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Il sindaco Luigi Brugnaro non ha dubbi: Via Piave di Mestre deve diventare un problema nazionale, chiede poteri più forti e spendibili per arginare il traffico di droga” e la situazione di disagio che ne deriva, costringendo gli abitanti della zona a stare sempre sulla difensiva, a temere serie conseguenze per la loro incolumità”.

Assessori e Sindaco si sono confrontati giorni fa con Paolo Antonini, che è stato aggredito per aver rimproverato un ragazzo che faceva la pipì sulla sua porta di casa, a due passi dai giardini di Via Piave. Un episodio, l’ennesimo, ha spiegato, che si somma ad uno spaccio sfacciato e impunito, a situazioni di degrado urbano e sociale: un insieme di circostanze che gli abitanti non riescono più a sopportare.

Le numerose iniziative atte a valorizzare il quartiere e rivitalizzare la parte positiva che i cittadini esprimono, come quelle organizzate al Parco Piraghetto, e il Farmer’s che troverà ospitalità proprio nei giardini di via Piave.
Momenti importanti di aggregazione per la nascita di una nuova e condivisa dimensione umana, che non riescono tuttavia a modificare “quella realtà” e a frenare il degrado.

E Sindaco, Giunta, Consiglio comunale, Municipalità e vigili urbani, hanno manifestato l’intenzione di chiedere al Governo di poter usare maniere energiche per dissuadere chi disturba e compie reati. Il sindaco pensa che una notte in cella potrebbe essere un tentativo… utile. Sarà attuabile, e soprattutto: sarà sufficiente?

La missione istituzionale ha visitato il quartiere, parlato con gli abitanti, gli esercenti, ascoltato i tanti racconti, episodi che fanno di Via Piave (forse per la sua adiacenza alla stazione ferroviaria?) una zona da proteggere.

Eppure, con i dovuti distinguo, sarebbe utile capire i motivi che hanno portato a questa situazione, comprendere chi è vittima e chi è carnefice in questa deriva, come intervenire socialmente, prevenire, arginare situazioni di disagio e di abbandono. Senza questa necessaria analisi sarà difficile modificare lo stato sociale, proprio perché la complessità degli elementi che minano la vivibilità di alcuni quartieri, rende indispensabile un’analisi accorta e competente.

Un percorso possibilmente all’unisono fra figure istituzionali, che hanno sì il dovere di difendere i cittadini e di reprimere chi viola le leggi, ma anche di rimuovere le cause dell’emarginazione e del degrado.

 
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Andreina Corso | 22/05/2016 | (Photo d’archive) | [cod piaveme]

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