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Anna Convertino, il volto che ispirò Emilio Greco e i protagonisti dell’arte del Novecento

Anna Convertino: modella e pittrice, musa di Emilio Greco e di altri protagonisti del Novecento. Una statua a lei dedicata alla RAI.

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Negli anni della Dolce Vita romana un volto ricorrente negli atelier contribuì a plasmare l’immagine della scultura e della pittura italiane del secondo Novecento. Anna Convertino è ricordata come modella, pittrice e presenza discreta ma influente nel fitto circuito artistico che gravitava intorno all’Accademia di Belle Arti di Roma.


A definire il suo ruolo fu soprattutto la capacità di stare davanti allo sguardo dell’artista: elegante nel portamento, attenta nel mantenere pose complesse e con un’espressività del volto che facilitava lo studio della figura. Furono queste qualità a renderla una delle figure più richieste negli anni d’oro dell’Accademia romana.

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Il legame con Emilio Greco è centrale nella sua storia. Per il grande scultore — noto per una cifra stilistica che coniuga classicità e modernità — Convertino fu una modella continuativa: il suo corpo e il suo volto sono presenti in studi preparatori e opere che Greco realizzò nei medesimi anni. Il loro rapporto artistico ha lasciato tracce concrete anche in spazi pubblici della città.


Convertino non si limitò alla posa. Coltivò un proprio percorso tra le arti figurative, vivendo e lavorando a stretto contatto con pittori e scultori che segnarono la cultura italiana del Novecento. Nella sua rete di rapporti figurano nomi come Renato Guttuso, Purificato, Remo Brindisi, Trubbiani, Manzù e Montanarini, a testimonianza di una frequentazione che andava oltre il semplice rapporto modello-artista.


Un capitolo importante della sua vita si svolse a Macerata. Qui entrò in contatto con Giorgio Cegna, con il quale instaurò un’amicizia che portò Convertino a trasferirsi nella città marchigiana quando Cegna fondò l’Accademia delle Belle Arti di Macerata. Fu da quel contesto che, a partire dal 1973, si sviluppò il suo percorso come pittrice.


La casa di Anna Convertino divenne a sua volta un luogo di incontri. Artisti, musicisti e intellettuali vi si ritrovavano per confrontarsi e lavorare, trasformando l’abitazione in un piccolo crocevia culturale. Questo ambiente influenzò anche la formazione del figlio Nicola Convertino, cresciuto tra tele, spartiti e discussioni artistiche, e che più tardi avrebbe intrapreso una propria carriera nel campo della pittura, della musica e della produzione culturale.

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La presenza di Convertino nello studio di Greco e negli atelier romani la inserisce in un più ampio racconto collettivo: quello delle modelle d’arte il cui volto, spesso fuori dai riflettori, è stato tuttavia indispensabile alla genesi di opere destinate a durare. Per molti artisti del Novecento la figura femminile non fu solo soggetto ma anche strumento di ricerca e confronto estetico; Convertino incarnò questo ruolo con continuità.


Le tracce materiali di quel rapporto tra modella e maestro permangono. All’interno della sede RAI di Viale Mazzini è visibile una statua dedicata ad Anna Convertino, opera realizzata da Emilio Greco, che attesta il legame professionale e il posto che la sua immagine ha occupato nella memoria visiva del paese.

Mirko R.
Mirko R.
Sono universitario, appassionato di fantascienza e tecnologie. Mi trovate in giro a Mestre e Venezia, ma non solo. Mirko_R@lavocedivenezia.it
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