Lockdown deciso entro 7 giorni. Fondamentale la curva

ultima modifica: 11/11/2020 ore 12:15

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Governo pensa ma le Regioni chiudono: ecco lockdown di Halloween

Lockdown, generale, senza eccezioni e rigoroso, deciso a livello nazionale: si saprà nei prossimi 7 giorni. Il governo prende tempo, fondamentale sarà l’andamento dei dati e della curva dei contagi, ma in buona sostanza ci sono 7 giorni per evitare il lockdown.
Gli ospedali soffrono ma la curva dei contagi per la prima volta rallenta: è unicamente a questo dato che si aggrappa la speranza del governo di evitare un nuovo lockdown nazionale e quello che sarebbe un colpo ancor più duro all’economia.
Escluderlo è oggi impossibile


ma non solo per il premier Giuseppe Conte, anche i ministri più “rigorosi” ora si danno tempo per capire se il sistema per zone messo in piedi la scorsa settimana possa reggere.
Anche perché un nuovo scostamento di bilancio viene considerato ormai imminente ma si spera di poterne limitare l’entità, per non gravare ancora sul debito monstre del Paese, che già zavorra la ripresa.
Del resto, osserva un dirigente del Pd, nelle zone rosse già vige (con i relativi costi) un regime di restrizioni da lockdown: se tutta la penisola si colorasse gradualmente di rosso, l’effetto sarebbe simile a quello di marzo, senza essere uguale, perché si eviterebbe questa volta di fermare le fabbriche.
Ad ogni modo, una valutazione verrà fatta da qui a una settimana, quando si vedranno i primi effetti

del sistema a “zone”. A quel punto si potrebbe decidere di intervenire, anche correggendo in parte le misure, riaprendo magari il fronte su cui da giorni, da un turbolento Consiglio dei ministri di venerdì scorso, è ricominciata una battaglia strisciante tra ministri: la scuola, con una nuova riduzione delle lezioni in presenza. “Abbiamo un metodo rigoroso e dobbiamo monitorare gli effetti delle misure prese”, dicono da Palazzo Chigi, smentendo un’accelerazione imminente verso una serrata nazionale.
L’esperienza recente insegna a non sbilanciarsi in previsioni. Ma si vorrebbe evitare di decidere già questo weekend nuove restrizioni.
Il lockdown non è un’ipotesi ora sul tavolo, dicono a più voci dal governo,


anche perché gli effetti delle nuove misure si avranno all’inizio della prossima settimana: al momento si vede una leggera decelerazione della curva dei contagi per effetto del dpcm del 24 ottobre che ha imposto la mascherina anche all’aperto e chiuso i locali alle 18.
Certo, non ci sono molti margini per indugiare, se si vuole scongiurare un Natale in lockdown, con i relativi contraccolpi sulla tenuta psicologica del Paese, oltre che sui consumi: se le misure adottate si mostrassero inefficaci, bisognerebbe intervenire non molto oltre la metà di novembre, di qui l’ipotesi circolata di un nuovo dpcm già entro il 15.
Non c’è un termine fissato al momento, assicurano diversi ministri, ma gli occhi sono puntati sulla curva dei contagi e sui dati delle terapie intensive, le orecchie aperte agli appelli di medici e scienziati.
Se si rivelasse necessario, si interverrà con il lockdown e magari anche


riducendo il numero delle attività aperte. Ma a quel punto, osserva una fonte del Pd, sarebbe difficile rendere l’Italia zona rossa lasciando che i bambini delle elementari e i ragazzi delle medie continuino ad andare ogni giorno in classe.
La ministra Lucia Azzolina è avvertita.
Alla curva dei contagi sono legate anche le misure economiche che il governo, con difficoltà mai viste, sta approntando in queste settimane. Alla situazione eccezionale, spiegano, è legato anche il ritardo della manovra, che si cercherà di mandare in Parlamento entro la settimana. Alla legge di bilancio si sono infatti intrecciati i due decreti ristori.
E ogni giorno emergono nuove esigenze: allargare i ristori anche a chi non chiude del tutto, come chiedono


i Cinque stelle, o rifinanziare la liquidità per le imprese.
Ecco perché procede non stop il confronto tra il ministro Roberto Gualtieri e la sua maggioranza.
Dal Pd arriva l’appello del presidente della commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli a mandare in Parlamento il testo “il prima possibile in una forma asciutta ed essenziale”.
Anche Iv con Luigi Marattin chiede di sfrondare la manovra da micro-misure che rischiano solo di appesantirla, anche alla luce del fatto che il Parlamento avrà a stento un mese per esaminarla.
L’obiettivo è inviare il testo alle Camere entro il fine settimana, senza un nuovo passaggio in Cdm dal momento che il ddl era stato approvato salvo intese un mese fa, ma dopo un confronto finale tra i capi delegazione e il premier Conte.
Matteo Salvini propone al governo di tagliare l’Iva di 20 miliardi: la misura, sostiene, darebbe ai cittadini più ossigeno dei vari ristori. Ma già ora, senza ipotizzare un intervento di tale portata, il governo considera ormai inevitabile un nuovo scostamento di bilancio, per autorizzare altro deficit sul 2021.
C’è chi ritiene necessario, se tutta l’Italia diverrà zona rossa, uno scostamento anche sul 2020, per trovare le risorse da qui a fine anno.
Chi è al tavolo della manovra, per ora tende a escluderlo. A nome del governo parla però il ministro Federico D’Incà: “Se fosse necessario, il governo sarà pronto, perché in questo momento la priorità è non lasciare indietro nessuno”.

(articolo: coronavirus/covid, lockdown entro 7 giorni, 111120)

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