5 x 1000
HomeLETTERE AL GIORNALEComitato Fenice Viva: "Venezi offensiva quando apre al turismo perché attuali abbonati...

Comitato Fenice Viva: “Venezi offensiva quando apre al turismo perché attuali abbonati hanno più di 80 anni”

In merito alle recenti dichiarazioni di Beatrice Venezi in un’intervista per il quotidiano argentino Clarín , il comitato Fenice Viva (recentemente costituitosi in funzione di sostenere i lavoratori del Teatro la Fenice circa la nomina del prossimo Direttore Musicale) esprime in modo fermo il proprio dissenso in quanto le parole di Venezi risultano mendaci e […]

In merito alle recenti dichiarazioni di Beatrice Venezi in un’intervista per il quotidiano argentino Clarín , il comitato Fenice Viva (recentemente costituitosi in funzione di sostenere i lavoratori del Teatro la Fenice circa la nomina del prossimo Direttore Musicale) esprime in modo fermo il proprio dissenso in quanto le parole di Venezi risultano mendaci e offensive non solo verso gli abbonati storici del Teatro la Fenice ma verso il pubblico tutto che appoggia con calore l’eccellenza culturale internazionale che rappresenta tale teatro.

Sostenere che “Venezia ha bisogno di attirare nuovi pubblici che arrivano con il turismo. Gli attuali abbonati hanno più di 80 anni. Se non si prova a fare qualcosa di diverso nell’arte, dove farlo? Altrimenti i teatri diventano musei.” non solo non corrisponde a verità ( per smentire tale inconsistente dichiarazione è sufficiente analizzare i dati degli abbonati di cui gli over 80 rappresentano solo una piccola percentuale) ma risulta profondamente lesivo nei confronti di un pubblico che è ed è stato parte viva, attiva e vibrante della vita di questa istituzione.

Essere innovatori, come ha la presunzione di definirsi tra le righe Beatrice Venezi, non significa attirare folle di turisti con il solo scopo di “fare cassa” al botteghino ma interpretare le esigenze culturali di nuove e vecchie generazioni con contributi originali e visioni lungimiranti mutuate imprescindibilmente da una competenza ed esperienza che , come appare ormai evidentemente, Venezi non possiede.

Il comitato Fenice Viva, che verrà pubblicamente presentato in occasione di una conferenza stampa nelle prossime settimane, ribadisce pertanto con fermezza il proprio disaccordo e preoccupazione a seguito di tali dichiarazioni.

Il Consiglio di gestione del Comitato Fenice Viva
Elena Barbalich, Roberto Carlon, Marco Giommoni, Anna Messinis (Presidente), Francesco Minosso, Giorgio Peloso Zantaforni (Vicepresidente), Teresa Rizzoli, Daniela Santi, Andrea Vecchiato

La Voce di Venezia è seguita da 54.379 persone
Se hai gradito la lettura
👍   CLICCA "SEGUI" SU FACEBOOK
Lettere al Giornale
Lettere al Giornale
La parte più importante del nostro giornale: i nostri lettori. Qui un canale sempre aperto per la loro opinione. redazione@lavocedivenezia.it
LEGGI TUTTO
RIPRODUZIONE VIETATA
ASCOLTA RADIO LA VOCE DI VENEZIA
Radio La Voce di Venezia

Persa qualche notizia? Le ultime:

24 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

  1. Ecco la tattica, tutta evidente nell’ultimo commento di ‘lettera firmata’: allargare il discorso, tirare dentro altri argomenti che non c’entrano con il tema iniziale… “E allora parliamo di questo e di quello…” , fare confusione finché si perde di vista il motivo della discussione iniziale… complimenti

    • «Non mi pare di aver buttato la palla in tribuna: ho semplicemente ricordato che, quando si parla di soldi pubblici, la coerenza vale per tutti i capitoli di spesa, non solo per quelli che fanno comodo alla polemica del giorno. Se questo viene percepito come “allargare il discorso”, forse è solo l’effetto collaterale di diecimila caffè. Con un orzo, di solito, il filo si ritrova.»

        • «A leggere i vostri commenti sembra quasi che il problema sia diventato la geometria del discorso, non il suo contenuto. Invece no: il punto è uno solo, ed è la nomina della Venezi. Tutto il resto – coerenza, capitoli di spesa, strategie dialettiche, deviazioni laterali – sono ottimi esercizi retorici, ma non spostano di un millimetro la questione centrale.

          Che piaccia o no, la discussione nasce da lì e lì rimane. E io lo dico senza essere un suo tifoso, senza averla mai vista dirigere né ascoltata dal vivo: la difendo proprio perché, in mezzo a questo tiro al bersaglio, è l’unica che viene giudicata non per ciò che fa, ma per ciò che rappresenta nella testa degli altri.

          Se vogliamo parlare della Fenice, parliamone. Se vogliamo parlare di trasparenza, benissimo. Ma non facciamo finta che il tema sia un altro: qui si sta discutendo della Venezi, della sua nomina e del diritto – o meno – che ha di essere valutata sul campo, non sulle caricature che le vengono cucite addosso. Tutto il resto è rumore di fondo.»

