Boom della voga alla veneta
GRAZIE ALLE REMIERE E ALLE ASSOCIAZIONI VOLTE A DIFFONDERLA
Il cui importante operato, ai fini della trasmissione delle nostre più peculiari tradizioni alle generazioni più giovani, non sempre è riconosciuto come e quanto meriterebbe e sarebbe doveroso fare
Erano pochi, anzi, senza tema di esagerare, pochissimi fino a qualche tempo addietro i veneziani che sapessero vogare con la dovuta perizia. In genere si trattava di qualche anziano piuttosto avanti con gli anni e la cui infanzia e giovinezza si erano svolte, suo malgrado o per fortuna, in una Venezia precedente il boom economico e il conseguente avvento della motorizzazione di massa, in cui era giocoforza soprattutto per le categorie meno abbienti sapersela assolutamente cavare con la voga, sia per poter portare a casa la cosiddetta pagnotta che per svagarsi e rilassarsi quel poco che era allora consentito: magari con una domenicale e salutare vogata, assieme ad amici e famigliari, nelle allora ancora placide acque lagunari.
Da non pochi anni a questa parte, tuttavia, le cose sembrano essere totalmente cambiate. Non solo infatti, rispetto un tempo, è divenuto assai più frequente, in laguna o nei canali del centro storico, imbattersi in provetti vogatori, ma, quel che maggiormente colpisce e sorprende, è che essi siano soprattutto, a differenza di un tempo, sia uomini sia donne e per lo più, sia gli uni sia le altre, addirittura giovanissimi. Tutti appartenenti, in genere, a qualcuna delle numerose remiere del centro storico o della vicina terraferma, oppure a qualcuna delle associazioni sorte in tempi a noi più recenti e volte alla diffusione della voga alla veneta.
E ciò, oltre a confortare il nutrito gruppo di pessimisti, i quali paventavano, fortunatamente a torto, che la nefasta passione per i moderni e velocissimi barchini a motore – altrimenti detti “barchini-jet” – assai diffusa tra i giovani e giovanissimi, fosse ormai destinata ad affermarsi definitivamente fra le passioni di questi ultimi, ci fa capire l’importanza, ai fini della trasmissione delle nostre più peculiari tradizioni alle generazioni più giovani, dell’operato delle società remiere e delle suddette associazioni: non sempre riconosciuto come meriterebbero e quanto sarebbe doveroso fare.
Enzo Pedrocco
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