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Green pass: Lavoratori separati in mensa ma poi assieme al lavoro e spogliatoi. Lettere

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Ebbene nel periodo ferragostano è tipico avere il “tormentone” estivo, se in passato era il brano musicale, oggi è il green pass che tiene banco.
La circolare del Viminale dava delle indicazioni ben chiare a riguardo, la FAQ governativa le ha stoppate ed ha considerato le mense aziendali come ristoranti, quindi si entra solo con green pass.
Mentre il mondo del lavoro è in subbuglio, la politica si è data alle ferie, tutto rinviato a settembre. Settembre sicuramente sarà il mese caldo della ripartenza della scuola e dei trasporti, sarà un disagio sociale.
Ma torniamo a noi a quei lavoratori che oggi sono discriminati perché non vaccinati ed a loro si nega la mensa, perché potenziali soggetti infetti, che poi la scienza ha dimostrato che anche chi è vaccinato può infettare ed essere un vettore e per questo è ancora più assurda questa normativa: non si entra , quindi devi mangiare all’aperto .

Alcune aziende , più attente , si sono attivate con il cestino da fornire e con dei gazebi , mentre altre si sono limitate a trasmettere una circolare interna ricordando il divieto e di far uso dei distributori /erogatori di merendine.
Mica male questa soluzione , un salasso per i lavoratori non vaccinati e un ottimo introito invece per i titolari dei distributori automatici.
Ma perché si separano i lavoratori in mensa e poi questi invece condividono spazi comuni a stretto contatto lavorando ed usufruendo dello stesso spogliatoio con annesse docce e servizi igienici?

Orami Confindustria ha imboccata la direzione del green pass nei luoghi di lavoro, presto arriverà il divieto di entrare per i no vax già ai tornelli d’ingresso e diventerà d’obbligo la vaccinazione senza se e ma, ma io mi chiedo per quale motivo Confindustria in piena pandemia non si è attività con una serie di campioni su base volontaria a fare i tamponi nei luoghi di lavoro, così da dare un forte contributo al sistema sanitario?
Ed ora invece spinge per il green pass ma non mette a disposizione dei propri collaboratori tamponi gratuiti da eseguire in modo tale da avere un ambiente “protetto” che tanto protetto non lo è visto che si ammalano anche gli immunizzati i quali devono rimanere in quarantena.

Mentre i lavoratori di ogni comparto subiscono questo “disagio “e “razzismo sanitario” la classe politica se ne andata in ferie seguita a treno dal sindacato, il quale si fa vivo con comunicati o con Twitter che non risolvono il problema, dimostrando tutta la “liquidità” del sistema delle relazioni industria-sindacali che ormai diventano sempre più virtuali lontane dalla realtà e quotidianità dei lavoratori italiani

Bragatto Gianluca
30021 Caorle (ve)

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Redazione Venezia
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  1. Perché mantenere le attuali norme di sicurezza e igienico sanitarie costa in termini economici e in personale da assumere, perché effettuare tamponi sul lavoro è un costo che le aziende non vogliono assumersi, perché un vaccino costa zero alle aziende e allo stato al massimo costa 20 €. Ecco perché la follia del vaccino obbligatorio.

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