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sabato 16 Ottobre 2021

La Milano bene trema: abusi su modelle minorenni, tre manager della moda in manette

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Abusi su modelle minorenni, una vittima, “eravamo carne da macello”. Anche clienti facoltosi tra gli “incontri”.
La più giovane è del 2004, ha solo 17 anni. Le altre sono di poco più grandi, appena maggiorenni. Cadute nella rete di chi si è finto amico e le ha poi trattate come “carne da macello”.
Una storia squallida di sfruttamento e abusi, dietro il paravento del mondo dorato della sfilate di moda e del glamour, con protagonisti tre uomini, due dei quali sedicenti “manager”: Francesco P., 41 anni, accusato di violenza sessuale, prostituzione minorile, induzione e favoreggiamento della prostituzione e Massimiliano V., 43 anni, accusato di prostituzione minorile ed induzione e favoreggiamento della prostituzione.
Entrambi sono stati arrestati, mentre ai domiciliari è finito il terzo indagato, G.F. 35 anni, che risponde di prostituzione minorile. Avrebbe avuto rapporti con una sedicenne in cambio di denaro.
Il primo è un agente di moda palermitano, il secondo è il titolare di un’agenzia che presta servizi di promozione e supporto sul web alle imprese.
Insieme hanno creato una struttura che ingaggia giovani modelle siciliane fatte poi partecipare ad eventi di respiro nazionale e internazionale a Milano e Parigi, capitali europee della moda.
Il terzo indagato, amico dei primi due, gravitava nell’ambiente

dell’agenzia.
L’indagine, condotta dalla polizia e coordinata dalla Procura di Palermo, nasce dalla denuncia della madre di una delle vittime che ha scoperto dal ragazzo della figlia le violenze psicologiche e sessuali che la ragazzina avrebbe subito per anni dai due uomini che l’avrebbero anche fatta prostituire con altri.
La giovane, “ingaggiata” quando aveva appena 15 anni, una volta diventata maggiorenne ha confermato tutto alla madre che ha deciso di rivolgersi alla polizia.
Le parole della vittima, sentita con l’aiuto di una psicologa, raccontano di una sorta di plagio subito dalle ragazze che gravitavano nell’agenzia di moda.
Reclutate sui social, blandite, lusingate, trattate in modo apparentemente amichevole, finivano per prostituirsi con i primi due in cambio di poche decine di euro e della promessa di un futuro nel mondo della moda.
“Tu che sei padre come fai?”, chiedeva la vittima che ha denunciato uno dei due.
Le ragazze erano trattate come oggetti. Erano costrette a stare con amici dei due dopo aver partecipato a casting o eventi.
Gente della Milano “bene” dei locali alla moda,

si parla di un noto chef, “uomini coi soldi”, dice la ragazzina, che descrive i suoi aguzzini, tutti identificati e ora indagati.
“Aveva la pancia e i denti brutti”, racconta di uno mostrando il disgusto provato.
“Eravamo carne da macello”, conferma un’altra delle vittime.
Solo lei ha confermato la denuncia della giovane modella, ma secondo gli inquirenti, tutte le ragazze passate per l’agenzia sarebbero state costrette a subire la stessa sorte.
“Mi hanno fatto vedere le foto, un bordello, io non volevo parlare ma mi hanno fatto parlare per forza gli ho detto che eravamo ubriachi”, accenna in una conversazione intercettata un’altra giovane assolutamente reticente con gli investigatori.
Ma i racconti delle vittime sono stati confermati anche dalle intercettazioni delle conversazioni di due amici degli indagati.
Il gip che ha disposto gli arresti dei tre parla di “strategia fatta di messaggi subdoli e perversamente seduttivi”, di una “trappola” tesa a plagiare ragazze, fragili, abbagliate da fama.

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Redazione
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