  2. Se mi è consentito aprire una parentesi sulla “diatriba Venezi”, un aneddoto sulla Fenice: nel 1971, essendo io studente universitario potevo godere di un abbonamento ad un prezzo ridotto per le attività teatrali organizzate allora dalla Biennale: ho assistito ad uno spettacolo a livello mondiale per la nostra città, mai più rivisto: “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare con la Royal Shakespeare Company e la direzione di Peter Brook. Un evento storico eccezionale che sicuramente ha contribuito a dare ulteriore lustro al nostro teatro.

    • Fulvio, il tuo ricordo è prezioso — e lo spettacolo di Brook del ’71 fu davvero un momento irripetibile per la città. Ma permettimi una piccola aggiunta da chi, in quegli anni, non sedeva in platea con l’abbonamento ridotto: io alla Fenice ci lavoravo già dal 1968, con il Bellisario, e nel 1972 ero in palcoscenico con il Lorenzaccio di Sylvano Bussotti. Mentre gli abbonati entravano gratis, io mi guadagnavo il pane lì dentro, sera dopo sera.

      E già allora, diciamolo, nelle maestranze non entravi facilmente se non avevi il “colore” giusto: il clima politico pesava, eccome. Era un mondo vivo, affascinante, ma segnato da appartenenze e da equilibri che oggi molti faticano perfino a immaginare. Chi ci lavorava lo sa bene: oltre alla musica e agli spettacoli, c’era tutta una realtà fatta di fatica, di regole non scritte e di una certa selezione ideologica che faceva parte del tempo.

      Lo dico senza rancore: la Fenice non è stata solo un tempio dell’arte, ma anche un luogo di lavoro vero, con le sue dinamiche e le sue ombre. E quella parte della storia, che spesso resta dietro le quinte, merita lo stesso rispetto delle serate leggendarie che tutti ricordano.

  3. Sarebbe ora di rinnovare un po la Fenice, far avvicinare e appassionare i giovani , attrarre gli appassionati stranieri , ridare lustro al nostro teatro….. con la Venezi si può fare …..
    Il disaccordo sulla sua nomina è politico di chi vuole mantenere lo status quo e basta …..
    Ho letto che addirittura Muti fu costretto a lasciare l’opera di Roma dall’orchestra
    Questo non deve accadere qui …. non per imporre ma per progredire e dare nuova linfa al teatro e riportarlo ai più alti livelli

    • Ma per favore! Qua di politico ci potrebbe essere solo la nomina della Venezi, se è vero che, come ha affermato Brugnaro, è stata imposta da Roma.
      E questo, tra l’altro, senza aver mai provato a dirigere l’orchestra della Fenice, senza essersi consultati con i professori d’orchestra e senza che si sia mai fatto un confronto con altri candidati.
      Bel modo di amministrare i soldi dei contribuenti!
      Dicono che sia un astro nascente, ma un astro nascente si guarderebbe ben bene dal macchiare il proprio curriculum accettando un lavoro ottenuto col sospetto di una raccomandazione.
      E, per di più, per finire a dirigere un’orchestra che non è tra le migliori, come afferma il sindaco citando una fonte autorevolissima (per lui) come ChatGPT.
      L’insistenza, l’aggressività e l’insolenza della Venezi inducono invece a pensare ad un personaggio mediocre, consapevole che difficilmente avrà altre occasioni del genere.

      • Direi che a questo punto la vera domanda non è se la nomina della Venezi sia giusta o sbagliata, ma che cosa le abbia fatto di personale per meritarsi un’ostilità così viscerale. Perché, mi scusi, ma un conto è discutere nel merito, un altro è trasformare ogni dettaglio in un atto d’accusa.

        Lei parla come se fosse il custode supremo della Fenice: mi sfugge solo se lo dice da abbonato storico, da membro occulto del consiglio artistico… o magari da primo oboe emerito in pensione. Oppure — ipotesi più probabile — da semplice spettatore che però pretende di sapere esattamente chi debba dirigere, come e perché.

        Che poi, questa sicurezza assoluta su ciò che “un astro nascente farebbe o non farebbe”, su ciò che “l’orchestra pensa”, su ciò che “Roma impone”… davvero notevole. Manca solo che ci dica anche dove erano seduti i professori d’orchestra quando hanno deciso di non essere consultati.

        E soprattutto: se la Fenice “non è tra le migliori”, come lei sostiene citando il sindaco che cita ChatGPT… allora perché tutto questo terrore che arrivi qualcuno a rinnovarla? Se è così scarsa, dovrebbe essere un terreno perfetto per dimostrare che si può fare meglio, no?

        Insomma: più che un’analisi, la sua sembra una crociata personale. E quando uno è così impegnato a demolire, viene spontaneo chiedersi: ma lei, alla Fenice, che ruolo ha davvero? Abbonato gratuito? Musicista in incognito? O semplicemente un grande appassionato… di polemiche?

