Con progetto di marginamento del Canale dei Petroli: ferro, massi e subsidenza

Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Pino Musolino, all’indomani dell’approvazione in Salvaguardia dello stralcio di «Progetto per la Protezione del Canale Malamocco-Marghera» o dei Petroli, ha dichiarato che la Laguna è un ambiente «in larga parte “artificiale” nelle forme attuali» e quindi è fuori luogo pensare a una sua «conservazione aprioristica».

Il Presidente dimentica che la Laguna ha seimila anni e durante la maggior parte di essi si è mantenuta in forme plastiche, dinamiche ed evolutive grazie ai fattori naturali di funzionalità.

Nell’ultimo mezzo millennio l’azione dell’uomo si è inserita in modo crescente nei processi evolutivi, con opere pur sempre finalizzate alla gestione del sistema e nella consapevolezza che dalla funzionalità della Laguna dipende la sopravvivenza di Venezia.

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Solo nell’ultimo secolo (su sei millenni) alla gestione della Laguna si è sostituita la sua aggressione, nel nome di un’idea di progresso all’inizio incapace di considerare gli effetti degli interventi realizzati – mancando gli strumenti predittivi – e poi addirittura indifferente agli stessi effetti. A proposito dell’escavo del Canale dei Petroli, realizzato alla metà degli anni ’60 del secolo scorso, Andrea Rinaldo scrive: «mi sembra evidente che nessuno aveva voluto distruggere la laguna. Semplicemente, non sapevano cosa sarebbe successo» (Il governo dell’acqua, p. 164).

Ora il disastro è davanti agli occhi di tutti: in pochi decenni lo sventramento della Laguna rappresentato dal canale ha determinato nel Bacino Centrale la perdita del carattere lagunare mantenutosi per millenni.

Assieme alla «salvaguardia dell’ecosistema lagunare» – prosegue Musolino – si può raggiungere anche l’obiettivo della «salvaguardia della portualità», e ciò ci trova concordi. Non ci deve esser contrapposizione fra tutela e uso compatibile, soprattutto nella Laguna di Venezia: un ambiente gestito correttamente offre molte garanzie nel presente e molte potenzialità di occupazione di un ambiente devastato.

Una gestione lungimirante e oculata della Laguna aprirebbe a prospettive occupazionali ben più elevate, qualificate e compatibili, e senza mettere a repentaglio il lavoro dei 13.000 addetti impegnati a Porto Marghera. E non dimentichiamo che un tempo quei 13.000 occupati erano 40.000, il che dovrebbe insegnarci qualcosa sulla necessità di investire su scenari nuovi e pensare al futuro, conservando e non dissipando il “bene Laguna”: il fallimento di Cop24 in Polonia sul contenimento delle emissioni serra potrebbe significare per noi avere a breve le bocche di porto chiuse molto frequentemente e il porto in crisi.

Ma un’altra affermazione di Musolino è di capitale importanza e parimenti ci trova realmente e operativamente d’accordo: «sono le norme e le leggi – sostiene – a definire la validità o meno delle opere». E le leggi speciali, aggiungiamo, sanciscono che la conservazione della Laguna è «problema di preminente interesse nazionale», che si deve mirare «all’equilibrio idrogeologico e all’unità fisica ed ecologica della laguna» con «opere volte al riequilibrio idrogeologico della laguna, all’arresto e all’inversione del processo di degrado del bacino lagunare e all’eliminazione delle cause che lo hanno provocato».

L’esatto opposto del progetto che ora si discute, che sembra andare contro tutte le Leggi Speciali, il Piano Morfologico del 1993 e il Palav del 1995. L’opera approvata infatti conferma e stabilizza nel suo assetto attuale il Canale dei Petroli, primo fattore di demolizione della Laguna Centrale.

Italia Nostra non intende impedire la realizzazione di un confinamento del canale per finalità portuali, ma chiede che venga progettato in modo da invertire e non accelerare il degrado lagunare, sostituendo cioè alle barriere rigide (palancolate di acciaio ed enormi scogliere di pietrame, riflettenti le onde e destabilizzanti il fondale a ogni passaggio di nave) un sistema di interfaccia formato da elementi permeabili atti a recepire le energie e i sedimenti mobilitati.

Esattamente ciò che nel 2003 era stato richiesto dal voto unanime della Commissione Salvaguardia. Come dice Musolino, «abbiamo i mezzi tecnologici necessari e sufficienti per non costringerci a scelte dirimenti fra la salvaguardia ambientale e l’occupazione». Appunto. Vogliamo che tali opere siano fatte bene, con lo scopo di invertire il degrado e non di sancirlo per i decenni a venire. Su questo Italia Nostra non transige, apprestandosi a preparare ricorso.

Lidia Fersuoch
presidente della sezione di Venezia di Italia Nostra

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