Si torna in campo, qualcuno ancora col pandoro sullo stomaco

Al giorno d’oggi perché un imprenditore dovrebbe entrare nel mondo del calcio? Difficilmente a spingerlo è la passione per questo sport e ancora più arduo è il tifo per la squadra del cuore. Oramai nessun presidente è padrone dei colori del cuore e quindi ci troviamo di fronte a puri e semplici interessi economici.

Inutile girarci attorno, dire che nel mondo del calcio non c’è guadagno è una menzogna che per anni ci hanno raccontato.

Il calcolo è semplice, per i diritti TV una squadra come l’Hellas Verona (con un bacino di utenza di undicimila abbonati circa), guadagna dai venti ai trenta milioni di euro all’anno di massima serie. Questa stagione è la quarta sotto la presidenza di Maurizio Setti.

La retrocessione ha “fruttato” un paracadute di venticinque milioni, introiti ovviamente minori (quindi chi sostiene che quella di due anni fa fu una retrocessione voluta, oltre a capire poco di calcio è anche un cattivo manager) e quindi dal punto di vista finanziario i Gialloblù sono sicuramente virtuosi. Come ha infatti sostenuto il direttore sportivo Filippo Fusco nell’ultima conferenza stampa.

Il problema è che oltre a questo, ha anche affermato che il presidente non è più intenzionato a investire nella squadra.

Decisione condivisibile se si fosse agito diversamente in questi anni. Per poter pianificare l’autogestione o si potenziava davvero il settore giovanile vendendo i frutti del proprio lavoro, in stile Atalanta. Oppure si allargava la rete di talent scout per scovare talenti a costo zero e rivenderli a cifre congrue dopo qualche anno. Come l’Udinese di Pozzo.

Nessuna di queste cose è stata veramente attuata, dato che i due talenti emersi in queste stagioni, Jorginho e Donsah, sono stati venduti praticamente alla prima offerta e a cifre irrisorie.

In questo caso, solo l’affare Iturbe nella gestione Sogliano è rientrato in questa strategia. Sembra quasi che negli anni l’interesse della dirigenza nei confronti della squadra, sia scemato.

Non va comunque dimenticato che quattro anni di serie A fa rientrare Maurizio Setti tra i presidenti con il maggior numero di anni della massima serie.

Inutile offendersi e sbandierare la grande storia dell’Hellas come continuano a fare certi tifosi e certa stampa, perché a parte il mitico periodo degli anni ottanta, la storia degli Scaligeri è fatta di alti e bassi. Con una maggioranza di questi ultimi.

A questa dirigenza quindi non resterebbe che investire ma se non vi è la possibilità e la volontà, perché insistere e non cedere il club?

Forse perché non ci sono veri potenziali compratori e qui si trovano i veri colpevoli della situazione: gli imprenditori veronesi.

Inutili gli striscioni della curva contro Pecchia e Fusco, loro sono semplici dipendenti che agiscono con le risorse a disposizione.

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Mattia Cagalli
Fin dalla prima ora tra i fondatori di questo Giornale, è giornalista, scrittore e regista cinematografico. Laureato in Scienze della Comunicazione, si occupa anche di calcio e del Verona, sue grandi passioni.

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