        • Io parlo da cittadino che paga le tasse ed esige che i suoi soldi siano ben spesi e non per fare favori a qualche amico. Non penso affatto che la Fenice non sia tra le orchestre più prestigiose, anzi, proprio il contrario. Facevo solo notare l’evidente contraddizione delle argomentazioni di un sostenitore della Venezi come il sindaco.

          • «Capisco la sua preoccupazione da contribuente — la condivido. Proprio per questo mi sorprende che la sua indignazione si accenda solo quando si parla della Fenice e non, per esempio, quando si guardano altri capitoli di spesa pubblica ben più opachi, dai bonus casa distribuiti come fossero confetti agli “amici degli amici”, fino agli abbonamenti omaggio che da decenni girano sempre nelle stesse mani.

            Perché vede, il punto non è difendere o attaccare la Venezi: il punto è pretendere coerenza. Se davvero la priorità è che i soldi dei cittadini siano spesi bene, allora la battaglia non può fermarsi alla direttrice d’orchestra di turno. Bisogna avere il coraggio di guardare anche a quelle pratiche consolidate — e molto meno trasparenti — che hanno trasformato certi benefici pubblici in privilegi privati.

            E allora sì, discutiamo pure della nomina. Ma discutiamo anche del resto. Altrimenti non è controllo civico: è solo un modo elegante per prendersela con chi le sta antipatico e tacere su ciò che davvero pesa sul bilancio.»

      • È stata nominata come era stato nominato il precedente direttore, con molta meno esperienza della Venezi…e quella volta nessuno ha fiatato….. La Venezi sta raccogliendo applausi in ogni teatro dove dirige , dall’argentina , a Pisa e Trieste ( solo per citare le più recenti e con la recensione positiva di un giornale apertamente si sinistra )altro che persona mediocre…

        • A parte che non mi risulta che la nomina di Matheuz sia stata imposta da Roma, ma, se anche fosse stato così, mi pare assai stupido ripetere un simile errore.
          Quanto all’esperienza di Matheuz, aver diretto
          l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Konzerthaus Berlin e la Filarmonica della Scala (oltre al giudizio entusiasta di Abbado) mi pare che siano titoli ben più prestigiosi della direzione (come ospite) di qualche teatro di provincia o del Sudamerica.

    • Capisco la tua osservazione, ma qui sembra che si stia usando un doppio standard piuttosto evidente.
      Per giorni la direttrice è stata bersaglio di attacchi, ironie sull’età del pubblico, insinuazioni sulla sua competenza, perfino accostamenti sarcastici a Sanremo o al carnevale. Tutto questo va bene, perché “è critica”, “è satira”, “è libertà di espressione”.

      Poi però, quando lei risponde – magari in modo diretto, magari con una frase infelice, ma comunque reagendo a un clima già ostile – improvvisamente diventa “un insulto al pubblico” e “una mossa poco intelligente”.

      Se la democrazia culturale significa che la maggioranza può offendere liberamente, mentre chi è nel mirino deve restare zitto e sorridere, allora c’è qualcosa che non torna.
      La critica è legittima, anche dura. Ma lo è in entrambe le direzioni. E chi viene attaccato ha lo stesso diritto di replicare, senza essere subito dipinto come irrispettoso o arrogante.

      In fondo, se chiediamo rispetto, dovremmo essere i primi a darlo.

  4. “Il Consiglio di gestione del Comitato Fenice Viva ha più o meno la stessa età dei datteri.
    Con una differenza sostanziale: i datteri almeno lo zucchero lo portano, loro no.”

  5. Che i velluti della fenice fossero diventati una RSA è fattuale.
    Non sarebbe male che i turisti ci fossero, perchè loro i biglietti li comprano, ovvero scambiano denaro con l’antrata, non favori con l’entrata.
    Magari diminuiscono i biglietti omaggio.

    Non vedo l’ora di dirlo alla conferenza stampa del comitato no Venezi, no Muti, già No mode, no deflino, no pinguino de longhi

    • diventeremo vecchi anche noi non proccuparti non bisogna mancare di rispetto alle persone anziane perche hanno 80 anni dire che la fenice è diventata una rsa è offensivo. quello che non mi piace sono i prezzi altissimi esagerati che un giovane non puo’ permettersi quello si. ..ma attirare il turismo per far cassa è una caduta di stile…..

      • esimia, ai vecchi bigogna portare rispetto, ma gli anziani bisonga che non rompano i gabbasisi con rispetto personalmente di persona parlando.

        > quello che non mi piace sono i prezzi altissimi esagerati che un giovane non puo’ permettersi

        non è vero, c’è una ampia scontisitca, alla fenice i prezzi sono esposti. E, ripeto, buona parte di quegli anziani pagano poco o nulla per svariati motivi.

        >attirare il turismo per far cassa è una caduta di stile

        vi riempite tanto la bocca dei Berliner Philharmonike, ma quelli fanno soldi proprio con il turismo. Ah coerenza…..

        Cmq, ragassi, siam mica qui a pettinare le bambole, smettetala di battere i piedini e godetevela, tutti professori associat del king college vedo

Notizia interessante? Scrivi cosa ne pensi tu...

Scrivi qui la tua opinione
Il tuo nome o uno pseudonimo

vai alla HOME PAGE