Preoccupante aumento delle malattie fungine. Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, ha lanciato in una intervista un allarme sui casi di Candida auris comparsi recentemente in Italia che hanno prodotto un decesso a Milano. “E’ una diffusione che non ci sorprende perché è causata da un uso inappropriato dei farmaci antifungini, i quali hanno perso la loro efficacia contro questa patologia diventata nel tempo farmaco resistente” commenta Bassetti “Siamo preoccupati perché è un microrganismo che ha dimostrato di possedere una elevata mortalità che può arrivare fino al 50% dei pazienti colpiti da questa malattia fungina”.
L’Istituto Superiore della Sanità ricorda che Candida auris è un fungo isolato per la prima volta in Giappone nel 2009 nell’orecchio di una donna, mentre i primi focolai europei risalgono al 2015 in Francia e nel 2019 in Italia in particolare in alcune Regioni settentrionali negli anni 2020/2021. È presente prevalentemente nelle comunità come ospedali e case di cura nella forma di biofilm che aderiscono sulle superfici degli ambienti più frequentati e sono resistenti ai più comuni metodi di disinfestazione utilizzati. I più sensibili alle infezioni sono i soggetti immunosoppressi con un sistema immunitario indebolito da pesanti trattamenti farmacologici o clinici.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità a fine del 2022 ha pubblicato un elenco di 19 gruppi di patogeni fungini pericolosi per gli esseri umani al fine di sollecitare l’attenzione delle autorità sanitarie dei paesi aderenti. Una doverosa iniziativa per mettere l’accento sulla crescente minaccia per la salute umana delle malattie fungine e al fine di esercitare una azione di stimolo verso tutte le organizzazioni interessate al fenomeno. L’obbiettivo è di sollecitare specifici programmi di ricerca su queste malattie e sui relativi farmaci di contrasto attività che risultano essere molto carenti sul piano dei finanziamenti.
Siamo in presenza di un ritardo grave della ricerca scientifico sanitaria a livello globale perché queste patologie hanno dimostrato di possedere una elevata pericolosità per la salute umana e allo stesso tempo la loro diffusione è in costante crescita fra le popolazioni. Secondo l’OMS attualmente ci sono più di trecento milioni di persone a livello globale interessate da infezioni fungine di varia gravità che provocano più di un milione e mezzo di decessi ogni anno. Quattro generi di funghi l’Aspergillus, la Candida, il Cryptococcus e la Pneumocystis sono i diretti responsabili del 90% delle micosi che hanno avuto esiti letali negli ultimi anni. L’Istituto Superiore di Sanità in Italia ricorda a sua volta che le infezioni da funghi da troppo tempo ricevono poca attenzione e scarsi investimenti in ricerca che si trasformano nella mancanza di dati di qualità sullo sviluppo di queste patologie e nel mancato aggiornamento sul loro trattamento clinico. In queste condizioni diventa difficile organizzare una risposta sistematica contro queste malattie.
L’aumento della loro diffusione è iniziato dagli anni Cinquanta del secolo scorso. Ma è una storia che risale molto in là nel tempo quando funghi e mammiferi erano separati da una barriera termica come ricorda Arturo Casadevall della Bloomberg School of Public Health di Baltimora. I funghi si sviluppano in ambienti con temperature inferiori i 25 gradi centigradi mentre per il corpo dei mammiferi, animali a sangue caldo, la temperatura media ottimale si colloca attorno ai 37 gradi. Il loro sistema immunitario contribuisce a completare l’efficacia della barriera termica. Un duplice sistema di difesa che nel corso degli ultimi decenni si è progressivamente indebolito. Complice il cambiamento climatico, l’evoluzione di nuove specie fungine tolleranti alle temperature e paradossalmente al miglioramento dei sistemi sanitari.
Nel caso della Candida auris la sua crescente diffusione in anni recenti è da mettere in relazione alla imprevista comparsa di nuovi ceppi resistenti alle alte temperature ambientali tipiche del nostro secolo ed è attualmente al primo posto in termini di diffusione globale con una presenza a macchia di leopardo in tutti i continenti. L’allerta dei ricercatori su questa specie fungina è massima da quando alcuni suoi particolari ceppi sono stati rintracciati nelle isole Andamane nell’Oceano Indiano caratterizzate da un clima tropicale. Ciò significa che è avvenuto un salto di specie e sono diventate tolleranti alle alte temperature aumentando così la sua possibilità di diffusione fra i mammiferi e purtroppo tra gli stessi esseri umani. Inoltre, c’è la reale possibilità che anche altre specie fungine abbiano effettuato lo stesso salto di specie. Come è puntualmente avvenuto nella Central Valley in California con la diffusione diventata endemica di quella che i ricercatori locali hanno definito “febbre della valle” causata da particolari ceppi di funghi che si sono progressivamente adattati al clima mediterraneo caldo tipico di quei territori.
Paradossalmente un’altra grande spinta alla diffusione delle malattie fungine è da attribuire al miglioramento della qualità dei sistemi sanitari con l’introduzione di innovative terapie cliniche e dallo sviluppo di nuove categorie di farmaci avvenuto negli ultimi decenni. Un passo in avanti che tra le altre cose si è caratterizzato per un uso prolungato di farmaci a base di cortisone, l’eccessiva assunzione di antibiotici in funzione antimicrobica, la chemioterapia e gli interventi farmacologici collaterali così come i trattamenti contro l’epidemia di HIV degli anni ‘80/’90 del secolo scorso. Sono alcuni tra gli eventi che hanno compromesso le difese immunitarie di consistenti fasce di popolazione e la contemporanea crescita del fattore di rischio di alcune patologie fungine.
L’aspetto più preoccupante dell’intera situazione sottolineato sia dall’OMS che dallo stesso Bassetti è la carenza di farmaci specifici per queste patologie che potrebbe trasformarsi in emergenza poiché quelli attualmente in uso stanno perdendo progressivamente di efficacia per la comparsa di nuovi ceppi fungini farmaco resistenti. Ne è consapevole Matthew Fisher del Center for Global Infectious Disease, Imperial College, London che da anni studia il fenomeno. “Tra gli addetti ai lavori che si occupano delle patologie da funghi c’è una diffusa preoccupazione per la ridotta attività sui malati dei farmaci a loro disposizione. Ma l’aspetto decisamente molto allarmante è che i finanziamenti per i nuovi programmi di ricerca finalizzati alla realizzazione di farmaci di nuova generazione, hanno escluso la sperimentazione di quelli contro le micosi nelle loro molte espressioni genetiche e cliniche, perché queste patologie non sono state considerate un pericolo per la salute pubblica”. I commenti sono superflui.
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