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Il Grande Match, Rocky vs Jack La Motta. 70 anni e non sentirli. Di Sara Prian

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stallone contro de niro il grande match

Essere anziani è solo uno stato mentale. Lo sa bene il cinema americano che negli ultimi tempi sembra aver sfornato moltissime commedie su questo argomento con grandissime star che hanno saputo riciclarsi.

Si è cominciato nel 2007 con “Non è mai troppo tardi”, passando per il più recente “Last Vegas” fino a “Il Grande Match”, uscito questa settimana nelle nostre sale.

Diretto da Peter Segal, la pellicola ha il pregio e il coraggio di riportare sullo schermo Rocky e Jack LaMotta, alias Sylvester Stallone e Robert DeNiro, per la prima volta uno contro l’altro, pronti a darsi battaglia per l’ultimo match cinematografico che dura da anni e quello dell’intreccio richiesto dal film.

Henry Sharp e Billy McDonen, infatti, sono due ex pugili che negli anni Ottanta sono finiti sotto i riflettori a causa di due match finiti in parità. Dopo 30anni, per decretare finalmente il vincitore, si decide di riorganizzare l’incontro… Ma i fisici non sono più gli stessi.

“Il Grande Match” è un’opera che molti hanno definito poco convincente e che invece se la si prende per quello che è, un semplice divertissement, risulta riuscita anche se, ovviamente, non siamo davanti ad un capolavoro del cinema americano come furono ai tempi Rocky o Toro Scatenato.

La pellicola di Segal mette a nudo due degli ossi duri di Hollywood, due attori come DeNiro e Stallone che si ricordano per certi tipi di ruoli, ma che qui si confrontano con l’età, con un’epoca che non li vede più protagonisti o vincitori.

E così “Il Grande Match” si trasforma in una metafora della vita, dell’accettazione di se stessi, ma anche in un inno alla vecchiaia, vista più come stato mentale che altro. I due protagonisti hanno il merito di sapersi prendere in giro, di accettare la loro condizione e di giocare con il loro io attuale e quello che li ha resi star.

Si ride con questo film, grazie all’umorismo scoperto recentemente in un grande DeNiro e in un sempre irresistibile Alan Arkin. Anche Stallone, di solito sempre serio nei suoi ruoli da super macho, qui si rivela funzionale nello stare al gioco, nel rivivere certe scene di Rocky e attualizzarle o trasformarle.

Viale del tramonto, ci raccontava Wilder all’inizio degli anni Cinquanta, di tramonto ci racconta la Hollywood di oggi, riscoprendo, riciclando, ma divertendo, a volte commuovendo come in “Non è mai troppo tardi”, ma portando in auge un tipo di commedia diversa, nuova, ma con vecchi attori per i quali non si può non provare un affetto sincero.

La stessa formula è vincente qui, con una pellicola che non sarà un capolavoro, ma che risulta godibile e simpatica; un tuffo nel passato con i piedi ben piantati nel presente.

Sara Prian

[11/01/2014]

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