Percentuali alunni stranieri a scuola primaria al 68%. Soluzioni Flc Cgil

Scuola Giulio Cesare di Mestre. La Flc Cgil fa il punto sulla situazione degli alunni stranieri. Da qualche tempo nella stampa locale appaiono articoli riguardanti il tetto di alunni stranieri che l’ Istituto Comprensivo “Giulio Cesare”, accetterà per le iscrizioni dell’anno scolastico 2017 – 2018.
La circolare ministeriale è del 2010, parlava di un tetto del 30% e specificava che spetta al “direttore generale dell’Ufficio Scolastico regionale” il poter innalzare tale limiti.
E’ stato il consiglio di Istituto che ha deciso una deroga al 40%. Finora nessuno aveva impugnato questa circolare (non una legge!).

Osservando i numeri degli alunni stranieri iscritti alla scuola si comprende bene il servizio di accoglienza (offerto alle famiglie del territorio) finora svolto dalla scuola. Le percentuali di frequenza degli alunni stranieri della scuola primaria sono mediamente del 68% e quelle della scuola secondaria di primo grado sono del 47,5%.

Cosa è successo negli ultimi anni? E’ successo che la denatalità delle famiglie italiane, sommata ai ricongiungimenti familiari degli stranieri ha comportato una prevalenza netta di alunni stranieri, residenti nel nostro territorio e in particolare nello stradario della nostra sede.

Nell’ultimo anno il fenomeno si è complicato per la presenza prevalente di una sola etnia, quella bengalese, negli iscritti alla scuola dell’infanzia. La scuola italiana di oggi è dotata di una certa autonomia scolastica riguardante la progettazione di percorsi di inclusione attiva, progetti più volte approvati dal collegio dei docenti. Ma di fronte ad una situazione di emergenza vanno trovate soluzioni adeguate.

L’ipotesi paventata è quella di istituire un servizio di pullmini per trasportare in altre scuole gli alunni stranieri eccedenti la percentuale del 40%. Un servizio costoso, pluriennale, dall’organizzazione non semplicissima.

La FLC Cgil respinge questa idea proponendo di reperire sul territorio dei facilitatori linguistici (probabilmente uno per plesso a seconda della consistenza numerica) che possano affiancare le maestre, fare da intermediari con i genitori dei piccoli (generalmente le mamme che, di solito, hanno più difficoltà con l’Italiano). Organizzare dei veri e propri moduli (come si fa in altri Stati europei) per una prima conoscenza della lingua della comunicazione.

Il collegio dei docenti della scuola G. Cesare ha senz’altro la capacità di ideare e realizzare concretamente questi progetti. L’assunzione di questi facilitatori potrebbe effettivamente vedere la cooperazione di Enti Locali e dell’ Ufficio Scolastico territoriale e Regionale. Sarebbero contratti a tempo determinato, rinnovabili se la situazione dovesse persistere come è molto probabile. Il messaggio che verrebbe dato alle famiglie del territorio sarebbe decisamente positivo e non creerebbe il problema di accuse di discriminazione tra le famiglie dello stradario della scuola.

La Flc Cgil si fa promotrice di questa proposta, anche alla luce del fatto che altri quartieri nelle nostre città presentano analoghe situazioni. E’ ora di investire sull’accoglienza, non basandosi solo sulla buona volontà, l’intelligenza, le capacità progettuali dei docenti.

Se è vero che questi ragazzi saranno i nostri cittadini di domani, se è vero già oggi che sono figli di lavoratori che danno il loro fattivo contributo al territorio, perché sradicarli dalle strutture scolastiche vicine alla loro residenza? Perché rischiare di far perdere il posto a docenti che già oggi hanno molta più esperienza di altri nell’integrazione? E se la scuola Giulio Cesare invece perdesse classi perché nessuno garantisce l’altro 60% di italiani? Allora questa scuola sarà destinata a un deciso ridimensionamento e quindi ad offrire al territorio un servizio inferiore a quello attuale.

In questo senso bisogna iniziare a intraprendere politiche costruttive e effettivamente inclusive.

Segreteria generale
Flc Cgil Venezia


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Una persona ha commentato

  1. A sentire invece politici e stampa i soli gravi problemi che emergerebbero oggi sarebbero quelli che consigliano di superare ipotetici stereotipi di genere attraverso pratiche (ri)educative fatte senza il coinvolgimento dei genitori. Avanti così…siamo progressisti.

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