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Ebola in Repubblica Democratica del Congo, Medici Senza Frontiere: «l’epidemia non si è fermata, è la più grave mai registrata»

Medici Senza Frontiere lancia l'allarme: oltre 3.800 casi confermati e più di 1.700 morti. La risposta internazionale deve accelerare

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Medici Senza Frontiere descrive come «senza precedenti» la diffusione di Ebola nell’est della Repubblica Democratica del Congo: secondo l’organizzazione, al 3 agosto i casi confermati superano i 3.800 e i decessi sono oltre 1.700. Numeri che, avverte MSF, segnalano una crescita molto più rapida rispetto alle precedenti ondate.

Dati dell’Organizzazione mondiale della sanità aggiornati al 1° agosto indicano 3.605 casi confermati, una cifra che colloca questa fase dell’epidemia come la più ampia mai osservata nel Paese, superando il picco del 2018. A undici settimane dalla dichiarazione dell’epidemia sono stati registrati quasi 1.500 decessi, un bilancio che risulta nettamente superiore rispetto allo stesso arco temporale della crisi del 2014 in Africa occidentale.

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Le équipe sul campo segnalano che l’epidemia non dà segnali di rallentamento. Nuovi focolai vengono individuati quasi ogni giorno in località finora non collegate alle catene di trasmissione già note, complicando il lavoro di contenimento e il tracciamento dei contatti.

I dati raccolti da MSF mettono in luce lacune operative significative. Nel centro di cura per Ebola gestito dall’organizzazione a Bunia, in provincia dell’Ituri, il 90% dei pazienti ricoverati non risultava essere stato individuato attraverso le attività di contact tracing. Nella stessa provincia, solo il 59% dei contatti è stato tracciato, una percentuale insufficiente per spezzare le trasmissioni.

Secondo la vice direttrice medica di MSF, Philippa Boulle, la risposta deve procedere a velocità superiore rispetto alla propagazione del virus. Le attività di screening e ricerca dei contatti, pur ampliatesi, non bastano: restano «molte lacune critiche da colmare», sottolinea l’organizzazione.

Accanto all’emergenza Ebola, la regione affronta una crisi sanitaria più ampia. Malaria, morbillo, colera e malnutrizione continuano a causare malattie e vittime, mentre le strutture locali rischiano di veder compromessi i servizi essenziali proprio nel momento in cui sono più necessari. MSF richiama l’attenzione sulla necessità di sostenere gli ospedali e i centri sanitari per garantire cure di base e proteggere il personale medico.

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L’accesso ai pazienti e alle forniture resta un problema centrale. Le condizioni logistiche nelle zone remote sono destinate a peggiorare con l’arrivo della stagione delle piogge, che renderà più difficili gli spostamenti. L’organizzazione chiede inoltre garanzie affinché restrizioni alle frontiere, misure sanitarie o oneri amministrativi non ostacolino la rotazione del personale umanitario, il trasferimento dei pazienti e la consegna dei materiali medici.

Un altro elemento ritenuto cruciale è il coinvolgimento delle comunità locali. MSF sottolinea che una risposta efficace deve essere costruita insieme agli attori sul territorio e guidata da loro; senza questo approccio, le attività di sorveglianza continueranno a non intercettare numerosi casi, ritardando diagnosi e isolamento.

La visita in Repubblica Democratica del Congo del direttore generale dell’OMS, il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, è stata l’occasione per ribadire la gravità della situazione e la necessità di intensificare la reazione internazionale. MSF invita a un rafforzamento rapido e coordinato degli interventi sul campo.
La risposta sanitaria si sta ampliando, ma al momento non raggiunge le comunità con la rapidità necessaria per interrompere le catene di trasmissione. Secondo MSF è urgente agire subito: ogni giorno perso permette al virus di guadagnare terreno e tradursi in ulteriori vittime.

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Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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