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mercoledì 28 Luglio 2021

Caldo record a New York. De Blasio: “Riducete consumi o sarà blackout”

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Caldo record anche a New York e oltre al pericolo per la salute che produce questa ondata di calore straordinaria c’è anche il pericolo di sovraccarico di energia elettrica provocata da un sempre maggior ricorso ai climatizzatori impostati alla massima potenza.
Il sovraccarico, infatti, potrebbe produrre blackout e danni sulle linee tali per cui la popolazione resterebbe senza “luce” per svariati periodi di tempo.
“Riducete il consumo di energia per evitare blackout”. E’ l’appello del sindaco di New York, Bill de Blasio, ai residenti.
La Grande Mela è alle prese in queste ore con un’ondata di caldo che ha fatto schizzare la temperatura percepita a più di 41 gradi.
Ma il caldo record più in generale ha attanagliato da una parte all’altra delle coste americane.
Nella costa occidentale nelle ultime ore è stato calcolato che il caldo ha causato almeno 63 morti in Oregon.

Sono le stesse ore in cui è arrivato l’allarme per il caldo record in Canada, con 50 gradi e oltre 230 morti.
Il Canada sta avendo ospedali in tilt come all’inizio della pandemia, scuole e centri vaccinali chiusi, cavi del tram fusi, hotel e ‘cooling center’ presi d’assalto.
Persino orsi che si tuffano in piscina per rinfrescarsi con i loro piccoli.
Sono dati e immagini che sono arrivate dal Canada occidentale, travolto da una ondata di caldo senza precedenti, con temperature record di quasi 50 gradi.
Una “cupola termica” di alta pressione che intrappola il caldo e che si estende dai territori artici lungo la West coast americana, dallo Stato di Washington sino alla California, dove la prolungata siccità aumenta il rischio di incendi forestali devastanti.
Tanto da indurre le autorità a vietare o cancellare in molte località i fuochi d’artificio in occasione della festa dell’Indipendenza del 4 luglio per il timore di scatenare roghi pericolosi.
E da indurre Joe Biden a convocare una riunione virtuale con i governatori degli Stati occidentali per discutere la prevenzione degli incendi, che nel Golden State hanno già superato quelli dello stesso periodo del 2020, l’anno peggiore nella storia locale.
“E siamo solo a giugno, la stagione degli incendi va avanti fino ad ottobre. Occorre investire nella prevenzione, dobbiamo avere un coordinamento federale”, ha insistito il presidente, decretando per quest’anno l’aumento provvisorio ad almeno 15 dollari l’ora del salario dei pompieri e un bonus del 10% per chi è in prima linea, con l’auspicio di rendere permanenti le misure in Congresso.

Alimentato dal cambiamento climatico, il cocktail di caldo, siccità e fiamme sta diventando ormai un’emergenza cronica lungo la costa occidentale americana: dal 2015 gli Usa hanno subito in media circa 100 maxi incendi boschivi in più ogni anno rispetto all’anno precedente, con numerosi morti e danni per miliardi di dollari.
Ma quest’anno per la prima volta l’ondata di caldo estremo ha sconfinato anche verso il più fresco Canada, in particolare nella British Columbia, con temperature di quasi 50 gradi, circa 20 sopra la media: nella sola area di Vancouver ci sono stati almeno 134 morti tra venerdì e lunedì scorsi, di cui 65 in città.
In gran parte si tratta di anziani o persone in cattive condizioni di salute, per le quali si ritiene che il caldo sia stato un fattore fatale.

La colonnina di mercurio ha raggiunto il livello record nel piccolo villaggio di Lytton, 250 km a est di Vancouver: 49,6 gradi.
Il premier della British Columbia, John Horgan, ha ammesso che la più calda settimana mai sperimentata da questa provincia canadese ha causato “conseguenze disastrose per le famiglie e le comunità”.
Anche perché molte abitazioni non hanno l’aria condizionata, dato che le temperature sono normalmente molto più basse durante i mesi estivi.
Ecco perché gli hotel, dotati di impianti di condizionamento, sono tutti sold out e la gente affolla i centri di emergenza allestiti per offrire refrigerio.

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Almeno una dozzina di morti e temperature record anche nella West coast americana: 46,1 a Portland (Oregon) e 42,2 a Seattle (Washington).
Sono i livelli più alti dagli anni Quaranta del secolo scorso, ossia da quando sono cominciate le rilevazioni meteo.
Un medico di Seattle ha paragonato il numero di pazienti ricoverati per colpi di calore a quello dell’inizio della pandemia, mentre un altro ha riferito che un uomo ha subito ustioni di terzo grado camminando sull’asfalto cocente.
I residenti delle aree colpite dalla calura estrema giurano di non aver mai sperimentato una situazione simile e temono che possa diventare un fenomeno frequente.
Del resto anche globalmente l’ultimo decennio è stato il più caldo mai registrato e gli ultimi cinque anni i più infuocati.

Situazione non drammatica ma meritevole di attenzione anche in Italia dove è stato vietato lavorare nei campi in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12.30 alle 16 in giornate a rischio alto in Calabria.
E’ quanto prevede un’ordinanza firmata dal presidente ff della Regione Calabria, Nino Spirlì in materia di igiene e sanità pubblica inerente all’attività lavorativa nel settore agricolo.
Il provvedimento ha efficacia immediata e sarà valido fino al 31 agosto 2021 sull’intero territorio regionale nelle aree o zone interessate dallo svolgimento di lavori nel settore agricolo.

Nel provvedimento regionale si considera che “l’eccezionale ondata di caldo, caratterizzata da fasi in cui le temperature risultano particolarmente elevate, rende rischioso lo svolgimento dell’attività lavorativa, soprattutto nei settori per i quali il lavoro viene svolto prevalentemente in ambiente esterno”.
Viene inoltre sottolineato che “il lavoro nel settore agricolo è svolto essenzialmente all’aperto, senza possibilità per i lavoratori di ripararsi dal sole e dalla calura nei momenti della giornata caratterizzati da un notevole innalzamento della temperatura.

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