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A Marghera da tutto il Veneto in corteo per Gaza: migliaia in strada. Bloccato il porto

A Marghera la mobilitazione regionale per Gaza ha bloccato l’accesso al porto commerciale e ha provocato forti disagi al traffico nella mattinata e nel primo pomeriggio. La manifestazione, organizzata in concomitanza con lo sciopero generale del 22 settembre, ha visto la partecipazione di associazioni, sindacati e comitati provenienti da tutto il Veneto e si è […]

A Marghera la mobilitazione regionale per Gaza ha bloccato l’accesso al porto commerciale e ha provocato forti disagi al traffico nella mattinata e nel primo pomeriggio. La manifestazione, organizzata in concomitanza con lo sciopero generale del 22 settembre, ha visto la partecipazione di associazioni, sindacati e comitati provenienti da tutto il Veneto e si è concentrata sull’obiettivo dichiarato di ostacolare le attività dello scalo del Porto di Venezia in segno di solidarietà verso la popolazione della Striscia di Gaza.

La giornata è iniziata con la partenza del corteo da piazzale Giovannacci alle 10:15. I promotori avevano annunciato un blocco del porto collegandolo alla missione via mare denominata Global Sumud Flotilla, la cui finalità è recapitare cibo e beni essenziali alla popolazione di Gaza. Alla mobilitazione hanno aderito sigle sindacali che avevano proclamato lo sciopero (tra cui Usb, Cub, Sgb e Adl Cobas), la rete dei centri sociali del Nordest, gruppi studenteschi e vari comitati locali; tra i partecipanti sono stati segnalati medici, studenti e lavoratori.

Il corteo si è mosso lungo via dell’Azoto in direzione del varco doganale del porto commerciale. Al suo arrivo, gli organizzatori hanno definito esplicito l’intento di creare un blocco, esprimendo la volontà di fermare il transito di merci che, secondo la protesta, potrebbero includere armamenti destinati a teatri di guerra. Il percorso ha portato la manifestazione fino a un cordone di polizia disposto a breve distanza dall’ingresso portuale, dove erano schierati agenti in assetto antisommossa e diverse camionette.

Nel corso della mattinata e del primo pomeriggio il corteo ha creato rallentamenti e code di mezzi pesanti: già nelle prime ore si sono formate colonne di tir lungo la tangenziale di Mestre e sulle arterie di accesso all’area portuale, con impatto sulle normali attività logistiche dello scalo. La presenza dei manifestanti ha determinato l’interruzione temporanea di alcune operazioni portuali, secondo quanto riferito dagli organizzatori della protesta.

Verso le ore 14 la situazione è degenerata e si è creata una fase di confronto fisico tra manifestanti e forze dell’ordine. Dopo un tentativo da parte dei partecipanti di avanzare oltre la linea di contenimento, la polizia ha impiegato gli idranti montati sulle camionette per indurre la folla a indietreggiare. L’uso degli idranti ha rappresentato la misura principale adottata dalle forze dell’ordine per ricondurre la mobilitazione entro limiti di spazio predeterminati e per riaprire progressivamente i varchi di accesso al porto.

I promotori della manifestazione avevano richiamato la necessità di trasformare la solidarietà in azioni dirette, e avevano indicato il blocco delle infrastrutture come strumento per esercitare pressione politica ed economica. In particolare, l’appello alla sospensione del transito di merci collegava la protesta a un più ampio obiettivo di denuncia delle presunte complicità nelle forniture belliche. Queste richieste sono state espresse in modo collettivo dagli organizzatori e tradotte nelle modalità di occupazione della strada che conduce al casello del porto.

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Nel corso della giornata è stata inoltre segnalata un’occupazione simbolica del rettorato di Ca’ Foscari, a Venezia, come parte delle iniziative collegate alla mobilitazione regionale. L’azione ha coinvolto settori della cittadinanza e della comunità studentesca e si è inserita nel quadro delle manifestazioni promosse su scala nazionale lo stesso giorno.

La stima dei partecipanti al corteo è stata di circa quindicimila persone, un numero che gli organizzatori hanno indicato come rappresentativo della mobilitazione regionale. Le autorità presenti sul posto hanno gestito il dispositivo di ordine pubblico dispiegando personale in assetto antisommossa e mezzi di contenimento per evitare l’ulteriore propagazione del blocco verso le aree operative del porto.

Al termine dell’azione, gli accessi principali sono rimasti comunque soggetti a controlli e ripristino graduale delle condizioni di sicurezza per consentire la ripresa delle attività. Non sono state riportate, nel materiale consegnato per la stesura di questo resoconto, indicazioni dettagliate su arresti o feriti; l’unica notazione sulle misure di ordine pubblico riguarda l’impiego degli idranti per riaffermare la distanza tra manifestanti e varchi doganali.

La protesta di Marghera si inserisce in una giornata di mobilitazioni diffuse in Italia contro gli eventi in Medio Oriente, e i promotori hanno collegato la partecipazione locale all’adesione a iniziative nazionali e internazionali a favore della popolazione palestinese. Sul piano operativo, l’episodio ha evidenziato la potenza del blocco come strumento di pressione sulle vie del commercio locale e la reattività delle forze dell’ordine nel tentativo di salvaguardare la transitabilità degli snodi logistici.

La ricostruzione cronologica degli eventi rivela una progressione dalla manifestazione pacifica mattutina alla tensione nel primo pomeriggio, culminata con l’intervento della polizia per contenere e obbligare i partecipanti a riordinarsi. Le conseguenze immediate riguardano ritardi e rallentamenti nelle operazioni portuali e un’attenzione rafforzata al dispositivo di sicurezza nella zona, mentre gli organizzatori hanno confermato che la mobilitazione proseguirà nelle forme ritenute opportune dalle singole sigle coinvolte.

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2 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Leggo i nomi dei C.S. ….e sono sempre loro. I firmatari dell’ accordo del 1993;, la progenie di personaggi noti che dopo aver fatto più danni dell’ acqua alta in laguna , e riuscito a trasformarsi in pescatore d’anime , protetto dalla piovra vaticana. Le motivazioni della manifestazione sono assolutamente condivisibili , peccato che a questi soggetti della causa in questione sto giro come altre volte , freghi poco , l’importante è la visibilità , esserci sempre e cmq. Il Leonka l’ham sgomberato . Rivolta , Morion, Pandora ne Pedro non riusciamo ha toglierceli dalle b…e , e sarebbe un bene soprattutto perché si ritiene di sinistra , soprattutto quella fuori da giochini e giochetti di politica istituzionale

  2. Io volevo invece ringraziare le donne e gli uomini del nostro esercito che dal 2024 in numerose missioni , quasi mai citate dai media, hanno paracadutato tonnellate di generi alimentari e di medicinali nella striscia di Gaza e in decine di altri posti come la Somalia dove la gente muore tra guerre e carestie dimenticate dai media e dagli stessi ” pacifisti” …. Grazie !!!!

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