Gentile Direttore,
in vista delle elezioni comunali del 2026, da cittadino veneziano mi riconosco in una sensazione diffusa: l’intenzione di votare c’è, l’orientamento molto meno. Non per disinteresse, ma per una certa stanchezza verso formule, sigle e dibattiti che sembrano ripetersi a ogni tornata.
I temi sono noti e importanti: residenti, turismo, fragilità della città, futuro. Eppure spesso vengono affrontati più come parole chiave che come problemi complessi, mentre Venezia continua a vivere la sua quotidianità fatta di bellezza, difficoltà pratiche e un equilibrio sempre delicato.
Provando a immaginare il profilo ideale del futuro sindaco, penso a una figura che conosca Venezia come città abitata, non solo come simbolo. Qualcuno consapevole che qui le decisioni producono effetti lenti ma duraturi, e che governare significa soprattutto misura, continuità e attenzione al contesto.
Leggendo analisi e previsioni, mi è persino venuta l’idea di votare me stesso: non per ambizione, ma per la certezza di conoscere almeno i problemi quotidiani della città in cui vivo. È una provocazione, certo, ma forse racconta lo stato d’animo di molti elettori.
Resta la speranza che la campagna elettorale si concentri più sulla sostanza che sulle formule.
Porgo cordiali saluti.
Un cittadino veneziano
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Io voterei nessuno dei suddetti dando mandato a un gruppo di persone tra le menti migliori veneziane e mondiali nessuno di questi assoggettato a interessi di lobby o altro……
Si lo so è un utopia ma la Serenissima è vissuta 1000 anni col divieto di formare partiti e usare i migliori per gli incarichi più sensibili
Bisogna ricordarsi che la Città di Venezia è costituita solo in parte dal cosiddetto “centro storico” (circa le dimensioni di un quartiere di una qualsiasi altra città) e che i problemi di questo sono diversi da quelli di Marghera, Zelarino, Favaro, Cipressina, via Piave, Malcontenta, Lido, Pellestrina, Burano, ecc., ecc.. Se un candidato è “collegato” alla cordata giusta, con 300 preferenze entra in Consiglio Comunale. Evidentemente il turismo è diventato l’argomento omologante per tutta l’area metropolitana e dappertutto sorgono strutture a scopo turistico anche in zone impensabili che fino a non molti anni fa erano considerate periferia della periferia. Concludendo i veneziani residenti in centro storico (quasi in via di estinzione) al momento del voto contano moltissimo meno degli elettori di tutto il resto dell’area comunale. Quindi, pur aderendo questi attraverso il voto a idee magari davvero utili ai residenti nella Città di Venezia, i numeri diranno che conta la maggioranza che magari ha idee un po’ diverse….. di conseguenza non resterà che adeguarsi…..obtorto collo.
Gentile Cittadino Veneziano,
leggendo la sua lettera mi sono trovato talmente d’accordo che la sua provocazione finale – quella di votare per sé stessi – ha iniziato a sembrarmi meno provocatoria e più… sensata del previsto.
Le confesso che l’idea di candidarmi davvero, almeno per un momento, l’ho avuta anch’io. Non per ambizione, ma per quella stessa ragione che lei descrive così bene: conoscere sulla propria pelle i problemi quotidiani della città in cui viviamo. A questo punto siamo già in due. Vediamo quanti “quasi‑candidati” riusciremo a mettere insieme prima che la campagna elettorale inizi davvero.
Al di là della battuta, condivido la speranza che il dibattito si concentri finalmente sulla sostanza, sulle questioni reali dei residenti, e non sulle solite formule che si ripetono a ogni tornata.