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Sospetto di maltrattamenti e droga: bambina allontanata. Non era vero, ma ai genitori vengono chieste le spese

Un esempio di cronaca dell’assurdo e dell’impietoso che ha come protagonista una bambina di pochi mesi e dei suoi genitori raccontata dalla cronaca locale. La vicenda raccontava all’epoca di un taglio alla lingua della piccola che impensierisce mamma e papà, residenti nel Veneziano, che la portano in ospedale, a Padova, affinché sia curata. Si dirama […]

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bambino piccolo che piange

Un esempio di cronaca dell’assurdo e dell’impietoso che ha come protagonista una bambina di pochi mesi e dei suoi genitori raccontata dalla cronaca locale.
La vicenda raccontava all’epoca di un taglio alla lingua della piccola che impensierisce mamma e papà, residenti nel Veneziano, che la portano in ospedale, a Padova, affinché sia curata. Si dirama in una storia che narra di una bimba affidata per due mesi ad una comunità e dei Servizi Sociali che ora chiedono alla famiglia (vittima di un’ingiustizia), di pagare il conto.

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Scopri come fare

Siamo al primo mese dell’anno e i medici, dopo aver visitato la neonata, non credono alla versione dei fatti raccontata dai genitori, dubitano che la ferita possa essere stata provocata dal rovesciamento del seggiolino ”Ovetto”, così come è stato spiegato, la giudicano incompatibile con la diagnosi.

Si aggrava la situazione dei genitori quando i sanitari riscontrano tracce di cocaina nella bambina e si sentono in dovere di informare la Casa del Bimbo Maltrattato di Padova, che a sua volta si rivolge al Tribunale dei Minori, che oltre a sospendere la potestà genitoriale, affida la bimba, con la madre, ad una comunità.

I genitori assicurano di non aver mai maltrattato la bambina, né di aver assunto cocaina e infatti gli esami cui si sono sottoposti confermano le loro dichiarazioni.
Nonostante la diagnosi che li scagionava, la Procura di Venezia apre un ulteriore fascicolo, ed incarica un proprio consulente ad una successiva valutazione medica, che fa luce su tutta la vicenda, rilevando che i genitori avevano detto il vero.

La ferita alla lingua risulta compatibile con la versione dei genitori e le tracce di cocaina riscontrate sui capelli potevano essere state causate da agenti esterni estranei alla coppia: da qui la sospensione di tutta la vertenza, che ha implicato dolorosamente la famiglia, finalmente riunita e rassicurata.

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Ma ecco che puntuale giunge la beffa della ciliegina sulla torta al gusto di risarcimento richiesto dai Servizi Sociali del Comune, che pretende una parte della quota spesa per il soggiorno (forzato) in comunità, “come da regolamento municipale”.

Il legale della famiglia, l’avvocato Matteo Mion, promette giuste e adeguate rimostranze per una vicenda tanto delicata quanto odiosa, di cui, pur nel rispetto dei ruoli e delle competenze altrui, “qualcuno dovrà pur rispondere”.

Andreina Corso | 08/09/2016 | (Photo: archive – foto di repertorio non riconducibile alla notizia -) | [cod neonama]

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