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Homestare beneLa rivoluzione dei concetti sul latte materno: le lezioni del nostro corpo

La rivoluzione dei concetti sul latte materno: le lezioni del nostro corpo

Alcune molecole organiche contenute nel latte umano sono diventate di recente un ambito target industriale per i loro importanti effetti sulla salute dei neonati. All’inizio di questo secolo queste molecole, oligosaccaridi è la loro classificazione, non si sapeva quale funzione svolgessero nel latte materno poiché non venivano digerite dal neonato e vennero giudicate inutili ai […]

Alcune molecole organiche contenute nel latte umano sono diventate di recente un ambito target industriale per i loro importanti effetti sulla salute dei neonati.

All’inizio di questo secolo queste molecole, oligosaccaridi è la loro classificazione, non si sapeva quale funzione svolgessero nel latte materno poiché non venivano digerite dal neonato e vennero giudicate inutili ai fini della sua nutrizione. È stata una frettolosa e fuorviante classificazione. Successivi studi clinici sulla nutrizione umana e sulla sorprendente presenza di microbi nell’apparato digestivo in particolare nell’intestino crasso, il microbioma, hanno sciolto l’enigma. Gli oligosaccaridi contenuti nel latte umano sono il cibo specializzato per la crescita equilibrata dei microbi nell’intestino del neonato che alla nascita è praticamente sterile. Una svolta che ha aperto nuovi indirizzi di ricerca sulla salute dei neonati e di riflesso su quella umana. In particolare, nel settore ambito perché redditizio della produzione del latte artificiale che sostituisce quello materno.

Il riconoscimento del ruolo chiave degli oligosaccaridi nel promuovere la salute del neonato assegnato loro dagli studi clinici è stata una novità per l’industria del latte artificiale più indirizzata a inventare nuove formule in laboratorio piuttosto che imparare dall’esistente. Gli studi clinici su queste molecole organiche hanno dimostrato che esercitano una lunga serie di effetti positivi sul fragile metabolismo dei neonati. “Oltre a promuovere la crescita equilibrata del loro microbiota intestinale sviluppano una efficace azione antibatterica e antivirale che protegge il neonato contro infezioni potenzialmente letali.” è il commento di Rebecca Moore della Vanderbilt University a Nashville in Tennessee. Non a caso il latte materno è stato definito il golden standard della nutrizione neonatale e molto di questo merito va attribuito agli oligosaccaridi.

La sostanziale differenza di risultati sullo stato di salute del neonato fra il latte umano e quello artificiale è legata proprio alla quantità e alla qualità di queste particolari molecole organiche presenti in quello umano. Una differenza che risente gli effetti della base produttiva del latte artificiale che è quello vaccino il quale contiene solo basse percentuali di oligosaccaridi e come formulazione è più adatto all’alimentazione dei vitelli che a quella dei neonati umani. Gli studi clinici indicano che lo sviluppo equilibrato del microbiota intestinale del neonato e delle sue dimostrate capacità di difesa contro i patogeni è in diretta relazione proprio alla loro quantità presente nel latte materno.

La produzione industriale degli oligosaccaridi si è rivelata essere una impresa di grandi difficoltà tecnologiche per la complessità strutturale delle loro molecole. Solo sette degli oltre duecento oligosaccaridi attualmente conosciuti contenuti nel latte umano sono stati finora sintetizzati e resi disponibili sul mercato utilizzando un ciclo di produzione biologico l’unico che garantisce la necessaria qualità finale del prodotto. L’inserimento nel latte artificiale di questi particolari oligosaccaridi ha consentito di ottenere sul metabolismo dei neonati degli effetti molto simili a quelli del latte umano secondo gli studi clinici realizzati sul tema. Questi risultati stanno producendo una svolta nel mercato del latte artificiale anche se per il momento interessa solo il 10% delle vendite a livello globale. Una innovazione che finalmente potrà offrire un prodotto di alta qualità in un mercato in forte espansione per la tendenza delle donne di rinunciare all’allattamento al seno pur se desiderato ma che è diventato problematico per le condizioni della vita contemporanea.

