Coronavirus, aumentano i cluster. Zaia spiega la nuova ordinanza che arriverà domani

ultimo aggiornamento: 05/07/2020 ore 11:54

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Coronavirus, aumentano i cluster, mentre domani, lunedì, è attesa la nuova ordinanza del governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha promesso misure più restrittive.

Si tratta, come riporta l’ANSA, di nuovi focolai e di un trend di crescita costante dei contagi, nonostante siano stati effettuati meno tamponi nelle ultime 24 ore.


Sotto i riflettori ora non ci sono più solo la Lombardia e Veneto: preoccupano i cluster in Emilia Romagna e Toscana mentre soltanto in cinque regioni non si registrano nuovi malati.

Sono 235 i nuovi contagiati di coronavirus, con ‘solo’ 51.011 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore, circa 26mila in meno rispetto al giorno precedente. In Lombardia sono 95 i nuovi casi, il 40% del totale, mentre 51 sono in Emilia Romagna, di cui 40 senza sintomi, legati in particolare a due focolai attivi. Il numero totale dei contagi in Italia sale così a 241.419. Le nuove vittime sono invece 21, raggiungendo il numero complessivo di 34.854 morti dall’inizio dell’epidemia.

Dati che si calano nei timori crescenti del Paese, attraversato da diversi focolai. Ma per il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri, erano attesi: “il virus circola, anche se di meno. Lo scopriranno gli scienziati se è meno aggressivo o mutato. L’evidenza è che i focolai sono sparsi ed ognuno è una battaglia. Si vince controllandoli ed evitando che si estendano. Questo è quello che ci aspetta nei prossimi mesi”, commenta Sileri confermando la strategia che per contenerli ci potranno essere lockdown su piccole aree: “una Rsa, un paese, dobbiamo abituarci a questo ma l’evidenza clinica è rassicurante”.


Dunque non si tratta più solo della vicenda isolata del presunto diffusore del contagio in Veneto, dopo la quale Zaia ha annunciato per lunedì un’ordinanza con regole più severe.

In Toscana nelle ultime due settimane sono stati registrati tre cluster familiari: si tratta di 18 persone, straniere, che rappresentano più del 40% dei nuovi casi.

I contagi sono dovuti principalmente al sovraffollamento in casa e per questo il governatore Rossi ha firmato una nuova ordinanza affinché i sindaci adottino provvedimenti per eliminare eventuali sovraffollamenti con l’utilizzo dell’albergo sanitario.

Nel Lazio, su 31 nuovi positivi, 14 sono stati registrati nella Capitale e “l’aumento deriva principalmente dai casi di importazione e da un abbassamento del livello di attenzione”, ma si rileva anche “un abbassamento anche dell’età”.

Tra i casi di Roma ci sono due dipendenti del World Food Program di rientro dalla Somalia, risultati positivi e sintomatici e segnalati da un medico delle Nazioni Unite. Rientravano dall’estero anche i quattro altoatesini positivi e ora in isolamento.

A destare più preoccupazione è invece il focolaio emerso in una azienda agricola che si trova nelle campagne a nord di Ravenna, con 13 braccianti agricoli contagiati, tutti originari del Bangladesh, asintomatici, che vivono nella stessa casa: erano rientrati regolarmente in Italia nei giorni scorsi e atterrati a Roma Fiumicino per poi giungere nel Ravennate.

Nei giorni scorsi altri nove contagi riscontrati, avevano riguardato sempre persone originarie del Bangladesh residenti tra i comuni di Ravenna e di Cervia.

Un altro cluster potrebbe essere a Trieste, dove al momento sono otto le persone collegate tra loro e trovate positive al Covid. Dei nuovi malati riscontrati, quattro lavorano nell’import-export e potrebbero avere avuto contatti con persone provenienti dall’estero, quattro sono invece loro familiari. In generale, osserva il vice governatore friulano Riccardi, “nell’ultima settimana si sono verificati tre casi che hanno avuto origine in altri Paesi: questo è un problema che intendiamo monitorare. Ma intendiamo anche far comprendere come il confine può rappresentare un problema”.

Continua a sorridere invece la Basilicata, dove sono risultati tutti negativi i risultati dei 229 tamponi analizzati in Basilicata nelle ultime 24 ore e nella regione restano solo due contagiati, entrambi in isolamento domiciliare.

CORONAVIRUS NEL VENETO
Cinque pazienti positivi, decine di persone sottoposte a tampone e allarme per un nuovo ceppo di virus in Veneto ‘importato’ dall’estero.
Senza contare il ‘paziente zero’ morto in Serbia dopo aver contagiato gli italiani.

