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Matteo Franzoso, giovane talento dello sci italiano, muore dopo incidente

Matteo Franzoso muore in Cile. Crescono gli appelli per più sicurezza sulle piste. Il mondo dello sci italiano e internazionale è in lutto per la morte di Matteo Franzoso, giovane talento della velocità sugli sci, che avrebbe compiuto 26 anni proprio oggi. L’atleta genovese è deceduto a Santiago del Cile a seguito delle gravi conseguenze […]

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Matteo Franzoso muore in Cile. Crescono gli appelli per più sicurezza sulle piste.

Il mondo dello sci italiano e internazionale è in lutto per la morte di Matteo Franzoso, giovane talento della velocità sugli sci, che avrebbe compiuto 26 anni proprio oggi. L’atleta genovese è deceduto a Santiago del Cile a seguito delle gravi conseguenze di una caduta avvenuta sabato scorso durante un allenamento a La Parva, località delle Ande cilene frequentata da molte squadre nazionali per la preparazione estiva. Il trauma cranico riportato nello schianto contro una staccionata è stato fatale: nonostante il ricovero e i tentativi disperati dei medici, il cuore di Franzoso si è fermato dopo un edema cerebrale irreversibile.

Franzoso non era soltanto una promessa, ma un atleta già affermato: vincitore di un superG di Coppa Europa in Val Gardena nel 2021, 17 presenze in Coppa del Mondo, un quarto posto ai Mondiali juniores del 2020 e, lo scorso anno, il titolo italiano nella combinata. Figlio di una famiglia che aveva seguito la sua passione fino al trasferimento da Genova a Rollières, in Alta Val Susa, era cresciuto nello Sci Club Sestriere, la stessa realtà che aveva formato altri talenti azzurri.

La tragedia cilena ha scosso non solo compagni e allenatori – nove gli azzurri in ritiro con lui, che hanno immediatamente sospeso le attività – ma anche il mondo sportivo nel suo complesso. Perché l’ennesima morte in allenamento ripropone con forza il tema della sicurezza sulle piste. In meno di un anno erano già scomparsi altri giovani: Matilde Lorenzi, 20 anni, caduta in Val di Fassa, e Marco Degli Uomini, diciottenne, morto sullo Zoncolan. L’elenco purtroppo si allunga, rendendo difficile parlare soltanto di “fatalità”.

Non è un caso che dalle istituzioni siano arrivati appelli immediati. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, ha promesso un impegno ancora più deciso: «Di fronte a tanto dolore non servono parole, ma azioni concrete per evitare nuove tragedie». Flavio Roda, presidente della Federazione Italiana Sport Invernali, ha ribadito la necessità di «fare tutto il possibile perché episodi del genere non si ripetano». E dal presidente dello Sci Club Sestriere, Alessandro Garrone, è arrivato un invito diretto a rafforzare regole e dispositivi di sicurezza, affinché la velocità e l’evoluzione tecnica non siano pagate al prezzo più alto.

Lo sci, del resto, non è mai stato uno sport indulgente. La memoria degli appassionati conserva nomi entrati nella leggenda proprio attraverso tragedie: Giacinto Sertorelli nel 1938, Leonardo David negli anni Ottanta, Ulrike Maier, Régine Cavagnoud, David Poisson. Una lista che continua ad allungarsi, oggi con il nome di Franzoso.

Ora, insieme al dolore della famiglia – il padre Marcello, la madre Olga e il fratello Michele – resta la domanda che percorre tutto l’ambiente: quanto ancora bisognerà attendere perché la sicurezza diventi una priorità assoluta, e non una conseguenza postuma delle tragedie?

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Lorenzo M.
Lorenzo M.
Sono un vecchio appassionato di radio. Parlo di musica, il mio hobby, e non solo. lorenzo_f@lavocedivenezia.it
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