Un “pezzo” dell’industria alimentare ha dovuto prendere atto che per ottenere risultati di qualità nella preparazione di una alimentazione adeguata ai neonati, bisognava soddisfare i bisogni del suo corpo e quindi clonare la composizione del latte umano. Un approccio industriale necessario poiché è un prodotto dal punto di vista concettuale difficilmente replicabile in quanto è il risultato di migliaia di anni di coevoluzione fra donna e bisogni del neonato. Attraverso questo lungo processo fatto di innumerevoli tentativi ed errori sono stati ottimizzati tutti gli indispensabili ingredienti, oligosaccaridi compresi, per il suo sviluppo equilibrato nei primi mesi di vita prima dello svezzamento.

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Un modo di procedere finalmente innovativo dell’industria del latte che prevede uno stretto rapporto fra la conoscenza dei bisogni del corpo del neonato e il tipo di alimentazione necessaria per mantenerlo in uno stato di benessere. Il cibo che diventa salute. La European Academy of Allergy and Clinical Immunology Task Force on Diet è una associazione fra docenti universitari e medici che pratica questo nuovo paradigma in tema di allergie e intolleranze alimentari. “Ci sono alcune malattie per le quali un cambiamento di modello alimentare viene prescritto come trattamento di primo intervento dalle linee guida di alcuni dipartimenti ospedalieri” conferma a sua volta Dariush Mozzafarian direttore del Food is Medicine Institute alla Tuft University di Boston in Massachusetts.

In Italia una grave patologia intestinale come la malattia di Crohn è stata curata con una dieta particolare dall’Azienda Ospedaliera Meyer di Firenze su sessanta pazienti in età pediatrica. Una terapia vincente nel 70% dei casi su soggetti che non rispondevano ai normali trattamenti farmacologici anche a quelli di ultima generazione. È stata utilizzata una terapia a base di una dieta ispirata alla Mediterranea” commenta Paolo Lionetti il medico della Meyer che ha coordinato questo studio clinico innovativo “Un intervento che ha contribuito in modo determinante allo stato di salute del microbiota dei piccoli pazienti in cura”.

“Un tratto intestinale metabolicamente sano è il risultato finale di un equilibrio dinamico fra i molti suoi componenti, in particolare fra i batteri del microbiota e il muco che ricopre la sua superficie interna. Contribuisce alla sua impermeabilità verso l’esterno dell’intestino e ospita batteri specializzati che svolgono una funzione immunitaria contro le infiammazioni prodotte dai patogeni che possono accompagnare il cibo in transito.” racconta Mahesh Desai del Department of Infection, Luxembourg Institute of Health. Il muco è composto in gran parte da carboidrati complessi e per le funzioni che svolge è l’elemento chiave dell’equilibrio intestinale sia dal punto di vista nutrizionale che immunitario.

Un ruolo che può essere messo in discussione dalla mancanza di fibre alimentari nella dieta. Se vengono consumate in quantità insufficienti i batteri dell’intestino si nutrono con i carboidrati del muco e ne riducono le sue dimensioni fino a comprometterne in modo definitivo le sue funzioni. “Il rapporto fra un modello di alimentazione con poche fibre tipico delle diete contemporanee che pregiudicano le capacità antinfiammatorie dell’intestino in particolare di quello crasso è il dato che emerge con forza da tutti i nostri studi clinici” è il commento finale di Desai alla sua ultima ricerca pubblicata nel marzo di quest’anno. Il microbiota da partner del corpo umano si può trasformare in un suo potenziale nemico – Yasmine Belkaid Presidente dell’Istituto Pasteur.

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Antonio Marsilio
Antonio Marsilio
Professionista con lunga frequentazione delle strade del cibo e grande passione nel raccontare la scienza. Blog: www.galileo1564.it antonio.marsilio@galileo1564.it
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