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Vigilessa morta, i molti dubbi sulla morte: dal cadavere senza capelli al test per avvelenamento

HomeOmicidi e assassiniVigilessa morta, i molti dubbi sulla morte: dal cadavere senza capelli al test per avvelenamento

Vigilessa morta: sulle indagini vi è il più grande riserbo ma un fantasma aleggia sul giallo. Laura Ziliani, 55 anni, potrebbe aver trovato la morte a causa di una mano parentale?
Anche Temù è un paese che si interroga.
I dubbi aumentano e il timore che una donna stimata dalla comunità sia stata uccisa si fa sempre più grande.
“Mi vengono i brividi a pensare che le figlie siano coinvolte. Le ho viste crescere” commenta un commerciante del paese dell’Alta Vallecamonica, nel Bresciano, dove è stato ritrovato il cadavere di Laura Ziliani.
L’ex vigilessa aveva lasciato Temù per andare a vivere in città dopo la morte nel 2012 del marito travolto da una slavina.
La donna era svanita nel nulla l’otto marzo. Nessuno ne sapeva più nulla.
Aveva lasciato la Vallecamonica, ma ci tornava ogni fine settimana per dedicarsi alla grande passione della montagna.
“È stata uccisa e sepolta” ripete il sindaco Giuseppe Pasina che fin dal primo giorno non ha mai creduto all’ipotesi dell’incidente in montagna.
Poi il ritrovamento del cadavere e in paese, che confina con Ponte di Legno e che ha poco meno di 1200 abitanti, si sono rincorse le voci più diverse.
Alcune assurde come quella di un sacrificio a sfondo satanico visto che il cadavere è stato trovato senza capelli.

L’autopsia ha però negato che alla donna siano stati rasati i capelli, ma che al contrario si sia trattato di una normale caduta post mortem.
Scartata anche l’ipotesi violenza sessuale così come la caduta in un burrone visto che la tac effettuata in fase di autopsia non ha evidenziato fratture.
Il corpo non aveva acqua nei polmoni e quindi anche l’annegamento non è percorribile.
Chi abita a Temù nutre forti perplessità che la mattina dell’otto maggio Laura Ziliani sia effettivamente uscita di casa per una passeggiata come raccontato dalla figlia maggiore nella denuncia di scomparsa.
“Laura conosce bene queste montagne così come i pericoli. Non sarebbe mai andata via di casa senza telefono e senza accendere il gps” spiega un’amica che conosceva bene le abitudini della donna.
“La sua grande preoccupazione – aggiunge – era la figlia mezzana che ha un po’ di problemi e che seguiva sempre”. Madre e figlia si erano viste l’ultima volta venerdì 7 maggio, quando l’ex vigilessa che ultimamente lavorava negli uffici comunali di Roncadelle, era partita dalla sua abitazione nel quartiere Pendolina in città.
La promessa tra madre e figlia era che si sarebbero riviste il giorno dopo o al massimo domenica in occasione della festa della mamma, visto che l’ex vigilessa aveva già organizzato una gita in montagna con le figlie.
Che però non è mai avvenuta perché la donna è scomparsa il giorno prima.
Chi punta il dito contro gli attuali indagati – due figlie e il compagno della maggiore accusati di concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere – ipotizza il movente economico.
C’era la questione del bed and breakfast che le figlie volevano fare nella casa di famiglia in via Ballardini a Temù, ma sul cui progetto Laura Ziliani aveva qualche remora.
Non sarebbe da sottovalutare poi il patrimonio immobiliare della donna che tra Temù, Malonno, Edolo e Brescia conta una decina di immobili.

Le prime risposte al mistero le ha fornite il ritrovamento del corpo senza vita domenica pomeriggio nascosto tra la vegetazione vicino al fiume Oglio a Temù.
Laura Ziliani è poi stata sottoposta ad autopsia giovedì 12 agosto.
Durante l’autopsia eseguita nel reparto di medicina legale degli Spedali civili di Brescia, è stato il professor Andrea Verzeletti a fornire il primo fondamentale dettaglio ancor prima dell’esito della prova del Dna, il cui risultato sarà depositato questa settimana in virtù della comparazione tra il profilo genetico del cadavere e quello della figlia mezzana di Laura Ziliani, l’unica a non essere indagata.
Il riconoscimento, e quindi la certezza, è stata fornita da una ciste sotto il piede destro.
Ma un altro particolare è risultato determinante: sui lobi delle orecchie c’erano degli orecchini che i parenti della donna svanita nel nulla lo scorso otto maggio hanno riconosciuto essere di Laura Ziliani.
Non è ancora chiara invece la natura del decesso.
Sul corpo non ci sono segni evidenti di violenza e servirà quindi l’esito delle analisi degli organi interni per valutare l’ipotesi dell’avvelenamento e, per questo, il medico legale aspetta anche l’esito dell’esame tossicologico.


 

Anche la Tac non ha evidenziato fratture e quindi gli inquirenti escludono al momento che il cadavere possa essere stato trascinato dalla corrente del fiume Oglio che nei giorni scorsi era in piena a causa delle forti piogge.
Difficile, sempre perché il cadavere non presenta fratture, pensare a un incidente in montagna con caduta in un burrone.
Il corpo resta ancora sotto sequestro e a disposizione della magistratura, con il pm Caty Bressanelli che aspetta i referti medici per valutare eventuali sviluppi nell’ambito dell’inchiesta aperta per omicidio volontario e occultamento di cadavere, con indagate la prima e la terza figlia di Laura Ziliani e il fidanzato della maggiore.

“Sappiamo almeno che fine ha fatto Laura, ora serve la verità” è il primo commento della parte della famiglia non coinvolta nell’indagine, ovvero la mamma, la figlia mezzana e due fratelli di Laura Ziliani che oggi, durante l’autopsia, erano rappresentati da un consulente nominato dall’avvocato al quale i familiari si sono affidati.
Un legale diverso da quello che assiste le ragazze indagate che, al momento, sarebbero in rotta con il resto della famiglia.

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