Coronavirus: che succede se peggiora ancora? Che cos’è lo ‘Scenario 4’ di cui nessuno ha parlato finora

ultima modifica: 30/10/2020 ore 16:11

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Coronavirus: che succede se peggiora ancora? Gli esperti dicono che se la curva continuerà a salire ci si avvicinerà allo ‘scenario 4’. Un ambiente di cui non si era sentito parlare finora ma che fa parte anch’esso dei piani con cui si fanno le previsioni su come affrontare la pandemia. Lo ‘scenario 4’ è composto da tre ‘livelli’ e comprende, in quello peggiore, una sorta di situazione da film in cui i piani sono saltati, dove non è più possibile alcun tracciamento, dove si arrendono le misure di contrasto. Dove le strutture saltano perché non ce la fanno più: uno scenario da cercare di evitare in tutte le maniere.


Non si tratta di fantascienza. Purtroppo. Sulla carta è teorizzata anche questa fase estrema di cui finora non si conoscevano dettagli, in cui le pianificazioni, gli scenari, le iniziative, non hanno più efficacia. Una situazione che inevitabilmente comporterebbe caos.
Sono i numeri sui contagi da Covid-19 in costante crescita, giovedì quasi 27mila, ed il valore dell’indice di trasmissibilità Rt, a far parlare per la prima volta di Italia verso lo scenario 4, l’ultimo ed il più grave panorama previsto nel documento ‘Prevenzione e risposta a COVID-19′ redatto dall’Iss.
E’ infatti molto probabile, secondo quanto si apprende da fonti qualificate,

che il valore di Rt abbia superato l’1,5 registrato la scorsa settimana (riferito al periodo 12-18 ottobre). Ciò per effetto del forte aumento dei casi.
Proprio Rt sopra 1,5 è uno degli elementi che delinea lo scenario più grave dell’epidemia.


La curva epidemica implacabilmente continua a salire: i 26.831 nuovi casi registrati ieri fanno indicare come sempre più realistico per l’Italia lo scenario 4, l’ultimo più grave previsto caratterizzato da una (testuale) “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo” ed indicato nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19”, redatto da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Si avvicina cioè lo scenario più critico che, secondo il documento, si riferisce a una “una situazione non gestibile con le misure straordinarie già messe in atto”.
Fonti qualificate hanno indicato infatti all’ANSA che è molto probabile che il forte aumento dei casi abbia portato l’indice di contagio Rt (che indica le persone che possono essere contagiate da un individuo con il virus) oltre l’1,5 registrato fra il 12 e il 18 ottobre.
Di questi scenari ha parlato anche il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) Agostino Miozzo: “sono allo studio tutte le misure. Oggi – ha detto a Radio Popolare – siamo entrati nello scenario 3, ma c’è anche lo scenario 4”.
“Quindi,

che il lockdown sia una delle ipotesi previste – generale, parziale, localizzati, o come quello che abbiamo visto a marzo – era previsto. Speravamo, auspicavamo di non arrivare a quelle ipotesi. Ma se guardiamo anche ai Paesi accanto a noi, sono purtroppo ipotesi realistiche”.

A rendere realistico il più critico degli scenari è l’aumento dei casi, che mostra ormai una progressione continua da almeno quattro settimane: da allora la curva epidemica continua a mostrare un andamento chiaramente esponenziale, con tempi di raddoppio di circa una settimana.

Aumenta di riflesso il numero dei nuovi decessi, con 217 in più in 24 ore, e quello dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva, saliti di 115 unità. “E’ un brutto segnale perché a distanza di tempo i ricoveri in terapia intensiva finiscono per pesare sulla mortalità”, ha detto il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma.

Il numero dei tamponi eseguiti ha toccato il nuovo record di 201.452 i tamponi in 24 ore, ma è un incremento che non corrisponde purtroppo alla capacità di individuare tutti i casi. Lo indica


il rapporto fra casi positivi e tamponi, del 13,3%. “E’ un dato che indica che il tracciamento è perso: se il numero di positivi misurato è così grande, il 13,3% è un valore molto alto”, ha osservato.
“In queste condizioni il numero che leggiamo per i nuovi positivi è molto inferiore a quello reale: quando i rapporti diventano così alti, molti sfuggono e il numero reale si comincia a perdere”.

Lombardia. Liguria e Piemonte sono le regioni in cui la situazione è più critica; al Centro sono Lazio e Toscana le regioni con più problemi, ma tengono ancora, e al Sud la regione con più criticità è la Campania. La scommessa con la possibilità di piegare la curva epidemica si giocherà nei prossimi giorni: “saranno cruciali per cercare di implementare le regole decise dal governo”, ha detto Marinari.

I primi risultati, ha aggiunto, “potrebbero cominciarsi a vedere già fra quattro o cinque giorni e la speranza è di poter cominciare a vedere un leggero calo dei nuovi positivi fra una settimana”.
Quanto al picco della curva epidemica, riuscire a vederlo o meno in tempi ragionevoli è solo una conseguenza dell’applicazione delle nuove misure: “dipende da quello che faremo. Se non ci comporteremo in modo responsabile- ha rilevato marinari – potremmo arrivare a mille morti al giorno: è quello che faremo che determinare l’andamento della curva”.

Scenario 4
Lo scenario 4 sarebbe dunque la fase che ci aspetta se non avverrà presto un’inversione di tendenza.
E’ definita la fase ultima, la più grave prevista caratterizzata da una “situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo”.
E’ tutto scritto nel documento “Prevenzione e risposta a Covid-19”, redatto da ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità (Iss).

Si tratterebbe di un momento tragico in cui, secondo il documento,


si vivrà “una situazione non gestibile con le misure straordinarie già messe in atto”.

Lo scenario 4, come come gli altri 3, prevede inoltre una classificazione in tre passaggi del rischio settimanale nelle Regioni/PA:
rischio moderato (per almeno 4 settimane consecutive ad una valutazione del rischio più elevata);
rischio alto/molto alto (per meno di 3 settimane consecutive)
e rischio alto/molto alto (per 3 o più settimane consecutive e situazione non gestibile).

Quest’ultimo livello è caratterizzato da “trasmissione comunitaria diffusa, cluster non più distinti tra loro, nuovi casi non correlati a catene di trasmissione note, pressione sostenuta per i Dipartimenti di Prevenzione”, e tra le azioni indicate figura il “considerare la possibilità di restrizioni estese Regionali/provinciali”.

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