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L'ULTIMA ACQUA ALTA | Cronaca di un disastro annunciato

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VENEZIA | “Transito solo con gli stivali” L'avvertimento alle porte della città . Due giorni di disagi ma anche di paura per i veneziani esausti e arrabbiati, che dicono che le previsioni delle maree fossero sbagliate. L'acqua, secondo chi vive a Venezia, era così alta che mercoledì notte avrebbe toccato forse 150 cm sul livello del mare. Quei pochi centimetri, in circostanze di emergenza come questa, fanno la differenza. Perchè bastano poche dita per salvare un frigorifero, un fornetto, una televisione, un'attività .
E chi ne ha rimesso maggiormente, in queste giornate, sono stati proprio i commercianti. Non solo per il picco raggiunto mercoledì notte (143 cmsecondo il Centro Maree), per cui ancor oggi sono intenti a pulire, lavare, sistemare. No, ciò che ha fatto penare maggiormente è stata la durata della marea, che non è mai scesa al di sotto dei 117cm medio mare fino all'alba di ieri mattina.

Tutto comincia alle 19.35 di mercoledì sera, con le sirene in quattro toni che annunciano il picco della marea alle 23.45: si parla di 140 cm. Come noto, una volta raggiunta la punta massima della marea, poi l'acqua scende, si abbassa nelle sei ore successive.
Invece mercoledì notte, la sera di Halloween, il vento era strano, raggiunta l'alta marea smette di soffiare e l'acqua non defluisce più, assestandosi a 138 cm fino alle sei del mattino successivo, contro ogni previsione.

Non è uno “scherzetto” e nemmeno lo è stato per la moltitudine di persone che durante la notte si è recata a sistemare magazzini e negozi, senza fare ritorno a casa fino all'alba.
Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ha trascorso tutta la notte nel centro maree, dove i telefoni scottavano per le chiamate, invocando la necessità  di terminare i lavori del Mose il più presto e puntando il dito sulla poca attenzione del Governo a questo eccezionale evento di calamità  naturale, che quasi ogni anno si ripete nel centro storico veneziano.
Voi però, immaginate di trascorrere tutta la notte in mezzo all'acqua. Perché un negozio non lo puoi sollevare con le passerelle, ma soprattutto, non lo puoi abbandonare. E anche volendo, la marea non te lo permette.
Lì dentro c'è il tuo bene, la tua attività , il pane quotidiano e ciò che ti lascia intatto la marea è ciò che puoi utilizzare l'indomani per rimetterti a lavorare. Allora via, a cercare di fermare l'acqua con le paratie e con le pompe di aspirazione. Cercando di buttar fuori ciò che rientra da tutte le parti, soprattutto dai muri, fradici e fragili. Il tutto mentre i turisti fotografano le scene divertiti: non c'è rispetto per le disgrazie personali perché questa faccia di Venezia è talmente fuori dal loro mondo, dal loro vivere quotidiano, da risultare comica, divertente, irreale. E' tutto spettacolarizzazione.
Invece, tutti i sestieri della Serenissima hanno boccheggiato per due giorni di fila.
Inoltre, mercoledì notte in alcuni negozi di San Marco e Castello un black out dalla 2 di notte fino a poco prima delle 10 ha peggiorato la situazione.
E poi, il day after. Il sole tiepido del giovedì mattina che si alza su un panorama desolante: rifiuti ovunque, bricole che galleggiano senza meta e detriti sbattuti a riva. Dalle 7 la marea, che non si era mai abbassata oltre 117 cm, ha ricominciato a risalire, e per i veneziani, stanchi e infreddoliti dalla terribile notte, ricomincia l'incubo.

Alle 10.20 un nuovo picco: 138 cm. Non c'è tempo per riprendersi e riposarsi un attimo, per alleviare la tensione della notte precedente, bisogna rimboccarsi nuovamente le maniche, che in realtà  non si erano mai srotolate. Via Garibaldi torna completamente sommersa come la Strada Nuova, e l'acqua non entra solo nei negozi, entra anche nelle case, e nelle chiese. Abbatte molte capanne al Lido di Venezia e nel Gran Viale c'è un'aria da Far West, desolazione e alberi sparsi caduti nell'isola per il maltempo, ma senza storpi di rovi.
Solo acqua, ovunque, acqua. Le Mercerie di San Marco sono una grande piscina, a Rialto il mercato del pesce è chiuso ma c'è un continuo andirivieni alla fontana per riempire secchi e sacchetti d'acqua dolce per pulire ciò che si può salvare. Sembra di essere tornati ai pozzi, alla corsa all'acqua dolce. Eppure bisogna anche mangiare, e a S. Giacomo dell'Orio ci si attrezza con una piccola barca di rifornimenti per vendere alimentari direttamente sulla strada. Anche alcuni giornalai hanno trovato coraggio e sono saliti sulle passerelle, cercando di vendere i quotidiani ai passanti. Necessità  fa virtù. Nella chiesa dei Carmini la gente non ha rinunciato ad andare in chiesa, si è celebrata la messa con gli stivaloni addosso. In alcune case, soprattutto a Murano, l'acqua filtrava anche dai muri, si è fatta colazione e pranzo in mezzo all'acqua, anche con tavolate per strada. Si sono trovati pesci e meduse per le calli, che addirittura si riesce a “pescare” con le mani, come testimoniano alcune foto girate sui social network come Facebook e riportate nella nostra galleria.
Qualcuno si è svegliato con l'acqua all'altezza del proprio letto.
Solo i turisti e i bambini erano felici, per entrambi, una specie di Disneyworld, tutto un gioco, come “Find It” in cui si devono trovare le differenze tra una calle e un canale.

Giorgia Pradolin
[[email protected]]

Riproduzione Vietata
[02/11/2012]


titolo: L'ULTIMA ACQUA ALTA | Cronaca di un disastro annunciato
foto: ACQUA ALTA A VENEZIA (REPERTORIO)


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