Stop kebab, pizza e pasta take away, il decoro di Venezia è davvero salvo?

ultimo aggiornamento: 06/04/2017 ore 04:32

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Sindaco Tosi indica strada a Brugnaro per Venezia: stop a negozi di kebab a Verona

Nuova ordinanza comunale per salvare il decoro di Venezia per mettere un freno a Kebab e Pizza al volo. Chi c’è, chi viene, chi vende e chi acquista. Chi perde, chi guadagna: la catena del ‘chi’ si inceppa tra i masegni di Venezia che insieme ai veneziani stanno ragionando sulle “offerte” turistiche in ragione della tante esperienze vissute dalla città, anche in vista delle vicine feste pasquali.

Folle di visitatori richiedono servizi essenziali, possibilmente a prezzi contenuti e fino ad oggi questa risposta la davano i negozi di pizze al volo, e Kebab, un’offerta spicciola, pranzo e cena fornito in cartocci o cartoni, piatti sostitutivi provvidenziali, magari da assaporare seduti sui gradini di una chiesa, o su quelli dei ponti, meglio se di Rialto o l’Accademia, dove ci si gode anche un magnifico panorama.

A questo punto s’insinua la parola decoro e da anni chi (sempre chi) osserva Venezia nel suo insieme, ritiene che la città meriti più rispetto, che pasteggiare seduti sui monumenti non sia decoroso, che spesso a questo comportamento “discutibile” si aggiungono rifiuti lasciati per terra, anche a causa dei cestini troppo pieni, ma non solo.

L’esigenza di una città sostanzialmente più pulita, ordinata, capace di accogliere, ma convinta a far rispettare il suo “corpo e anima”, è giunta a Ca’ Farsetti, che in quanto madre accudente di Venezia, intende intervenire sulla sua educazione e su chi la porterebbe “sulla cattiva strada”.

L’Unesco preme, attende che vengano rispettate le aspirazioni suggerite per la ricostruzione di una Venezia possibile incentrate sulla sua vivibilità, che il Comune e le Fondazioni culturali della città dovrebbero offrire entro pochi mesi.

Per ora, ecco l’ordinanza che vieta nuovi negozi di pizza, pasta da asporto e kebab, che l’assessore al Commercio Francesca Da Villa, appoggiata dal Sindaco Luigi Brugnaro e dalla Giunta, porteranno all’attenzione della competente commissione consiliare, con destinazione voto in Consiglio e poi trasposizione ovvia, in regione.

Il divieto, che non tocca l’esistente, ma si riferisce alle attività future, rispetta i principi del decreto Calenda del novembre scorso, che vieta nuove imprese commerciali di street food (spuntino o pranzo veloce, cibo da strada secondo la F.A.O. e la lingua italiana), non riguarda le isole di Murano, Burano, Lido e Pellestrina e non tocca le gelaterie, che si collocano tra i consumi artigianali.

Chi ha già inoltrato domanda nei mesi precedenti, non rientra nelle nuove norme. A spingere e sollecitare la delibera, il testo del consigliere fucsia Paolo Pellegrini, che attraverso una mozione, ha chiesto alla Giunta di arginare le attività considerate non compatibili con la salvaguardia del decoro di Venezia e nel mirino sono subito apparse quelle su citate, ben nella consapevolezza, che questo sarebbe solo un primo passo rispetto bisogni d’urgenza ed emergenza che la città esprime, che riguardano la regolazione dei flussi, le affittanze in nero, la legge regionale sul turismo che concede i cambi d’uso, alberghi, B&b, affittacamere a briglia sciolta.

C’è bisogno di una visione unitaria, che per il momento si occupa di quelle attività più evidenti, in fondo facili da colpire e che dopotutto offrono un servizio a un turismo che si sente in diritto di visitare Venezia, anche se non può permettersi i prezzi alti dei ristoranti e degli alberghi.
I poeti ci hanno detto che Venezia è di chi la ama, non di chi è solo ricco, a patto che la si rispetti.

La parola decoro incalza e il vocabolario ci dice che corrisponde ad un complesso di valori e atteggiamenti ritenuti confacenti a una vita dignitosa, riservata, corretta: salvare il decoro di Venezia quindi, dovrebbero essere i comportamenti di ognuno e di tutti.

L’Ascom veneziana è favorevole alla delibera comunale, e chiede che i titolari di take away (cibi da consumare altrove, in italiano), vengano tassati in modo da coprire con queste entrate aggiuntive il lavoro extra che Veritas deve fare per svuotare cestini e raccogliere i resti dei pranzi al sacco. E che di contro vengano introdotti sgravi per i negozi di vicinato.

Favorevole anche Ernesto Pancin direttore di Aepe, che si riserva tuttavia di pronunciarsi dopo aver letto attentamente il testo della delibera.

Sarà interessante capire cosa e dove dovrebbero mangiare i turisti che vengono definiti di massa, capire di che decoro stiamo parlando, quando sappiamo che è solo l’educazione che guida le azioni dell’uomo, magari aiutato da una città in grado di offrire servizi compatibili con il numero dei suoi visitatori, che in quanto ospiti, già ci suggerivano gli antichi greci, sono sacri.

Andreina Corso

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