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galliani disperato

Colpo di scena: sullo scenario del Milan in crisi non c’è solo la panchina di Massimiliano Allegri come attore protagonista, ma è tutto il Milan che, per la prima volta dopo tanti anni, rischia. Dirigenza compresa.

Per la prima volta da quando ha deciso di occuparsi dei rossoneri al posto del papà Silvio, Barbara Berlusconi si fa sentire e alza la voce. E per la prima volta da quando è amministratore delegato del Milan, fin dal lontano 1986, Adriano Galliani si vede vede contestato.

Adriano Galliani, intendiamoci, non è in pericolo in quanto la sua esperienza è considerata troppo preziosa per privarsene, ma è il modello di società che Galliani interpreta e i risultati che sta raccogliendo ad essere in discussione. I dati sono chiari e sotto gli occhi di tutti: finchè c’era Silvio a collaborare con l’AD rossonero, il Milan è arrivato in cima al mondo, ora che Galliani gestisce tutto in prima persona i risultati sono quelli che sono.

«Non ho mai chiesto il cambio dell’AD, nei numerosi colloqui telefonici con mio padre, dopo la sconfitta con la Fiorentina ho semplicemente chiesto un cambio di filosofia aziendale» precisa Barbara un’ora dopo. Non è poco, è un po’ come dire: il tuo modello manageriale è superato, o ti rinnovi o ti devi fare da parte.

E’ pur vero che la rimonta riuscita lo scorso anno con il raggiungimento del 3° posto in classifica ha portato risultati insperati, ma proprio questo ha coperto altre magagne che ora, con la squadra che ha 12 punti, si vedono tutte.

Il Milan non va così male dall’81-’82, l’anno della prima discesa in serie B. Si trova ora all’11° posto in classifica, a -16 dalla Champions e a +3 dalla zona retrocessione, ed ha subito 19 gol.

Le idee di Barbara Berlusconi sono: il Milan non spende poco, ma spende male. Per la mancata programmazione, per l’assenza, a differenza di altre squadre italiane, di una rete di osservatori che vada a caccia dei giovani più promettenti quando ancora hanno costi accessibili, per l’abitudine di rivolgersi ai soliti procuratori che invece i prezzi li alzano. Il risultato è una campagna acquisti e cessioni estiva sbagliata che non ha tenuto conto delle indicazioni della proprietà. E quest’ultimo è un chiaro riferimento alla scelta di Galliani di insistere con Allegri, mentre, come si sa, Berlusconi avrebbe preferito portare subito in panchina Seedorf.

E Galliani? Galliani non solo non ha gradito la contestazione a mezzo stampa, ma ha cercato, e riottenuto per l’ennesima volta, la fiducia del presidente Berlusconi che – avendo altro per la testa, tra l’altro – deve mediare tra i due.

Galliani vanta di aver messo a posto i conti, chiudendo per due anni di fila il bilancio in parità. E si è tutelato anche per il prossimo: in caso di mancato ingresso in Champions i contratti dei giocatori, Balotelli compreso, caleranno in base ai risultati. Se il Milan non entra in Europa gli stipendi scendono del 20%, un risparmio che — sostanzialmente — ripaga la società del danno subito.

Roberto Dal Maschio

[04/11/2013]

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