si sono aggiunti quelli economici. A fine febbraio, Nunziata aveva già avanzato le proprie dimissioni ma la Prefettura le aveva momentaneamente respinte, nominando nel frattempo una commissione d’inchiesta per far chiarezza su alcuni aspetti della gestione contabile precedente.

Nunziata inoltre, si era rifiutato di firmare assieme agli altri due, la lettera per la cassa integrazione per i dipendenti del Consorzio, a seguito della mancanza dei soldi per pagare gli stipendi.

Nonostante ora gli stipendi siano arrivati ai lavoratori, il commissario ha ugualmente formalizzato il suo addio non rilasciando ancora alcuna dichiarazione in merito.

Nel frattempo continuano anche i problemi di sicurezza nei cantieri. In particolar modo in quelli di Chioggia e Malamocco. Qui gli operai lavorano praticamente sott’acqua, senza mensa e servizi igienici adeguati. La Spisal ha effettuato dei controlli, emanando una dettagliate relazione.

A rallentare il ritmo delle prove di funzionamento: è già saltata quella di Marzo proprio per ragioni di sicurezza ma dovrebbe essere recuperata entro fine del mese e i primi di Aprile.

Entro il 30 giugno, c’è il limite posto dalla Commissaria Elisabetta Spitz. Per quella data, il Mose dovrà essere in grado di far fronte a situazioni di acqua alta.

Al momento però, i sollevamenti delle paratie avvengono manualmente, i generatori di emergenza in caso di mancata corrente non sono operativi e nessun test sulle condizioni di mare agitato, è stato effettuato.

Se si verificassero le situazioni di novembre, quando la città fu colpita da onde di tre metri e sommersa da 187 centimetri di acqua, le paratoie non sarebbero ancora pronte ad impattare l’urto.

Insomma, prima di considerare il Mose come opera conclusa, la strada è ancora lunga.

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