A riportare il Veneto da un rischio basso a un rischio elevato sono questi due nuovi focolai di Sars-Cov2 importati da Paesi dove la pandemia non è ancora sotto controllo. Secondo i dati riferiti dalle aziende sanitarie interessate, due badanti bosniache rientrate in Veneto dal loro Paese e l’imprenditore vicentino di ritorno da alcuni incontri in Serbia hanno acceso i nuovi cluster.

Una catena di eventi apparentemente incomprensibile nella sua insensatezza che ha fatto impennare l’indice di contagio da 0,43 a 1,63 per l’atteggiamento “se non reticente quantomeno incompleto e poco collaborativo” – per usare le parole del dg dell’Ulss Berica Giovanni Pavesi – di un 65enne imprenditore meccanico di Sossano ( Vicenza) con azienda a Pojana Maggiore.

Ora l’uomo è in gravi condizioni all’ospedale di Vicenza. Per il governatore Luca Zaia, che ha sentito il ministro Roberto Speranza, il Veneto “non ha ripreso l’onda dei contagi”, qualcuno “butta benzina sul fuoco” e l’ordinanza che sarà varata lunedì non conterrà “provvedimenti più restrittivi per i cittadini” ma renderà più efficace “l’isolamento fiduciario dei positivi”.

Oggi Zaia e Pavesi hanno ricostruito nei minimi particolare il caso dell’imprenditore che ha sconvolto il Veneto.

Il 25 giugno l’uomo rientra da un viaggio di lavoro di un paio di giorni in Serbia: con se’ ha tre collaboratori (due vicentini e un veronese, tutti risultati poi infetti).

E’ all’estero che il quartetto entra in contatto, consapevolmente o meno, con alcune persone ammalate. Una di queste mercoledì muore di Covid.

Neppure il tempo di rientrare e il quartetto il 26 risale in macchina alla volta di Medjugorje, in Bosnia.

I due viaggi avvengono senza l’uso delle mascherine, e sono svolti “in aree a rischio – accusa Pavesi – mentre una di queste persone probabilmente aveva già i sintomi del contagio”.

Al ritorno in Italia l’infaticabile imprenditore si incontra con una donna padovana che diverse fonti indicano come una “accompagnatrice” di nazionalità cinese.

Stavolta non è un appuntamento di lavoro, ma “personale”. La signora, ufficialmente titolare di una profumeria, finisce per diventare il numero cinque nell’elenco degli infettati.

La donna si presenta all’ospedale di Schiavonia ma si mostra stranamente reticente nel riferire chi siano i suoi contatti. E ora se ne potrebbe capire il perché.

Omissioni e silenzi sembrano essere il fil rouge di tutta la storia. A partire proprio dall’imprenditore vicentino. Ha tutti i sintomi del virus, la febbre almeno a 38 gradi. Eppure il mattino del 27 giugno partecipa ad un funerale e alla sera con un amico si presenta ad una cena di compleanno all’aperto con un centinaio di persone.

Saluta da lontano Joe Formaggio, consigliere regionale di FdI. “Febbricitante, avrà visto più di 200-300 persone” ipotizza Formaggio. Poche ore dopo l’uomo si reca al pronto soccorso di Noventa Vicentina. Lo trasferiscono in ambulanza a Vicenza, il mattino dopo gli fanno il tampone e dopo il riscontro della positività viene trattenuto in area Covid.

E qui accade l’impensabile: l’uomo rifiuta il ricovero. Non accetta di essere ricoverato e firma per tornare a casa, assicurando che ha un’abitazione ampia ed è solo.

Peccato che invece non segua le prescrizioni e all’Ulss e al sindaco di Sossano non resta che caricarlo in ambulanza per portarlo in terapia intensiva a Vicenza.

“La sua prognosi è ancora riservata – dice Pavesi – è critico, anche se abbiamo un moderato ottimismo sul fatto che reagisca bene alle cure”.

Sarà la Procura di Vicenza, alla quale l’Ulss ha presentato una segnalazione, a valutare eventuali profili di reato nei suoi confronti.

(foto da archivio)

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Una persona ha commentato

  1. Strano come venga dato poco risalto al fatto che si tratta di casi di importazione. Anche stavolta il politicamente corretto scorrettamente disinforma il pubblico cercando di minimizzare un problema che, se non affrontato, rischia di vanificare i sacrifici persino esagerati e le limitazioni alla libertà personale dei mesi scorsi. Siccome discriminare, nel senso etimologico, è ormai inaccettabile, abbiamo deciso che dobbiamo accettare le conseguenze nefaste, qualunque sia il costo da pagare

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