Probabilmente e’ il concetto di amicizia che nel tempo e’ mutato. Un tempo gli amici diventavano tali perche’ ci si frequentava, ci si confrontava, ci si conosceva, si trascorreva del tempo insieme, si aveva il desiderio di condividere.
Un tempo fare un’amicizia era una conquista e prima di scrivere il nome di un amico in agenda, quel titolo se lo doveva guadagnare. Mai si sarebbe cancellato un amico dalla agendina, nemmeno se fosse passato a miglior vita.

Probabilmente si aveva piu’ rispetto per quel rapporto nato un poco a poco. Quel rapporto di amicizia, con molte probabilita’ sarebbe durato anni e forse tutta la vita.

Insomma,quel che voglio dire e’ che con la stessa facilita’ con cui si richiede l’amicizia sul social network, beh si, con la stessa facilita’non ci si guarda piu’ in faccia e non ci si saluta piu’.

Questo lato non bello del social network non solo non mi piace, ma mi dispiace. Alla mia agenda preferisco aggiungere amici, piuttosto che toglierli. Ecco da dove spunta il concetto di amicizia con la a maiuscola.
gente indaffarata
Facciamocene una ragione. E’la velocita’ della vita virtuale, il mondo e’ diverso, diversi sono i mezzi di approcio, il modo di rapportarsi. E noi ci adeguiamo o almeno cerchiamo di farlo, pur qualche volta non essendone capaci e sbagliando.

Sui social network, molti si danno un tono diverso e si costruiscono una personalita’ nuova. Principe, Doge, Conte, Contessa, Dogaressa, Papa, Papessa.
La Bocconi ha ospitato tanta di quella gente che chissa’ quante succursali aveva. Han tutti la laurea. Due. Tre.
Nessuno vuole essere uno qualunque, pochi si accontentano del loro vero nome e cognome. Piu’ nomi ti metti, piu’ ti senti importante. Come se bastasse un titolo davanti a un nome per rendere in gamba una persona. Conte Cesare Andrea Valerio Luchino Ruggero Colonnese.

Se non dovesse bastare puoi creare una pagina e fare in modo che ci aderisca piu’ gente possibile. Non ha importanza quale sia l’argomento della pagina, basta che parli, parli e parli.

Senza ombra di dubbio,esistono pagine e gruppi interessanti e meritevoli che espongono temi importanti e lottano per giuste cause. E’ il lato bello e utile del social network. Farne uso per lavorare.

E qualcuno lo fa. Anche troppo.

Accede a fb alle otto, non appena entra in ufficio e si disconnette alle sedici, quando il lavoro e’ finito. Poi da casa non si connette piu’ perche’la moglie non vuole, si connette solo negli orari di lavoro. Tanto,ha lo stipendio fisso e sicuro.

Deve stare dieci ore al giorno a disposizione della pagina, perche’ deve interagire con quelli che scrivono o star li a fare da carabiniere ed eliminare tutti i post che non gli stanno bene o che ritiene offensivi. Qualcuno si e’ immedesimato al punto che si crede un giornalista.

Insomma, in altre parole.
Il social e’ bello, purche’ non diventi una mania. E noi Italiani siamo tra quelli che popolano piu’ il social.
Albe e tramonti, tramonti e albe…! Intanto i giorni passano, poi i mesi, poi gli anni. E noi sempre piu’ spesso inchiodati alla poltrona e sempre meno spesso insieme agli Amici.

Il vecchio telegramma: “Ti siamo vicini in questo triste momento” e’ stato sostuituito da un semplice e di poche parole: “Rip”. Sembra una marca di biscotti salati.

Peccato, perche’ in certi drammatici momenti della vita, una persona sente il calore anche attraverso un pezzo di carta, un telegramma che giunge alla porta di casa, quando il dolore attenaglia le tue giornate e nessuno suona il campanello. Il suono, il postino, lo scritto: “Ci stringiamo a voi nel vostro immenso dolore.”
Una frase fatta sì, eppure faceva bene al cuore di chi in quel momento soffriva.
Poter sentire vicino Amici o conoscenti, sapere che qualcuno si era preso la briga di mandarti un pensiero, non era poca cosa.
Il Rip,ha un altra valenza.

Sembra volersela cavare senza far fatica,in tutta comodita’.
Tutto e’ diventato veloce. Sembra non esserci tempo. I post si susseguono, i video si accatastano, i lutti si confondono tra un Rip e l’ultimo video divertente di cartoni animati. In un solo istante passi da questo a quello. E dimentichi tutto. Sia il lutto che il video.

Scorri veloce gli ultimi post e immancabilmente ci sono i piatti del giorno di coloro che pare mangino ogni giorno caviale e code di rospo.
In quel momento ti chiedi se sei tu l’unico morto di fame del mondo dato che il tuo menu’ sara’ pasta, wurstel e insalata.
Mastichi e cominci a pensare che forse manco loro se si mantengono da soli mangiano code di rospo tutti i giorni, e ti sorge il dubbio che magari fotografano le tavole dei ristoranti quando ci passan vicino.

Scorrendo ancora poco sotto vi e’ scritto il post di Luciano: ” Nel mio intimo c’e’ Chilly”.

Ti soffermi un istante e il dito scivola sul mi piace.
Poi ti penti di aver cliccato mi piace a una simile scemenza e allora riclicchi su non mi piace piu’. Ma ti penti di nuovo,perche’ormai tutti avran visto che avevi cliccato mi piace.
Tanto vale, pensi, che lo clicchi di nuovo e che sia finita.
Allora riclicchi mi piace e così diventi complice di uno dei post piu’ cretini che Luciano abbia scritto nella sua vita.

cesare colonnese columnist la voce di venezia

Cesare Colonnese

01/05/2015

Riproduzione vietata

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Redazione
A cura della Redazione di www.lavocedivenezia.it

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