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mercoledì 04 Agosto 2021

X-Men: Giorni di un futuro passato, Singer riscrive il franchise

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x-men giorni di un futuro passato

Difficile prevedere la fine del franchise di X-Men, soprattutto dopo Giorni di un futuro passato dove Bryan Singer decide letteralmente e non di cancellare il passato, rifondando e rigenerando il genere che può, a questo punto, ripartire da zero.

Wolverine (Hugh Jackman) viene inviato indietro nel tempo nel 1973 per aiutare Professor X (James McAvoy), Magneto (Michael Fassbender) e gli altri mutanti a sfuggire alle Sentinelle, robot giganti programmati per eliminare i mutanti.

X-men: Giorni di un futuro passato dimostra, ancora una volta, come ormai i cine comics non siano solamente delle opere fracassone, messe lì per divertire senza dare niente di più al cinema contemporaneo.

Sì perché questa pellicola, che si pone a metà strada tra il prequel e il sequel, dando la possibilità ad entrambi i filoni di ripartire inaspettatamente, riesce a tirare fuori pienamente lo spirito che ha da sempre caratterizzato quello degli X-Men: intrattenere, sì, ma anche far riflettere, e qui, questo, accade più che mai.

Eccetto, forse, di Wolverine, praticamente tutti i personaggi in campo, sono sulla via della distruzione, sia fisica che soprattutto dello spirito. A guidare questi ‘sbandati dell’anima’ sono le due intense interpretazioni di James McAvoy, nel ruolo del giovane Magneto e Jennifer Lawrence, in quello di Mystica.

Sono loro il fulcro della pellicola, sono loro che emozionano e permettono agli spettatori di empatizzare, perché le loro sofferenze non sono da mutanti, ma da umani. Sono il dolore di chi ha perso chi ama, di chi vuole ritrovare se stesso, di chi un giorno aveva un futuro ed ora si ritrova tra le mani solamente un passato spezzato.

Singer, grazie al furbo espediente del viaggio nel tempo, riesce ad intervenire sullo svolgimento del racconto che ci aveva già narrato nella trilogia precedente, permettendo così di rilanciare la possibilità di un seguito anche dei primi X-Men, portati sul nostro schermo per la prima volta 14 anni fa.

Timeline che vengono strutturate in maniera parallela con un montaggio finale che potremo definire parallelamente alternato, dove più di tutto emergono le differenze tra il Professor X del passato e quello del presente e, soprattutto, si nota la differeza tra i due Magneto, con un Fassbender pronto a scatenare il proprio odio e un McKellen ormai stanco, segnato dalle rughe del tempo, che non vuole più fare la guerra ai suoi amici.

Consapevolezze che si apprendono solamente con il passare del tempo, un tempo però in cui Singer, assieme ai suoi sceneggiatori, tra i quali spunta il talentuoso Matthew Vaughn già regista di X-Men: L’inizio, ci mette le mani mutando, è proprio il caso di dirlo, la storia degli X-Men, così come l’abbiamo conosciuta.

Unico piccolo neo la costruzione del villain, interpretato da Peter Dinklage, che non sembra essere così ben caratterizzato e finisce, inevitabilmente, sullo sfondo rispetto a tutto il resto della storia.

Un’analisi sociologica e psicologica, condita con l’azione (ma senza abbondare) in cui Singer riesce, con estrema intelligenza e bravura ad unire prequel, sequel e reboot in un’opera nuova, emotivamente intensa, che convincerà tutti.

Sara Prian

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