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Semaglutide? Contro l’obesità non solo farmaci

Sono in commercio con nomi diversi, ma il principio attivo è la semaglutide scoperta più di vent’anni fa. Il suo utilizzo è stato prima autorizzato per la cura del diabete 2, ma recentemente ha ricevuto la certificazione anche per il trattamento dell’obesità sia dalla FDA americana che dall’EMA in Europa. In Italia per l’obesità è […]

Sono in commercio con nomi diversi, ma il principio attivo è la semaglutide scoperta più di vent’anni fa. Il suo utilizzo è stato prima autorizzato per la cura del diabete 2, ma recentemente ha ricevuto la certificazione anche per il trattamento dell’obesità sia dalla FDA americana che dall’EMA in Europa. In Italia per l’obesità è disponibile solo ‘off label’ come farmaco non specifico e non viene rimborsato dal sistema sanitario. È disponibile in siringhe precaricate o in pillole. Dal 2023 questi farmaci sono diventati le star indiscusse del mercato farmaceutico. La casa produttrice la danese Novo Nordisk in pochi mesi ha moltiplicato la sua capitalizzazione in borsa.

La semaglutide è un ormone analogo a quello prodotto dal corpo umano che riduce la quantità di glucosio in circolo nel sangue e aumenta il senso di sazietà durante i pasti poiché rallenta il transito del cibo nell’apparato digerente e ne riduce così il consumo contribuendo al progressivo controllo del peso. Uno studio clinico pilota sugli effetti di questi farmaci ha segnalato una diminuzione del 15% del peso corporeo nell’arco di diciotto mesi e il miglioramento di alcuni metaboliti chiave come il colesterolo, la glicemia e i trigliceridi. Risultati significativi accompagnati però da preoccupanti effetti secondari come diarrea, nausea, vomito dolori addominali e dispepsia.

Ma c’è un aspetto sul quale riflettere: la cura farmacologica deve continuare nel tempo. Se viene interrotta tutti i miglioramenti sulla salute ottenuti nel periodo di somministrazione del farmaco vengono progressivamente perduti. Un fenomeno sottolineato con accenti critici dal prof. Giuseppe Remuzzi direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. Va inoltre ricordato che a tutt’oggi non sono ancora disponibili studi clinici sugli effetti di lungo periodo di questo insistito consumo della semaglutide. Il successo che ha avuto il farmaco è in proporzione diretta alla eccezionale diffusione dell’obesità e del sovrappeso in molti paesi e dalla complessità e scarsa affidabilità delle alternative attualmente a disposizione. Per i grandi obesi con un indice di massa corporea oltre i 35 una soluzione possibile è la chirurgia bariatrica che non sempre garantisce i risultati clinici sperati. Per tutte le molte persone in difficoltà con il peso del loro corpo le soluzioni nutrizionali finora disponibili non ottengono gli effetti sperati.

La semaglutide ha segnato una svolta nel trattamento della obesità che viene ora considerata una malattia assimilata a molte altre e può essere quindi trattata con un adeguato intervento farmacologico che, come d’uso, presenta aspetti positivi e negativi. In ogni caso contiene gli effetti di questo fenomeno che sta assumendo sempre più l’aspetto di una pandemia. Una soluzione pragmatica che soddisfa i medici spesso soli nella gestione questo fenomeno, ma che lascia troppe domande senza risposte adeguate alla gravità del problema che investe la salute delle persone e la sanità pubblica. Personaggi come Silvio Garattini sempre del Mario Negri di Milano, sono perplessi per questa eccessiva medicalizzazione delle malattie e indicano piuttosto la strada del cambiamento dei nostri stili di vita.

Alcuni studiosi della nutrizione umana stanno percorrendo strade diverse e ritengono che l’obesità e il sovrappeso siano l’aspetto visibile di uno squilibrio di lunga durata del modello di alimentazione che si è diffuso in molte società occidentali. Più che uno sterile confronto fra diete è un modello di ricerca sul campo che si è già tradotto in interventi clinici con risultati significativi nel trattamento del diabete 2 e di alcune gravi patologie dell’intestino. Si tratta di un gruppo di ricercatori che ruota attorno alla Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, i quali stanno lavorando da tempo attorno ad una ipotesi interessante.

Sono partiti da un dato statistico di base: il nostro modello di alimentazione che è il più diffuso a livello globale, prevede un consumo quotidiano di glucosio che va molto oltre i 200 grammi. Un alimento base contenuto non solo nelle bevande zuccherate e in tutti i cibi dolci, ma anche nelle farine raffinate, nel pane, nei crackers, negli snack, nella pasta, nel riso, nelle patate sotto forma di amido che con la sua digestione produce glucosio. Una straordinaria quantità di questo carboidrato semplice che dà origine una serie di effetti negativi a cascata sulla nostra salute.

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Produce un eccesso di consumo di cibo perché spesso è contenuto in alimenti che non inviano al cervello alcun segnale di sazietà. Allo stesso tempo il glucosio stimola la produzione di grasso che si accumula dentro il nostro corpo nella zona viscerale con tutti i significati negativi che ciò comporta per il metabolismo umano. Due effetti, eccesso di consumo di cibo e continua produzione di grasso, che inesorabilmente con il tempo conducono all’obesità. È un modello di alimentazione con un sovra consumo quotidiano di glucosio che è profondamente negativo per la salute umana. Anche l’acqua assunta in eccesso determina gravi conseguenze a carico del cuore, reni e cervello.

È una estrema semplificazione di un modello alimentare complesso nelle premesse scientifiche, ma le sue ricadute nel nostro vivere quotidiano sono semplici quanto efficaci. Suggerisce di sostituire almeno la metà o anche più del glucosio contenuto nei cibi della nostra alimentazione con quello presente nelle verdure e nella frutta secca e fresca. Un cambiamento della provenienza del glucosio dai carboidrati semplici a quelli complessi che produce gli stessi effetti della semaglutide ma in un quadro nutrizionale e metabolico per il nostro corpo di una qualità senza possibilità di confronti e in assenza di effetti secondari. Al semplice prezzo di controllare il consumo di quei cibi che inducono un alto livello di ricompensa nel nostro cervello…

Si riducono le quantità di alimenti che vengono consumati perché frutta e verdura una volta ingerite producono un acuto senso di sazietà che ne limita il consumo e diminuisce così l’assunzione quotidiana di calorie con una progressiva perdita di peso del corpo. Si riduce inoltre il glucosio nel sangue un effetto chiave questo poiché le sue quantità devono essere rigidamente controllate.

Ma i vantaggi dell’aumento del consumo di alimenti vegetali contro quelli ricchi in glucosio sono un elenco molto lungo. Si assumono fibre alimentari in quantità adeguate al mantenimento della salute del microbiota  questo organo del nostro corpo troppo spesso ignorato, vitamine e sali minerali in quantità, la glicemia, i trigliceridi e il colesterolo rientrano stabilmente all’interno dei valori di sicurezza. Indicatori tutti positivi.

I risultati di un ampio studio clinico realizzato dagli stessi autori di questo innovativo progetto di alimentazione confermano sostanzialmente questi miglioramenti del metabolismo del corpo umano che riducono di molti ordini di grandezza il rischio cardiovascolare, del diabete 2, del cancro.

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Antonio Marsilio
Antonio Marsilio
Professionista con lunga frequentazione delle strade del cibo e grande passione nel raccontare la scienza. Blog: www.galileo1564.it antonio.marsilio@galileo1564.it
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