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La storia delle Zitelle: le giovani veneziane a rischio prostituzione trasformate in nobildonne

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L’istituto delle cosiddette “Zitelle”, una struttura della Venezia del XVI secolo per le giovani e belle veneziane che si potevano "sistemare"

La storia delle “Zitelle“, appellativo “storico” a Venezia: le giovani veneziane a rischio prostituzione trasformate in nobildonne.
Si affaccia sul canale che divide l’isola della Giudecca da Venezia e guarda dritto verso Punta della Dogana.
E’ conosciuto con il termine con cui venivano appellate le ospiti che vi abitavano e serviva a dare assistenza a giovani veneziane di condizioni disagiate e a rischio prostituzione.
Si tratta dell’istituto delle cosiddette “Zitelle”, una delle strutture ospedaliere della Venezia del XVI secolo che comprende al suo interno la Chiesa di Santa Maria della Presentazione presente ancora oggi sulla fondamenta dell’isola veneziana che ospitava questo “pio istituto”.

La casa delle Zitelle (termine che in veneziano indicava le “giovani ragazze”) è nata con il nobile intento di dare una seconda possibilità alle povere e bellissime veneziane che, proprio per la loro avvenenza e le loro scarse risorse economiche, rischiavano di finire vittima del mercato della prostituzione.
Le “zitelle” che vivevano nel complesso assistenziale della Giudecca, costruito nel 1561 per volontà del patriarca Giovanni Trevisan, erano giovanissime, povere, bellissime e aspiranti nobildonne, fine ultimo che queste ragazze raggiungevano al termine della loro permanenza all’interno di questa struttura educativa.
A differenza di quanto accadeva con il complesso delle Penitenti di San Giobbe che fungeva, invece, da percorso riabilitativo per donne di tutte le età già cadute nel “peccato” della prostituzione, per entrare nel percorso delle “Zitelle” bisognava semplicemente essere belle, povere e di età compresa tra i 12 e i 18 anni.
A fare la differenza tra le due strutture era anche lo standard di vita all’interno del complesso, alto nella struttura giudecchina che forgiava nobildonne pronte a diventare mogli di uomini importanti e, più basso, in quello di San Giobbe che dava una seconda chance alle meretrici “pentite”.

«Bisognava essere belle per entrare nel complesso delle Zitelle, le “brutte” non potevano accedere – commenta Agata Brusegan, curatrice di IPAV (Istituzioni pubbliche di assistenza veneziane) – e le ragazze venivano selezionate secondo uno statuto dai governatori dopo essere state segnalate dai parroci che individuavano le giovani a rischio prostituzione prendendole in tempo per dare loro un futuro migliore».
Quello offerto dal complesso delle Zitelle era un percorso psicologico ed educativo per giovanissime veneziane che uscivano da questa struttura, fondata nel 1561 e di grande fasto nel ‘600, simili alle loro nobili governatrici, la cui prima fu Adriana Contarini che diede tutti i suoi averi in dote a queste giovani donne.
Dal gradino più basso della società, quindi, si poteva arrivare a salire in alto diventando donne con buoni costumi, buone maniere e con la capacità di mettere in pratica l’arte del merletto e gli altri mestieri propri di una perfetta nobildonna da matrimonio.

«Era un vivaio di giovani bellissime educate a un livello alto – continua Brusegan – quindi era un collegio che faceva uscire signorine per bene che, però erano nate molto male».

La vita all’interno di questa istituzione cittadina prevedeva l’isolamento delle ragazze che, nel 1583, arrivarono a toccare il numero di duecento.
Le giovani non potevano avere contatti con l’esterno se non per un giorno all’anno in cui era concesso loro di andare in gita in barca nelle isole veneziane o nel caso in cui venissero selezionate come papabili mogli da parte di uomini importanti.


 

«L’isolamento delle ragazze causava ogni anno diversi casi di isteria o nevrosi – racconta ancora la Agata Brusegan – e la rivalità tra le giovani era molto alta in quanto tutte adolescenti, tutte bellissime e tutte alla ricerca del perfetto matrimonio».

Nessuna delle ospiti del complesso delle zitelle restava a vita al suo interno, questa struttura, infatti, consisteva in una fase di passaggio dall’adolescenza problematica alla vita adulta vissuta non più da giovani povere a rischio prostituzione ma da ben educate, rispettabili e pur sempre bellissime nobili donne.

Oggi il complesso delle Zitelle alla Giudecca è parte di quelli che vengono considerati i cinque gioielli nascosti di Venezia insieme all’oratorio dei Crociferi, la chiesa delle Penitenti, il complesso dell’Ospedaletto e la Scala Contarini del Bovolo.

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